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Riflessioni D’Acqua, Impressioni di Roccia

Tre secoli di pittura

Riflessioni D’Acqua, Impressioni di Roccia

Tre secoli di pittura

Un viaggio fantastico, ma concreto – perché attraversa il percorso vitale e creativo di molta dell’arte degli ultimi tre secoli – che ci fa conoscere quei pittori che da un elemento primario come l’acqua, ma anche dal suo contrario (forse un derivato), la roccia, hanno trovato infinite e suggestive ispirazioni.

NEL ‘ 700
Il paesaggio del Settecento si è identificato in toto con l’elemento acquoreo, come nel caso dei vedutisti – e in questa mostra vengono presentati dei capolavori di piccole dimensioni di Francesco Guardi che testimoniano questo aspetto -, o ha giocato molto spesso proprio sull’incontro dell’acqua – di mare, di lago, di fiume – con la montagna, la collina, la roccia.
È questo il caso dei dipinti di Bellotto, Carlevaris, Zais, Mareschi anch’essi presenti in mostra, in cui generalmente è il tema dell’Arcadia, e quindi dell’inserimento delle figure nel paesaggio di acqua e di roccia, che diventa il tema principale dell’opera. Particolare è la specificità del dipinto di Bellotto, Veduta di un villaggio lombardo, in cui l’artista, solitamente straordinario pittore urbanista, si dedica all’incontro della città con la natura.

NELL’800
Come icone della pittura di paesaggio dell’Ottocento ecco Venezia povera, straordinaria opera di Pietro Fragiacomo, uso a dipingere solo l’elemento acquoreo, e Canal Grande, Venezia e Verso sera a Sappada due opere di Guglielmo Ciardi, il maggior paesaggista italiano dell’800, che rappresentano sia Venezia, con la sua laguna abbacinante, sia la montagna, con le sue atmosfere nebbiose. E poi, a testimoniare una sintesi di acqua e roccia, un magnifico Mare a Pellestrina di Ettore Tito.

NEL ‘900 – ARTE MODERNA
Il Novecento si articola a sua volta in due sezioni, la prima delle quali è dedicata all’espressione artistica del legame tra acqua e roccia fino agli anni ’50 del secolo scorso. La sezione si apre con i paesaggi lagunari della magica stagione della Scuola di Burano: opere come Burano di Umberto Moggioli testimoniano una visione fisica e ideale della laguna. Cortina di Filippo De Pisis, capolavoro del 1947, è la sintesi perfetta della visione del mondo di montagna. Della metà degli anni Cinquanta sono sia l’Isola di San Giorgio di Giorgio De Chirico, icona di Venezia dipinta dall’artista che spesso vi risiedeva, e la Marina di Carlo Carrà, istantanea di acqua e metafisica.

NEL ‘900 – ARTE CONTEMPORANEA
Tra i capolavori della quarta sezione, che conclude il Novecento e l’intero percorso espositivo che arriva fino agli anni Venti del duemila, Cinque torri di Zoran Music, a testimonianza del ruolo di assoluto rilievo che la roccia ha rivestito nell’arte del pittore carsico.

Protagonista del Trittico dolomitico di Riccardo Licata è ancora la montagna, mentre entrambe le dimensioni – d’acqua e di roccia – convivono nella Scogliera muschiata dell’Arte Povera di Gilardi, per poi sublimare nell’acqua pura delle Gocce arcobaleno lunare di Alberto Biasi.

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