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Santa Barbara nel ricordo di Renato Idi

Santa Barbara nel ricordo di Renato Idi

Dopo breve malattia è purtroppo mancato, lo scorso 18 novembre a 80 anni, Renato Idi di Roncoi, nostro bravo collaboratore in particolare per la zona di San Gregorio nelle Alpi. Ad annunciarlo i figli, i nipoti, la cara cognata Laura, i cognati, i generi, la nuora, i familiari e i parenti. Le sue ceneri riposano ora nel cimitero di San Gregorio con l’amata moglie Gabriella. Pubblichiamo uno scritto inedito di Renato, risalente a un anno fa, da cui traspaiono diverse sue caratteristiche: l’ironia, l’anticonformismo, la forza di volontà e il grande amore per la terra che lo ha accolto. Il desiderio-preghiera a Santa Barbara è rimasto inesaudito, ma Renato ci sarà lo stesso al fianco della sua comunità.

4 dicembre 2021. Santa Barbara a San Gregorio nelle Alpi, nevica e fa freddo. ho deciso di starmene qui a casa al caldo, la Santa mi perdonerà. Anche perché con tutte le medicine che prendo, ogni momento dovrei assentarmi per fare la pipì, e dove vado? I bar sono chiusi e non ho mai capito perché nelle chiese non ci siano dei bagni. Allora quello che scrivo è tutto basato sui ricordi, per aver partecipato negli anni passati, non credo di sbagliarmi più di tanto. Sarà una festa strana quest’anno, tutti con la mascherina; il ritrovo è davanti al Monumento ai Caduti in Piazza Cavalieri di Vittorio Veneto. Si formerà il corteo e poi la processione fino al cimitero lungo il “Viale delle Lampade Spente”, poi l’omaggio floreale ai minatori scomparsi che hanno fatto grande San Gregorio e quindi in chiesa. Quando entri è lì che ti aspetta e che ti guarda, posizionata al centro della navata; ormai sono 45 anni che vivo qui e i ricordi dei giorni felici si accumulano, ce ne accorgiamo solo quando hanno lasciato il posto a quelli infelici.

A pensarci sono i ricordi la nostra sola fortuna, in loro ritrovi tutto e tutti; la bellezza del mondo che ci circonda è tutta là e te la tirano fuori, spesso ti salvano quando non hai nient’altro a cui pensare, è il trucco di chi non ha niente, ma comunque funziona. Il resto è solo cronaca, sempre quella ormai consolidata. La messa, sull’altare rivedo tutti i sacerdoti che si sono succeduti e sulla panca di destra, in prima fila, i sindaci, anche loro… quanti ne sono cambiati? Ma le parole e la preghiera del Minatore a Santa Barbara è solo Espedito (un’Istituzione) che da quarantacinque anni la legge, e ancora la leggerà.

Dopo la messa la statua viene portata in spalla in processione e sono sempre gli stessi, sotto le due sbarre, anche loro sempre più vecchi; il solito giro, la deposizione di una corona di alloro sulla facciata del Municipio su una lastra di marmo – che stata inaugurata quest’anno da un’idea di Sandro Cassol – con incisi i nomi di tutti i paesani che sono caduti in miniera ed in emigrazione, che per guadagnarsi un onesto pezzo di pane sono morti nelle miniere di “pussiera” (silicosi), e che erano ogni giorno a contatto con esplosivi per avanzare nei tunnel e scavare carbone.

Si ritorna in chiesa e poi tutti per un bicchiere di vino caldo ed il lussuoso rinfresco alla storica “Sede degli alpini” a Donada. Te lo prometto fin d’ora, Santa Barbara, spero di esserci il prossimo anno, dammi una mano anche tu.

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