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Rita Pacini

Quando l’arte salva la vita

Rita Pacini

Quando l’arte salva la vita

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li incontri che toccano l’anima possono avere mille volti, mille forme diverse. Incontri con la natura, con persone, con un libro, con un’opera d’arte, momenti in cui la parola diventa superflua, perché su tutto domina il rispetto e l’ascolto.

Succede, mi è successo. La recente mostra “Cuore toscano” all’Oratorio di Lentiai è stata per me una di queste occasioni. Ho incontrato qui la pittrice Rita Pacini, scomparsa nel 2021, ma ancora presente a parlare a noi oggi della fragile bellezza del mondo in cui è vissuta e della soffusa malinconia dei giorni che sfuggono tra le dita come i petali dei fiori delle sue tele. Ho incontrato qui Sara, sensibile e generosa figlia, che ha voluto fortemente questa mostra come ultimo dono dedicato alla madre. Sara mi ha rapito con un lungo racconto dei tanti ostacoli e sofferenze che hanno temprato Rita, esaltandone la caparbietà delle sue origini toscane e la resilienza tipica della elettiva terra bellunese.

Rita Pacini nasce a Pistoia, dopo gli studi d’arte all’Istituto Petrocchi e due anni di perfezionamento, approda a Lentiai e qui sceglie di stabilirsi definitivamente. Osservando le sue tele comprendiamo le ragioni di questa scelta, ispirata dall’amore per gli elementi naturali e i paesaggi di Lentiai, delle sue frazioni e dei borghi alpini; intuiamo il suo sguardo intento a rapire alla natura luci e ombre e a scegliere dalla tavolozza i colori più adatti a trasferire l’immagine reale per renderla specchio dell’immagine riflessa nel suo animo.

La tecnica prediletta è l’olio, che utilizza a rappresentare scorci di paesaggi evocati o dipinti en plein air spesso in toni bruni e profondi, alternati a guizzi di luce, nature morte e fiori con i colori che sente più in sintonia con il fluire delle emozioni: il rosso dei tulipani e dei gerani, il rosa e viola delle dalie, il bianco e la terra delle carline montane, armate di spine. Talvolta anche l’acquerello diventa lo strumento con il quale tesse delicate trame di fiori, che per freschezza si immaginano appena raccolti nel giardino di casa o a spasso tra i campi.

Ha esposto le sue opere in numerose mostre personali e collettive anche a carattere nazionale in Italia, a Belluno e a Treviso. A Lentiai le è stata dedicata una personale nell’agosto del 2008 e ha partecipato ad una collettiva insieme ad altri 13 artisti locali. Lentiai è stata la sua dimora e il suo rifugio, fin da quando vi arrivò per una vacanza e stabilì che qui sarebbe rimasta; nel tempo decise di crescervi la figlia tanto amata, coltivò le rare preziose amicizie e alleggerì sofferenze e amarezze che la vita non le ha risparmiato, curando la terra e il giardino e passeggiano tra le colline.

E non solo, dipingendo, dipingendo sempre ogni giorno fino alla fine, anche quando a causa della malattia, la pittura era diventata un’impresa tecnicamente ardua: esprimere sulla tela il suo intimo era un’esigenza tanto impellente, da non poter mai essere abbandonata. Così, costretta ad allontanarsi poco a poco dalla frequentazione con le persone, Rita ha mantenuto un dialogo incessante con la “sua” Lentiai, raccontandone la bellezza, donando attraverso il pennello una serenità distillata dalla sofferenza e dalla fatica nel compiere le azioni più semplici del vivere quotidiano. Determinata a difendere le sue abitudini e il suo mondo, non ha concesso alla vita il privilegio di sottrarle nulla di più di quanto non fosse costretta; ha lottato, è rimasta fedele a se stessa e al suo posto nel mondo.

Sono tornata a visitare la mostra e a cercare il dialogo con le sue opere che si è fatto struggente, ricco di emozioni, caldo e vivo. Grazie Rita.

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