Rivamaor, il borgo splendente tra storia e natura
Rivamaor, il borgo che se non sai che c’è non lo trovi, mi accoglie in un bellissimo sabato di sole. Ben prima di arrivare da Edi e Antonella, i miei ciceroni di questo mese, mi sono già fermata due volte per fotografare il colle dal quale spuntano una casa antica e signorile, un vigneto, una chiesetta e un viale alberato. Più che un colle è in realtà una collina, piena di luce e puntellata di case che sta tra Visome e il Piave, e che proprio per questo suo essere distante veniva chiamata l’isola. In effetti, a Rivamaor tutto pare essere al suo posto, benché un po’ fuori dal mondo.
È perché qui la strada finisce: si arriva a Rivamaor e basta. Oggi, con le auto, non si è mai isolati davvero e, anche se a prendere un giornale o il pane bisogna andare a Visome, in tre minuti si è di nuovo qui.
Mentre passeggiamo tra le case mi accorgo che molte sono abitate e curate, con i fiori alle finestre e i prati falciati. Il piccolo borgo è composto da tre cortili principali, che a detta di un vecchio residente avevano nomi ben distinti: cortivo delle terre sante (gli abitanti devoti alle messe), cortivo terre basse (dove arriva la strada) e cortivo Parigi (probabilmente per un signore che chiamava tutte le donne madame). Suddetti cortili un tempo erano collegati da uno strettissimo passaggio denominato la burela.
La memoria dei migranti
«Qui siamo circa una settantina di residenti, discendenti di quello che era un paese di migranti», spiegano i miei ciceroni. «Fino a non molto tempo fa qui in inverno restavano donne e bambini mentre gli uomini emigravano in cerca di lavoro. L’economia, come dappertutto nel bellunese, era agricola a conduzione familiare e prevalentemente femminile. Ad agosto, quando tutti tornavano, si organizzava una grande festa, in un cortile si tiravano luci e si appendevano bandierine, e si festeggiava insieme, e alla fine si sparavano anche i fuochi».
In effetti tra le vie strette si vedono ancora stalle chiuse e case vecchie con il caratteristico piol, ormai quasi sparito dal nostro tessuto edilizio.
«Poi però le genti tornavano e costruivano case per le famiglie che aumentavano, mentre adesso sono vuote e, purtroppo, abbandonate (nel centro di Rivamaor ce ne sono un paio di molto grandi, chiuse in effetti, ndr). Vedi lassù: sul terrazzo di questo palazzo c’erano le sirene antiaeree nella seconda guerra mondiale. Il paese però, è sempre stato vivo: anche se non abbiamo mai avuto osteria o negozio, c’era anche un micro polo artigianale: Gìo Scarper, che tirava a nuovo le scarpe, e Mario Bortot, detto Mario Ringhiera, il fabbro che era un vero artista del ferro. Anche adesso abbiamo un’attività commerciale molto frequentata: la fattoria didattica sul Piave».
Le Varete e la fattoria didattica
Intanto tra filari, frutteti e prati raggiungiamo Le Varete, località a ridosso della scarpata che porta al fiume dove si sviluppa, ben curata e inaspettata, la fattoria didattica che mi dicono essere molto frequentata da scolaresche e famiglie. Da lì imbuchiamo un sentierello che chiamano la Via romana che si addentra nel bosco e sbuca, dopo una breve passeggiata, sulla strada che ci porta a Villa Beltramini. Di fronte a noi, Belluno che par di toccarla.
La Villa è un pregevole esempio di edilizia signorile del XVII secolo, in restauro, e mantiene un formidabile parco di carpini secolari che, mi dice Edi, in estate è meglio dell’aria condizionata!
La chiesetta di San Carlo
La nostra passeggiata si conclude davanti alla chiesetta di San Carlo, fresca di restauro, che si trova giusto all’inizio del paese, dentro un cortile con due magnifiche ristrutturazioni e un palazzetto signorile. Dopo qualche anno di restauro la chiesetta è stata riaperta il 23 maggio con una cerimonia religiosa alla presenza del Vescovo Renato Marangoni, il parroco Don Marco e le autorità cittadine.
Vi do un consiglio: quando uscite da Belluno, subito dopo la chiesetta rossa di Villa Buzzati, c’è sulla destra un viale alberato seminascosto e il cartello Rivamaor. Imboccatelo fiduciosi, in pochi minuti vi troverete in un posto così bello che sembra uscito da qualche fiaba per bambini.