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Roberto Possamai

Due ruote, due pedali e una grande passione

Roberto Possamai

Due ruote, due pedali e una grande passione

Ho conosciuto Roberto, parecchi anni fa, quando entrambi giravamo l’Italia a bordo dei nostri camion e mi aveva stupito parecchio vedere che si portava appresso una bicicletta da corsa con la quale ammazzava le lunghe attese che caratterizzano il mestiere di autista, percorrendo svariati chilometri in sella. Col tempo entrambi abbiamo cambiato lavoro ma non ci siamo persi di vista grazie anche alle moderne tecnologie che mi hanno permesso di seguirlo nelle sue imprese ciclistiche.

Classe 1968, papà originario di Villa di Villa, attualmente Roberto vive a Lamon con la moglie e le tre figlie e divide la sua vita tra il lavoro di sottufficiale di Polizia Locale nella marca trevigiana e lo sport.

Quando hai iniziato ad andare in bicicletta?
«Piuttosto tardi, intorno ai 13 anni, prima giocavo a calcio. Poi ho iniziato a fare qualche giro con mio padre che era appassionato di ciclismo e a 17 anni sono entrato tra gli juniores della S.C. Bellunesi»

Come è proseguita poi la tua carriera?
«A 19 anni sono passato a correre tra i dilettanti con la Bressan Mobili ma purtroppo nell’89 ho avuto un brutto incidente: ho perso il controllo della bici in discesa e sono uscito di strada riportando cinque fratture e dicendo addio a tutto il resto della stagione. Una volta ristabilito, ho corso per un periodo con la FGM di Milano, poi con la S.C. Sonego fino alla decisione di ritirarmi dall’agonismo. In realtà poi ho corso per altri due anni fino a circa metà degli anni 90 tra le file della Valcavasia e infine dell’Isontina di Gorizia».
Hai smesso con le gare, ma di certo non hai appeso la bici al chiodo…
«Certo che no! Mi sono sempre allenato, sia con la bici da strada che con la mountain bike, perché per me pedalare è soprattutto un piacere. Ho percorso le strade intorno casa, i passi alpini più famosi e frequentato anche le strade estere: Francia, Austria e Repubblica Ceca»

A proposito di Repubblica Ceca…se non sbaglio è stata la meta di una delle tue prime “imprese”.
«Sì, esatto. L’idea di raggiungere la Cechia partendo dall’Italia è nata praticamente per scherzo col mio amico e compagno di pedalate, Luciano De Nato, il quale però non è riuscito ad avere giorni liberi per metterla in pratica. Così mi sono fatto portare al Brennero e dalle 5 di mattina alle 8 di sera ho pedalato per 420 chilometri in solitaria, senza Gps e con i nomi dei paesi da attraversare scritti sul canotto della bici. È stata davvero un’avventura!».

La prima di molte…
«L’anno dopo ho ripetuto l’exploit col mio amico e quello dopo ancora mi sono tolto la soddisfazione di superare la media dei 30 chilometri orari (30,680 km/h sui 420 km). Poi è stata la volta di Praga, ma alcuni problemi ci hanno costretti ad accorciare il percorso e dei 765 chilometri preventivati ne abbiamo messi sulle gambe “solo” 650. L’obiettivo mancato mi ha roso come un tarlo, così prima di Ferragosto sono partito da solo e dopo 32 ore, di cui 3 di sonno, ho portato a termine la mia fatica. Nel 2019 rotta su Budapest, dove siamo stati pure ricevuti in Ambasciata, 688 chilometri con partenza dalla stazione di Feltre».

Poi è arrivato il Covid.
«Col divieto di spostamento, il 2020 mi ha visto all’opera vicino casa in due Everesting (percorrere un tratto di strada in salita le volte necessarie a raggiungere gli 8848 metri dell’Everest) su e giù per il Campon e per San Donato e nel 4K (400 chilometri con almeno 10 mila metri di dislivello su percorso libero). Quest’anno, mi sono cimentato in un altro Everesting, ma soprattutto nella Flandrien Challenge, primo italiano a portarla a termine: organizzata da Strava in collaborazione col Museo delle Fiandre, si svolge sulle strade e i muri della “Ronde Van Vlaanderen”, il famosissimo Giro delle Fiandre. Si tratta di una sfida davvero tosta tra salite, discese e poca pianura con tanti “muri”, anche in pavé, con pendenze superiori al 20% (e alla fine la bicicletta ne esce distrutta)».
Hai già in agenda progetti futuri?
«Qualche idea c’è. Quest’anno emigrerò, sportivamente parlando, in Repubblica Ceca e indosserò la divisa dello Sparta Praga ma voglio ringraziare il Team Pissei, che è la squadra con cui sono tesserato da anni e che mi ha sempre supportato».

Ti cimenti ancora in qualche gara?
«In questo 2022 vorrei riuscire ad ottenere i brevetti per la Parigi-Brest-Parigi del 2023; per quanto riguarda le gare vere e proprie non mi interessano tranne quelle riservate alle Forze dell’Ordine e di Polizia. Sono tutt’ora campione Italiano in carica (strada) della Polizia Locale dopo la vittoria ottenuta nel 2019 a Genova. Nello stesso anno ho vinto anche il titolo nazionale ACSI interforze di MTB».

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