Non possiamo non parlare della crisi che sta colpendo un’altra importante realtà produttiva della nostra provincia, la Safilo di Longarone, dopo la notizia che la proprietà sarebbe intenzionata a chiudere lo stabilimento. Ci auguriamo che da qui a un mese la situazione volga al meglio, anche se lo stato di agitazione con scioperi che si respira in questi giorni di inizio febbraio non fa presagire nulla di buono. A rischiare di perdere il posto di lavoro ci sono 472 persone, residenti soprattutto nella zona Longarone-Cadore-Ponte, ma anche in Val Cellina e in diverse parti della Valbelluna, ciascuna con le proprie famiglie coinvolte.
Il 2 febbraio a Longarone è stato istituito il Comitato di sorveglianza socio-istituzionale per la gestione della crisi presieduto dal sindaco di Longarone e presidente della Provincia Roberto Padrin. Ne faranno parte il senatore Luca De Carlo, l’assessore regionale al Lavoro Elena Donazzan con l’unità di crisi regionale, i consiglieri regionali territoriali e i rappresentanti delle sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil. È stata condivisa la necessità di affrontare in maniera unitaria ogni passo, con l’obiettivo che Safilo mantenga il suo impegno sul territorio e al fine di salvaguardare un sito produttivo che funziona, una fabbrica in grado di fare utili grazie alle competenze dei lavoratori e al know-how maturato dalle maestranze attive nello stabilimento longaronese.
«Mi sono sentito anche con l’ex patron di Safilo, Tabacchi, e insieme abbiamo condiviso un sentimento di disappunto e di tristezza per quanto sta accadendo», sottolinea il sindaco di Longarone. «Faremo tutto il possibile».
Secondo i sindacati «l’azienda ha mancato di rispetto alle lavoratrici e ai lavoratori» poiché nei precedenti incontri avrebbe sempre rassicurato sulla tenuta e lo sviluppo di tutti i siti produttivi veneti. «Riteniamo questa una scelta ingiustificata, assurda e che risponde alla sola logica del profitto».