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Ritorna la festa di san felice

un momento atteso da tutta la comunità sangregoriese

Ritorna la festa di san felice

un momento atteso da tutta la comunità sangregoriese

Ne avevamo bisogno. La festa di San Felice ci mancava, ci sono stati un po’ di cambiamenti rispetto a due anni fa, quando era stata sospesa per la pandemia, ma adesso ha ripreso alla grande. Non c’era l’afflusso di gente come negli anni passati ma non possiamo lamentarci. Egregiamente ha funzionato il servizio navetta ed è stato un bene perché, è inutile negarlo, siamo tutti più vecchi. Un plauso se lo meritano gli alpini che organizzano portando su tavoli, panche, cucine, gazebi e fusti di birra. La cucina poi è sempre nelle mani esperte di Tranquillo e di tutte le donne che tagliano, lavano, preparano; non ho mai assaggiato una pastasciutta salata o scotta, è sempre perfetta.

Alle 11 è arrivato don Anselmo che ha celebrato la santa messa, anche se ci vorrebbe un po’ più di rispetto da parte di quelli che sono fuori, ma la colpa è anche dei cellulari: per farsi capire gridano sempre più forte ed è una continua “escalation”.

Una delle cose che più mi affascinano sono i commenti delle donne, tu te ne stai solo seduto su una panca e non hai che da ascoltare, già questo ti rallegra la giornata. «Hai visto là… era un pezzo che non la vedevo, come si è ridotta o meglio, come si è ingrassata, e anche sua figlia, ma è già nonna…». E dei ragazzini, che hai visto piccoli (si fa per dire) due o tre anni fa, te li ritrovi davanti, pelosi come scimmiotti, che pure fumano, ma alla grande. Mi verrebbe la voglia, chiedendo il permesso, di fotografare tutti i loro tatuaggi e capire, dalla bocca dei proprietari, cosa li ha spinti a farli e cosa rappresentano. Credo che ne verrebbe fuori un libro interessantissimo, di quelli sul tipo “Io speriamo che me la cavo”.

Poi le varie lotterie: da indovinare “el peso del porsel” o il numero di tappi in un barattolo. Poi ci sono le freccette, mancava il “palo metrico” ma non importa, si può anche cambiare.

Pomeriggio per i ragazzi con la gara coi sacchi, e poi l’elezione di “miss San Felice” e del “figo di San Felice” vinti quest’anno da Tecla Broccon (e, se il buongiorno si vede dal mattino, di premi ne vincerà ancora molti) e da “Paolone Scola” (forse per il fatto che lui comprende entrambi i “Bronzi di Riace”), mentre il maialino se l’è portato a casa Nicola Carazzai.

Piano piano la gente inizia a scendere, chi a piedi, chi approfittando delle navette e la festa finisce, per i presenti, per il pubblico; ma non è finita per gli alpini che, il giorno dopo e anche per qualche altro ancora, dovranno sbaraccare panche, tavoli, cucine e gazebi perché tutto torni com’era, nel rispetto della sacralità del luogo.

Graziano ha sostituito, nelle esposizioni e nelle esortazioni ad acquistare i biglietti, il nostro Espedito Pagnussat, impossibilitato per motivi di salute, al quale auguriamo i più fervidi auguri di pronta guarigione.

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