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San Giacomo Maggiore

l’architettura e i dipinti di questa chiesa di Feltre

San Giacomo Maggiore

l’architettura e i dipinti di questa chiesa di Feltre

Nel secolo XIV due anziani coniugi, senza eredi, donarono la loro casa ed una somma di denaro agli abitanti di via Paradiso e di via Mezzaterra perché costruissero una chiesa intitolata a S. Giacomo. Per secoli era il consiglio laico che l’amministrava ad approvare oppure no il rettore proposto dal clero e a scegliere il sagrestano in regime di giuspatronato.

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San Giacomo Maggiore

Il bel portale scolpito con l’affresco quattrocentesco di Alvise Vivarini dedicato a Maria, S. Giacomo e San Vittore testimonia che l’edificio fu ingrandito ed abbellito nel secolo successivo. I danni visibili alle pietre del portale fanno sospettare che la chiesa, in seguito ruotata, fosse orientata in origine con l’abside ad est e l’ingresso principale ad ovest.

Nell’Ottocento il rettore Giuseppe Olnaider dovette risolvere un importante problema statico dell’edificio. La volta in pietra dell’aula stava collassando mettendo a rischio gli edifici vicini. Egli si rivolse con fiducia a Giuseppe Segusini e gli affidò il compito di progettare ed eseguire i necessari lavori edilizi. L’architetto rifece la volta usando leggere canne di fiume intonacate, separò nettamente l’abside dall’aula con alte colonne in cotto, intonacate a marmorino per fingere la pietra, e si ispirò al magnifico altare, proveniente dalla chiesa di S. Chiara, per creare una finta architrave in stucco, sostenuta da peducci, lungo tutto il perimetro interno della chiesa definendone gli spazi tra le pareti e soffitto.

Bella è la volta dell’abside che si innalza come una vela gonfiata dal vento. Notevoli sono la leggerezza ed il senso di ariosità che la scelta scenografica regala allo spettatore. Pare che il talento dell’architetto tratti la pesante materia che forma le sue costruzioni come qualcosa di plastico e malleabile al servizio della sua fantasia. Recentemente è stata ritrovata, nel piccolo giardino annesso, una lapide dei padroni della chiesa.

Entrando a destra, sopra un’antica porta tamponata, si trova il quadro della Santa Famiglia terrena, Maria, Gesù e Giuseppe, e di quella celeste, Dio Padre, Spirito Santo. L’anello di congiunzione è il Cristo uomo-Dio. Segue l’altare con una pietà lignea sovrastata dalla tela di Pietro Cogorani dedicata a S. Francesco di Paola, S. Michele Arcangelo, Angelo Custode e due Santi. L’abside ha due affreschi del 1960 di Giuseppe Modolo, uno dedicato a S. Rita, l’altro alla chiamata dei primi apostoli, i fratelli S. Giacomo e S. Giovanni e gli altri due fratelli S. Pietro ed Andrea.

L’altar maggiore era nel soppresso convento di S. Chiara e custodisce una pala lignea attribuita a Pomponio Amalteo, e più recentemente a Girolamo Lusa. Il dipinto rappresenta la Madonna che offre il Bimbo all’adorazione di S. Giacomo e S. Martino vescovo di Tour. Quest’ultimo chiede con lo sguardo a Maria e Gesù di benedire i fedeli che indica con la mano sinistra. Sulla parete di sinistra c’è il confessionale e l’altare di S. Antonio con la statua lignea scolpita nel secolo scorso da Ruggero Rossi. Un vetro protegge un suggestivo Cristo crocifisso in legno policromo dei primi del Cinqucento, proveniente da un altro convento, soppresso di autore ignoto. Segue l’urna di S. Teodora, scolpita da Andrea Brustolon nel 1696 e proveniente dal convento soppresso di S. Pietro in vincoli. Sopra la porta di ingresso attuale si trova l’organo dell’Ottocento di Giovan Battista de Lorenzi contenente canne seicentesche provenienti dal seminario di Belluno.

In seguito al voto di un papà ritornato dal campo di concentramento, dopo la Seconda guerra mondiale, la cantina del sagrestano, che aveva diritto di abitare nel campanile, fu trasformata in una cripta dedicata a S. Rita. La cripta ha a sinistra l’affresco dell’accoglienza di S. Rita nel convento di Cascia, due tele ai lati dell’altare con S. Rita e il marito e S. Rita e i figli; la statua della Santa è di Ruggero Rossi. Segue nel fondo un affresco con il miracolo dell’uva, quello della spina e la nascita al Cielo della Santa. Tutti i dipinti sono di Modolo.

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