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Ritorna San Marcello

festa tra Fede, Tradizione e Sapori antichi

Ritorna San Marcello

festa tra Fede, Tradizione e Sapori antichi

Dopo la sospensione per i noti motivi pandemici, torna finalmente la mega festa dedicata a San Marcello nella piccola borgata di Umin a Villabruna, una ricorrenza arcinota per l’ineguagliabile gustosa cucina tipica, in corso di svolgimento dal 12 al 16 gennaio: cinque giorni di fede, antichi sapori e anche una visita con apposita guida alla chiesetta e alle funzioni religiose, con la benedizione del cotone e dell’olio, dato che Marcello è considerato protettore del mal d’orecchi.

Come è nata
La storia sembra la riedizione della simpatica saga di don Camillo e Beppone del Guareschi. La chiesetta dedicata a San Marcello Vescovo e Papa versava, infatti, in cattive condizioni causate da scarsa manutenzione e abbandono. L’allora parroco don Rodolfo Pante (in questo caso don Camillo) decise che tutti i proventi delle sante messe ivi celebrate sarebbero state destinate al restauro dell’edificio sacro. Il saggio e pragmatico Gigio Boz (qui Beppone), noto comunista e consigliere comunale, disse all’amico prete pressapoco così: “Se lù el pensa che con le messe el sistema la cesa, cai do anca el campanil” (Se lei pensa che con le messe sistemi la chiesa, casca anche il campanile).
Un gruppo di paesani s’inventò di celebrare la festa patronale con trippe e galline lesse, allora ognuno aveva un pollaio e ogni famiglia donava una “pita” ruspante; le offerte erano destinate ai lavori di restauro conservativo.

Amici del Casel e Alpini
L’iniziativa vide la partecipazione dei volontari del locale gruppo Alpini e degli Amici del Casel, che avevano già restaurato il vecchio caseificio fatiscente trasformandolo nella bella e accogliente sede. La festa, con importante, anzi determinante partecipazione delle donne, si svolgeva in due stanze grazie alla disponibilità della famiglia di Nella e Lorenzo Pradel, poi si trasferì in cortile dentro un capannone con enorme successo e divenne un appuntamento per tutti i feltrini; con i proventi e qualche aiutino pubblico la bella quattrocentesca chiesetta tornò agli antichi splendori con totale restauro compresi i bellissimi affreschi, la pala d’altare, unica opera firmata da Marco da Mello.

La festa ora
L’enorme partecipazione costrinse gli organizzatori a spostarsi in un grande capannone riscaldato da 300 posti, ad organizzare idonei parcheggi, segnaletica, senso unico, turnazione dei volontari tra cui molti giovani, una ricca lotteria con ovviamente un grosso “porthel” come primo premio. Scomparsi i pollai e vietata la macellazione, ora le galline devono giocoforza essere acquistate, ma il sano e allegro clima festaiolo è rimasto intatto e sono gruppi numerosi di giovani a fare le ore piccole con canti, socialità e qualche birra schiumante. Da segnalare che il ricavato ora viene da sempre utilizzato per la comunità, per le scuole, per lo sport, grande esempio di sana solidarietà. Per il menu: polenta di mais sponcio, trippa in brodo e alla parmigiana, cotechino, crauti, pita lessa con giardiniera, canederli, formaggi e salumi, fagioli accompagnati da ottimi vini e birre.

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