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San Valentino a Corte di mel

Il ricordo di una tradizione antica

San Valentino a Corte di mel

Il ricordo di una tradizione antica

La sagra di San Valentino nel paese di Corte a Mel ha origini antiche e veniva festeggiata ogni anno nei locali e nei cortili delle case. Per conoscere meglio la tradizione, portata avanti fino a pochi anni fa, incontriamo Mariangela Rossini, titolare fino all’inizio degli anni 80 del bar-bottega adiacente alla piazza del paese, ora negozio di prodotti locali. Mariangela condivide con noi ricordi lucidissimi della festa, che frequentava molto prima di aprire la sua attività.

La sagra iniziava nei giorni precedenti al giorno di San Valentino o, nel caso cadesse in prossimità del fine settimana, continuava fino alla domenica successiva.
In paese, la giornata del 14 febbraio si apriva con la messa, celebrata nelle prime ore del mattino dal parroco proveniente da Lentiai, alla cui parrocchia appartiene Corte.
Il sacerdote infreddolito risaliva, insieme ai suoi chierichetti, la strada che da Bardies sale lungo i campi fino al paese. Qui le donne avevano già predisposto l’altare con la tovaglia immacolata e acceso le candele per dare inizio alla cerimonia. I fedeli accorrevano dai paesi limitrofi: Bardies, Lentiai, Villa, Cordellon, Mel e in breve riempivano la piccola chiesa ed il sagrato sulla piazzetta.

Finita la messa per tradizione si offrivano a tutti i convenuti i crostoli accompagnati dal vin brulé: questi dolci tipici non potevano mancare e venivano preparati fin dai giorni precedenti nelle cucine delle case intorno.

Presto arrivavano anche i venditori delle bancarelle, il più famoso era Caramba, proveniente da Feltre con i suoi dolciumi, bacice, “stracaganasse” e “carobole”, le uniche prelibatezze che ci si poteva permettere. Ma la piazza era affollata anche di altri mercanti di piccoli oggetti di artigianato e giochi manufatti, che attiravano gli sguardi luccicanti di desiderio dei bambini. Subito dopo, la festa continuava all’interno; si entrava per consumare i piatti della tradizione: la trippa, cucinata per decenni da Zaccaron, insostituibile cuoco esperto del piatto preparato secondo la ricetta locale, e la pita lessa; si calcola che in quei giorni i pollai del paese vedessero sacrificate numerose vittime a favore dei piatti fumanti di brodo che uscivano dai pentoloni.
La gente era davvero tanta e si continuava così per l’intera giornata e nei giorni successivi, Mariangela ricorda che le scorte finivano sempre prima che si arrivasse all’ultimo giorno.

«Un anno era caduta una montagna di neve e ci guardavamo perché eravamo sicuri che sarebbe rimasto lì tutto quel ben di Dio, invece arrivò un mucchio di gente e anche quella volta finimmo tutte le scorte. Il locale del bar però non era sufficiente a contenere tutti, così si aprivano le case intorno; i primi anni era la casa dei Mione, su in Torta, poi si andava nel cortile dei Gallon, dietro la chiesa. La festa continuava fino a notte, con la musica della fisarmonica e con i balli nella sala al piano superiore, non si sa come quei soffitti di legno abbiano retto tanti anni con tutta la gente che ballava!».

Finita la festa, tutti rientravano nelle case portando con sé l’allegria della compagnia, qualche rara foto ricordo scattata e nuova energia per affrontare i lavori della primavera imminente.

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