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Sagrogna

dove c'erano sette mulini

Sagrogna

dove c'erano sette mulini

A vederlo, il Rio Cavalli, sembra un comune ruscelletto, e neanche con tanta acqua. Nessuno immaginerebbe che fino a non molti anni fa nel breve tratto che va da Vena D’Oro al Piave ci fossero ben sette mulini le cui ruote erano mosse da questo torrente, che non ha una grande portata ma un costante flusso in tutte le stagioni. Lo scopro parlando con Adriano, il mio cicerone a Sagrogna, mentre passeggiamo lungo la strada che dalla statale porta al paese.

Ma dimmi, questa dei mulini è una leggenda metropolitana o c’erano davvero?
«Mio papà si ricordava benissimo che da bambino andava a portare i cereali a macinare. Ti parlo quindi dei primi del Novecento, quando tutte le comunità rurali dei dintorni avevano Sagrogna come riferimento».

Poi, come dappertutto, con lo sparire dell’agricoltura a mezzadria e delle grandi famiglie si è perso anche il tessuto economico della frazione. «Sì, è vero, ma nel nostro caso più che sparire direi che è cambiato: con la scomparsa dei mulini è apparsa nel ‘63 la Cadorina Laterizi che, con le argille estratte nella piana qui di fianco vicino a Levego per cinquant’anni, ha dato lavoro a tutta la zona. Si facevano mattoni per l’edilizia, e si era tutti, o quasi, casa e bottega. Ma anche adesso manteniamo un piccolo polo artigianale, un agriturismo e un ristorante rinomato, tutti praticamente all’interno del paese».

Rispetto ad altre frazioni qui il tessuto urbano mantiene la tradizionale disposizione di una bella piazza in centro al paese con la chiesetta affacciata. «É la chiesetta di Santa Brigida, ed è molto antica. La piazza che vedi quando ero ragazzo io era un prato e ci si giocava a calcio, con le porte e tutto. E a maggio eravamo più di quaranta “boce e tose2 a fioretto, eppoi via a giocare a nascondino, a “ciacolar”, a star insieme!».

Quaranta? Tutta ‘sta gente in un paese così piccolo? «In realtà il contado è ampio, è che la strada statale lo taglia a metà e non lo percepisci. Ma il nostro territorio va da Vena D’Oro a Oltrevalle, già vicino a Ponte Nelle Alpi. Passando per le stradelle vicino al Piave si arriva a Levego».

Oddio, che roba è? Camminando verso il Piave, inondato di sole, a un certo punto ecco un laghetto che sembra uscito da una cartolina del primo Novecento, di quelle dove le damine con l’ombrellino passeggiano sotto i salici. «É il laghetto artificiale dell’agriturismo Rio Cavalli. Vicino ai campi coltivati e ai prati fa veramente un certo effetto. Questa è la strada che porta al Piave, la nostra piscina da generazioni. Il lago certo è qualcosa che non ti aspetti, e che fino a non molti anni fa non c’era. É alimentato, come i mulini di un tempo, dal Rio Cavalli che infatti spunta alla nostra destra tra gli alberi».

Anche adesso i giovani del paese vanno al Piave passando di qua? «Purtroppo non è che adesso di giovani ce ne siano poi tanti! E, quelli che ci sono, sono poco inclini alle relazioni, stentano anche a salutare. Poi le scuole, che hanno sempre unito le persone, sono a Castion o a Belluno. Qui vicino a Levego sono rimasti il nido e la materna, ma i bimbi sono ancora piccoli per poter tenere amicizie in autonomia. Del resto, manca anche agli adulti un posto dove ritrovarsi. É un po’ che siamo in trattative con il Comune per una stanza all’ex scuola elementare ma ancora non siamo riusciti ad accordarci».

Però a giudicare dalla vitalità e dalla numerosità del gruppo frazionale attivo in estate e alla festa di “Orti in Piazza” direi che siete pochi ma buoni. «Buonissimi! E tutti pieni di entusiasmo. Del resto a noi di Sagrogna piace stare insieme e fare qualcosa per la nostra frazione. Avevamo sette mulini, vuoi che ci scomponiamo perché ci manca una stanza?».

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