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Ripopolare Carve

Il sogno dei fratelli Lorenzet, Beppino e Fabiola

Ripopolare Carve

Il sogno dei fratelli Lorenzet, Beppino e Fabiola

Far rivivere il borgo natio come un tempo. Ripopolare Carve è il sogno (e la sfida) di Beppino Lorenzet e della sorella Fabiola: un desiderio che si sta realizzando, almeno nella corte dove abita la famiglia. Certo, c’è ancora molto da fare: quando lo scultore era piccolo, gli abitanti della frazione erano 1500, ora circa 200 appena. Ma un primo seme è gettato.

«L’idea era fare qualcosa per contrastare lo spopolamento di Carve, un deserto di case vecchie e ruderi. Abbiamo creduto che questa corte potesse tornare a vivere», introducono i due. «Abbiamo iniziato», racconta Beppino, «vendendo la stalla ad una coppia di ragazzi. Lui dalla Valle d’Aosta, lei locale, i quali l’hanno ristrutturata in una bellissima abitazione. E adesso sono in quattro, con due figli. Come mai questa scelta? Perché mio papà Bruno amava i giovani e non era attaccato alle cose terrene. Questo è stato il primo grande successo, insieme all’aver riportato qui mia sorella Fabiola con la famiglia, e mio figlio.

L’impresa Comiotto, in primis con l’amico Danilo, ha sposato la nostra causa, mettendo grandi capitali affinché venissero sistemati e riempiti gli appartamenti. Ed ora mi sembra un miracolo vedere bambini girare il cortile con la bicicletta».

Alla Corte dai Seguri, in una cornice panoramica sulla Valbelluna immersa nel verde, «abbiamo ricavato 6 appartamenti, 9 se contiamo anche i nostri. Per 8 nuclei familiari e un totale di 18 persone», fanno i conti i due. «Mio scopo era superare le 14: tante erano quando sono nato», evidenzia Beppino. «Poi negli anni Sessanta e Settanta tutti gli zii sono andati via verso Milano o Varese. È rimasto mio papà con noi, che nel 1975 abbiamo acquistato il terreno da Gianni Guernieri, mantenendola sempre con contadini. Prima, da inizio Novecento eravamo in questa colonia come mezzadri, a partire da mio nonno; e mezzadro ero anch’io fino a 20 anni».

Seguendo la filosofia del papà, quindi, il progetto di rianimare la corte è stato avviato. E, su questa spinta, recentemente completato, riempiendo l’ultimo appartamento. «Le nuove famiglie sono tutte giovani», sottolineano fratello e sorella, «tutti sotto o attorno ai trent’anni. Da Sedico, Cesiomaggiore, Belluno, ma anche appunto dalla Valle d’Aosta, oppure gente che è rientrata. Giovani che hanno acquistato, scelto di venire a vivere qui – in autonomia – a Carve, in una casa loro chiavi in mano».

A suggellare il tutto, dove in passato c’erano stalla e fienile, è sorto un laboratorio che è una vera chicca. «Uno spazio che intendiamo usufruire come laboratorio artistico», illustra Beppino, «dove piccoli, ragazzi e adulti possono venire a svolgere qualsiasi attività. Ad esempio, la figlia della prima coppia arrivata viene a suonare il pianoforte. Ospitiamo le maschere lignee dell’Arca dei Volti, ma anche allenamenti per coreografie teatrali. Questo al primo piano, nella parte culturale; mentre al piano terra c’è un laboratorio di scultura o lavorazione del legno».

Che messaggio vogliono trasmettere Beppino e Fabiola con questa operazione? «Vogliamo dire che c’è una speranza per tutto: bisogna credere ai propri sogni. E nella sfida di rianimare un paese che non ha più la scuola elementare (regge l’asilo), né il parroco. Mentre io», sottolinea lui, «sono stato allevato da un prete che mi ha insegnato la scultura, il mosaico; la mia è stata una bella vita, in una società che mi ha indirizzato, aiutato, sostenuto, fatto vivere il paese in una certa maniera».

Una pagina che va ad aggiungersi ad altre storie di ripopolamento: il primo pensiero corre a quelle di Valmorel e delle zone alte di Limana. Qui con l’ulteriore scommessa di investire in un contesto che ha progressivamente perso servizi. Che quest’impresa possa essere una prima pietra per innescare un’inversione di tendenza?

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