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S. Antoni a Saltoi

...e la tradizione dell’asta continua

S. Antoni a Saltoi

...e la tradizione dell’asta continua

Sabato 14 gennaio, prati coperti di brina, il cielo terso ed azzurro con un sole che timidamente inizia a riscaldare; il fondovalle avvolto nella nebbia. Gia di buon ora, nonostante il freddo che fa “battere broche”, il bravo Giuseppe Balest, “Bepi” per gli amici, il quale, con i suoi quasi 90 anni, si occupa della sistemazione, della pulizia e dello sfalcio del prato antistante la piccola chiesetta dedicata a Sant’Antonio Abate, nella piccola frazione di Saltoi, si trova per organizzare insieme a qualche altro volontario la festa dedicata a questo santo. Quest’ultimo ha in questa comunità molti devoti, i quali attendono questa occasione per dimostrare quanto sia nei loro cuori. Insieme a questi suoi aiutanti, prepara i tavoli con dolci, panini e panettone, il tutto contornato da un ottimo brulè che, vista la temperatura, è la prima cosa che ogni persona che arriva gradisce in modo particolare.

Sono oramai le 9.30 passate e la gente arriva numerosa, in attesa di partecipare alla santa Messa prevista per le 10. Si fermano a bere in compagnia un gradito bicchiere di vino, magari accompagnato da un panino con la luganega, scambiandosi i saluti e raccontandosi i fatti degli ultimi tempi.

Arriva anche il parroco, don Anselmo, che entrando nella chiesetta trova la gradita sorpresa della presenza del Coro Oio, arrivato per l’occasione a dare, con i suoi canti, sollenità a questa celebrazione. Come dicevano i nostri vecchi, quando la Messa è cantata è una festa solenne!

Al termine, il sacerdote esce sul sagrato dove, come da tradizione, provvede alla benedizione del sale, nei piccoli barattoli già predisposti, che poi i fedeli si porteranno a casa.
Finita la parte religiosa della mattinata, inizia quello che tutti stanno ad aspettare, l’asta del porzhel! Cioè non più, come per il passato, un’asta che vedeva per punto di interesse un porzhel vivo, ma bensì con prodotti (quasi tutti) derivanti da questo animale, prodotti che vengono portati dai paesani per essere battuti a quest’asta, il cui ricavato va a favore delle manutenzioni e/o riparazioni di cui la chiesetta necessita. Davanti a tanto ben di Dio, il battitore inizia ad offrire ai presenti questi prodotti, partendo da un prezzo basso, che poi è destinato a salire ogni qualvolta viene fatta un’offerta; magari un pezzo di formaggio, che parte da un valore di 10 euro, è destinato, con un rialzo di 5 o più euro alla volta, ad arrivare anche a 40 o 50 euro; un salame di quelli nostrani (di Roncoi) è arrivato fino a 65 euro oppure un vasetto di miele a 40 euro. Dei calzini in lana fatti a mano da una gentile signora, che li ha donati, hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 25 euro.

Ma la parte conclusiva ha avuto un suo particolare esito: il battitore ha tenuto come articolo finale una bellissima riproduzione di una statua di Sant’Antonio, con tanto di maiale al fianco, costruita con drappi di stoffa e uncinetto da due paesane. Le offerte, volontariamente, sono partite da 50 euro per poi salire di dieci in dieci, fino a quando dal coro di voci se n’è alzata una che ha zittito tutti: 150 euro! Per un attimo il silenzio, poi un applauso che è uscito non dalle mani, ma dal cuore dei presenti in segno di riconoscenza per questa donazione.

Ancora una volta, fra la nostra gente, ha prevalso il cuore sulla ragione! Questo vale anche per tutti quelli che hanno partecipato all’asta e per coloro i quali hanno portato gli alimenti, le cose e quanto è stato donato per finalizzare quest’asta a favore della nostra chiesetta, con la certezza che Sant’Antonio saprà darne il giusto merito.
Dulcis in fundo, tutti insieme a mangiare la trippa ed il cotechino, abbondantemente preparati dai volontari sotto la guida del cuoco Tranquillo, presso la sede degli Alpini.
Speriamo che Sant’Antonio faccia sì che anche il prossimo anno ci possiamo ritrovare ancora tutti insieme, magari ancora più numerosi a festeggiare questa ricorrenza.

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