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San Tiziano

Patrono di Borgo Valbelluna

San Tiziano

Patrono di Borgo Valbelluna

Vescovo, apostolo, santo in vita. E adesso? Adesso San Tiziano fa il Patrono, cura gli interessi spirituali di questa Diocesi alla corte di Dio. È anche simbolo vivo: dire Diocesi di Vittorio Veneto e dire Diocesi di San Tiziano è la stessa cosa”. Queste le parole pronunciate da Monsignor Albino Luciani, allora vescovo di Vittorio Veneto nell’omelia per la festa di San Tiziano il 16 gennaio del 1961.

San Tiziano confessore, vescovo di Oderzo, Patrono della Diocesi di Vittorio Veneto e, da tre anni, anche del recente Comune di Borgo Valbelluna. La scarsità di fonti storiche rende difficile costruire la sua agiografia, in cui si mescolano storia, tradizione e leggenda. Tuttavia sono particolarmente preziosi per dimostrare l’importanza che il culto di San Tiziano ebbe nella storia già a partire dall’VIII secolo, alcuni documenti ufficiali firmati da re e imperatori, quali ad esempio il Placito di Liutprando del 743, il Diploma di Carlo Magno del 794, il Diploma di Berengario del 908 e il Diploma di Ottone I del 962. Vale la pena ricordare inoltre il Martiriologio di Usuardo, riconosciuto anche come Codex Pratensis, che ha associato al giorno 16 gennaio la figura di San Tiziano nel suo dies natalis.

Nell’antica Diocesi di Ceneda le feste liturgiche per celebrare il Patrono erano due: il 16 gennaio, in onore del giorno della sua morte e il 1° giugno in memoria della traslazione del suo corpo da Oderzo a Ceneda stessa. La prima data sicuramente è stata nei secoli la più importante tanto da essere sicuramente festa di precetto per la città di Ceneda nel XVIII secolo con il Vescovo Francesco Trevisan e per tutta la Diocesi con il Vescovo Lorenzo da Ponte. Cessò di essere tale dai primi decenni del XX secolo. Tuttavia la celebrazione in onore di San Tiziano Vescovo fu sempre molto sentita e tuttora viene celebrata con fede e devozione nella cattedrale di Vittorio Veneto con la partecipazione delle Scholae Cantorum diocesane e di molti fedeli insieme al proprio vescovo e ai tanti sacerdoti raccolti attorno alle reliquie conservate presso la cripta della Cattedrale.
La traslazione di San Tiziano fa dialogare tra loro storia e leggenda. Secondo alcuni storici le reliquie sarebbero state spostate da Oderzo a Ceneda nella metà del VII secolo, in conseguenza dell’occupazione e dell’espansione longobarda nel territorio opitergino avvenuta con Rotari prima e Grimoaldo poi. La leggenda narra che, morto San Tiziano nel 632 (?) e sepolto in un sarcofago nella cattedrale di Oderzo di cui era stato vescovo, gli abitanti di Eraclea (antica isola di Melidissa), luogo natale di San Tiziano, dove erano fuggiti a causa dell’invasione longobarda molti opitergini guidati dal Vescovo San Magno successore di San Tiziano, trafugarono il suo corpo sperando di portarlo nella loro chiesa per farlo diventare loro Patrono.
Lo collocarono in una barca lungo il Monticano, ma furono raggiunti dagli opitergini. Per sedare la rissa originatasi intervenne un vecchio saggio che consigliò di liberare la barca da sola lungo il fiume e lasciar fare alla Provvidenza. Contro ogni logica l’imbarcazione risalì la corrente fino all’odierno Portobuffolè. Da qui la destinazione avrebbe dovuto essere Oderzo. Ma fu impossibile spostare il carro sul quale era stato adagiato il corpo, nonostante l’impiego di molti animali. Intervenne nuovamente il saggio che si richiamò ancora all’intervento di Dio e, miracolosamente, tirato da una sola vaccherella e un vitellino di una vedova, il carro si mosse e arrivò a Ceneda, dove il corpo di San Tiziano fu accolto con giubilo e posto nella Cripta dove si conservano tuttora le reliquie.

Oltre alla leggenda, secondo la tradizione, San Tiziano visse circa tra il 552-562 e il 632. Nato a Eraclea da nobile famiglia, studiò presso una scuola di prestigio a Oderzo dove conobbe il Vescovo San Floriano che lo nominò diacono, sacerdote, economo, arcidiacono e, dopo la sua partenza per Costantinopoli nel 610, anche suo successore. Divenuto così vescovo di Oderzo dimostrò le sue capacità e le sue virtù impegnandosi nella questione dei Tre Capitoli rimanendo fedele a Roma e antiscismatico; lottò sicuramente contro l’arianesimo e fu molto amato per la sua generosità e per le sue opere di carità verso i più bisognosi.

Amato da sempre in tutta la Diocesi di Ceneda, fu raffigurato in molte chiese, anche della Forania Zumellese, nel territorio di Borgo Valbelluna che, come già ricordato, lo ha scelto come Patrono.

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