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Rotolano arance a San Valentino

la tradizione centenaria di Quero

Rotolano arance a San Valentino

la tradizione centenaria di Quero

Da oltre un secolo, a San Valentino, rotolano arance in riva al Tegorzo. Siamo a Quero, e questa festa annuale per i paesani è amata e ben radicata: un bene immateriale da custodire. Il merito di portare avanti la tradizione è del Comitato comunale Festeggiamenti San Valentino, che ogni 14 febbraio unisce gli abitanti e, insieme, preserva la storia.
Attorno all’oratorio dedicato al santo, sull’antica via che da Quero porta a Campo, la gente si raduna per celebrare la santa messa. A seguire, si svolge la benedizione delle arance (circa 7 quintali alle ultime feste): gran parte sono distribuite alle famiglie, altre vengono fatte rotolare lungo le rive del torrente, in particolare dai bambini festanti, e alcuni si lanciano a ripescarle dalla roggia. Uno spettacolo che fa innamorare. Quel giorno, ci racconta il presidente del Comitato Claudio Dal Pos, chiudono prima anche le scuole locali per permettere agli alunni di prendere parte al ritrovo. Il tutto si conclude con un lauto rinfresco in compagnia.

Le origini di una tradizione
L’usanza di distribuire le arance benedette pare sia legata al simbolo del frutto: i fiori d’arancio vengono di solito portati dalle spose nelle cerimonie nuziali, come augurio di prosperità e fertilità. Inoltre l’arancia ha effetti benefici per la salute in questo periodo invernale. La tradizione risalirebbe almeno all’inizio del secolo scorso. Si legge nella pubblicazione locale “San Valentino, la storia dell’Oratorio posto sulle sponde del torrente Tegorzo” (Quero, 2000) della testimonianza di Matteo Dal Canton, meglio noto come “Matio Gamba”: “Negli anni 1914-1916 alla festa di San Valentino partecipavano molte famiglie del posto, infatti nella valle in vicinanza della chiesetta vivevano diversi nuclei famigliari, c’erano ben tre mulini in funzione. Uno posto a sud dell’Oratorio e due a nord. Da Campo e da Colmirano, percorrendo la stradina che portava al Ponte dei Osèi, erano diverse le donne con i bambini che venivano a pregare il Santo. L’usanza della arance era vissuta più come un gioco che come una forma di devozione. Raccogliere gli agrumi che galleggivano sull’acqua del ruscello era per tutti uno svago”.
Si racconta poi del momento di pausa, dovuto alla Grande Guerra con conseguenti danni anche all’Oratorio. Poi la festa riprende nel 1925-26, con l’aggiunta del rito della benedizione delle arance e il dono di una damigiana di vino da parte dei commercianti. La tradizione prosegue con successo fino alla fine degli anni 40 per poi fermarsi nel decennio 1950-60 (il motivo non è noto). Viene ripresa intorno al 1960, grazie all’interessamento di Comune e Parrocchia.

Sempre in quegli anni fu ritrovata, tra i ruderi del vicino mulino, una targa che attesta la costruzione della chiesetta ad opera dei Casamatta e la data della sua consacrazione (31 luglio 1696), poi affissa sulla facciata principale dell’edificio sacro.

Anche gli anni 60 videro una festa vivace, con ambulanti da paesi vicini che portavano dolciumi, bagigi, straccaganasse su carretti, e naturalmente le arance. La pubblicazione già citata riporta che “nei vari bar del paese, qualche settimana prima della festa, venivano messe delle caraffe dove la gente depositava le offerte che servivano poi per acquistare le arance ed il vino per la festa. Anche l’amministrazione comunale collaborava; dapprima gli amministratori versavano parte del loro rimborso mensile, poi si è giunti a mettere in bilancio un annuale contributo”.

Negli anni 80 con il Comitato fondatore collaborarono anche Alpini, Pro loco e volontari. Va ricordato l’operato del presidente Girolamo Favero, meglio noto come Mimmo, scomparso nel 2020, la cui opera è ora portata avanti con passione da Claudio Dal Pos insieme alla sua squadra di bravi volontari. Non solo essi si prodigano per la miglior riuscita dell’evento, ma tengono curata e impeccabile la zona, con sfalci e pulizia, oltre che osservare la manutenzione dell’Oratorio e della bella zona ricreativa circostante: un gioiello naturale incorniciato anche da un bel cuore rosso sospeso sul ponticello, dove scattare un selfie tra innamorati.
STORIA D’OGGI
Oggi il Comitato annovera sì tra le fila gli inossidabili “pensionati” ma anche tanti giovani trentenni. Buon auspicio per il prosieguo di questa importante tradizione! Chiudiamo con una nota romantica: nel volumetto citato si racconta la bella storia di Corrado Corrà che, durante un permesso mentre era militare, trovò la fidanzata (e futura moglie) proprio alla festa di San Valentino, e i locali sanno bene che non fu il solo. Che il Tegorzo continui, dunque, a far scorrere arance e a mantenere il segreto di furtivi baci all’ombra delle pale dei suoi mulini.

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