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Riscoperta d’Artisti

Riscoperta d’Artisti

Con questo numero ArtDolomites vuole accompagnare i lettori de “Il Veses” lungo un percorso di approfondimento all’interno della mostra su Luigi Cima (12 marzo-5 giugno) a Borgo Valbelluna.
Iniziamo la conoscenza della figura del pittore partendo da Lentiai dove, presso il nuovo oratorio, troviamo esposti documenti personali che testimoniano la sua vita di artista ma soprattutto di uomo e alcune opere d’arte sacra tra le quali spicca “La Madonna del Caravaggio”.

Per conoscere in modo più approfondito un artista è necessario riuscire a comprenderne anche gli aspetti più intimi e personali che derivano dalle testimonianze o dal patrimonio archivistico familiare. È questo il caso di Luigi Cima e della sezione dell’esposizione allestita nell’Oratorio di Lentiai che ha l’intento di avvicinare le persone agli episodi più salienti della vita dell’artista, in un percorso che va dalla nascita alla morte, attraverso una selezione dei materiali che sono conservati nell’archivio familiare. L’archivio storico raccoglie tutto il materialeritrovato nello studio del pittore dopo la vendita della casa da parte dei nipoti ed è costituito da fotografie, scritti, corrispondenze, documenti attestanti premi, partecipazioni ad esposizioni e concorsi, diplomi, attestati, encomi, ma anche appunti personali, elenchi di materiali e brutte copie di lettere, nonché scritture private e familiari. Accanto alla parte documentale l’archivio custodisce anche i testi della biblioteca privata sui quali l’artista si è formato e oggetti personali, quali pennelli, tavolozze, cavalletti, mobili che facevano parte della dotazione dello studio. Grazie a questo prezioso materiale è stato possibile ricostruire episodi e momenti significativi della vita personale ed artistica del maestro che ne testimoniano l’aspetto più intimo ed umano, le relazioni con la famiglia e con i collezionisti.

A Lentiai è esposta anche una sezione dedicata alle opere sacre, che hanno rappresentato un momento importante per il pittore a partire dal suo ritiro a Villa di Villa. L’artista si è concentrato su una dimensione di presa diretta, reale, senza filtri intellettuali e ci colpisce la naturalezza con cui si muovono i personaggi. E possiamo proprio parlare di familiarità in quanto i protagonisti principali dei suoi dipinti erano i parenti, in particolare la nipote Assunta che diventò la modella per i soggetti femminili e il nipote Luigi per i soggetti maschili, nonché i figli di Luigi che vivevano in casa con lui, bambini raffigurati in tutte le opere di ambientazione familiare o sacra.

La produzione a carattere religioso è improntata su diversi aspetti che ricalcano, da un lato la narrazione documentarista dei riti, interpretati come segno di devozione popolare, dall’altro le pale d’altare o le committenze religiose, legate a canoni raffigurativi ben precisi. In tutte le opere sacre si può notare l’umanità dei personaggi rappresentati, perché l’artista, come già precisato, si serviva dei familiari come modelli, al punto da incorrere a volte in critiche da parte della commissione sacra che, andata a visionare la pala del Sacro Cuore di Gesù per il seminario di Vittorio Veneto, non era convinta del realismo troppo esplicito, oppure dei committenti della pala di san Giovanni Bosco per la chiesa di san Rocco a Belluno, che gli contestavano i bambini ricoperti di umili stracci, costringendolo a cambiare la foggia gli indumenti.

Nelle opere su commissione a volte mancano la naturalezza e la spontaneità espressiva ma, per vivere e mantenere la numerosa schiera di nipoti rimasti orfani, bisognava accettare i compromessi. E quindi, anche se l’artista non era perfettamente convinto del soggetto o della composizione, bisognava fare di necessità virtù. Le prime pale d’altare risalgono al 1897 dipinte per l’eremo di San Donato (Madonna del Caravaggio) e per la chiesa di Carve (San Rocco e San Luigi); da quel momento gli incarichi si sono susseguiti numerosi soprattutto per le chiese della zona trevigiana e per l’entroterra veneziano, opere nelle quali l’aspetto umano dei personaggi si è fuso con l’aspetto divino, in un’atmosfera pervasa di pace e di spiritualità. Risulta evidente che Cima è riuscito ad unire in un’unica visione lirica e sensibile tutti gli aspetti dell’esistenza, si è dimostratocapace di tradurre emozioni che troviamo indifferentemente nella natura, nell’uomo, nella religiosità, riconducendole ad un modo di sentire unico, coinvolgente, immediato e comprensibile a tutti.

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