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Sally Paganin

negli Stati Uniti per amore... della statistica

Sally Paganin

negli Stati Uniti per amore... della statistica
Sally Paganin

Sally ha sempre affrontato la vita con determinazione e coraggio. Ricordo che, da piccola, al quinto set di una partita di pallavolo, è stata invitata dall’allenatore ad entrare in campo negli ultimi minuti di partita. Con risolutezza, ha detto di no, non ritenendolo accettabile!» È un ricordo delle mamma di Sally Paganin, assistant professor all’Ohio State University, negli Stati Uniti.

Mi collego con Google Meet e nonostante i più di 7000 km che ci separano, la sua voce mi giunge appassionata ed espressiva e gli occhi trasmettono entusiasmo e voglia di vivere. Sally ha 34 anni, si è laureata a Padova in scienze statistiche dove ha imparato a giocare con i dati e a risolvere problemi, applicando le sue analisi in diversi campi. Nella maggior parte dei casi, come afferma Sally, la statistica rappresenta il mezzo più efficace per ridurre il margine di incertezza delle nostre scelte. È una scienza interdisciplinare che le ha permesso di approfondire diversi temi, come l’epidemiologia e l’ambiente. «Ora mi piacerebbe lavorare sulla presenza degli animali nei territori, analizzando i loro movimenti e studiando l’interazione con l’uomo.»

Ma come sei arrivata in America?
«Quando ho deciso di conseguire il dottorato perché mi piaceva fare ricerca, avevo ben chiara l’intenzione di trascorrere un periodo in America. Sono stata per nove mesi nel North Carolina dove ho avuto modo di fare un’esperienza formativa e interessante nel campo della salute pubblica. Trascorso questo tempo, sono tornata in Italia con il proposito di non tornare più in America. Invece la vita mi ha portato di nuovo negli Stati Uniti, questa volta a Berkeley, in California. Il mio ragazzo aveva ricevuto un’offerta come ricercatore ad Harvard, pertanto dopo un anno ho trovato anch’io una posizione nella stessa università e così ci siamo riavvicinati.»

Ed ora sei a Columbus, come ti trovi?
«Columbus è un posto vivibile, la vita è molto meno costosa rispetto a Boston dove mi sono occupata di biostatistica. Vivo con il mio ragazzo in una bella casa e dalle mie finestre vedo un boschetto e tanto verde e spesso scorgo un cervo che si avvicina senza timore. Amo molto fare sport, camminare e stare all’aria aperta, tanto che di frequente vado a lavorare a piedi. La mia ultima passione è il bird watching, così passeggio con al collo la mia macchina fotografica ed osservo gli uccelli nel loro habitat. Il mio impegno, al dipartimento di statistica, è appagante, lavoro con gli studenti e ho il tempo di dedicarmi alla ricerca. In America la mia professione è ben valutata e ciò favorisce un clima disteso, inoltre c’è meno competizione fra colleghi e questo mi permette di creare dei legami più sereni.»

Pensi di tornare in Italia in futuro?
«In questi anni ho cercato di tenere il piede in due scarpe, ma per il momento rimango qui con l’idea di fare carriera e preparare il terreno per il ritorno in Italia. Questo ambito sta crescendo e le persone che se ne occupano non sono moltissime, così quando troverò l’occasione e il momento giusto tornerò. Qui sono stata accolta bene e, diversamente dai primi tempi, comincio a farmi piacere le cose americane, il cibo, le abitudini. Naturalmente mi mancano la famiglia, le mie montagne e gli amici, gli stessi della scuola, ma ho la possibilità di trascorrere del tempo a Belluno tutte le estati.»

Dinamici, curiosi e indipendenti, i giovani del giorno d’oggi ritengono prioritario il libero sviluppo della propria personalità, amano il cambiamento, l’autoaffermazione e la libertà di scelta. Insomma, sono in gamba!

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