L’onnipotente intelligenza artificiale, interrogata su cosa siano i “ricercatori a tempo determinato (RTD)”, risponde con questa definizione: “Sono contratti accademici a durata limitata, spesso in tenure track (percorso di stabilizzazione), regolati dalla Legge 240/2010, con selezioni pubbliche basate su titoli ed esami”. Segue poi la spiegazione che ci sono due tipi di dottorato di ricerca: RTD tipo A – cioè contratti di durata triennale, rinnovabili, destinati a giovani ricercatori con esperienza limitata – e RTD tipo B (tenure track), contratti di durata fino a sei anni, con possibilità di progressione verso la stabilizzazione come professore associato, riservati a candidati con esperienza pregressa come RTD o titolari di assegni di ricerca per almeno tre anni.
Seguono un buon numero di bandi delle varie università italiane, tutti a tempo determinato, che richiedono un impressionante curriculum scientifico disciplinare. Dunque, se sei così sognatore, masochista o temerario da affrontare in Italia un percorso di ricerca in ambito accademico, ben che ti vada dopo 3 + 6 anni hai la “possibilità” di avviarti a diventare professore associato: intorno ai 40 anni, se sei fortunato!
La Ministra del Lavoro Elvira Calderone, ospite lo scorso 20 luglio del “Giffoni Film Festival”, alla domanda: «Cosa direbbe a un giovane che lascia l’Italia per trovare lavoro?», ha risposto: «Che è nato nel paese più bello del mondo con delle grandi opportunità». Quali siano nello specifico queste grandi opportunità è una domanda quantomeno legittima, soprattutto considerando il gran numero di studiosi italiani che, conseguita la laurea nei nostri ottimi atenei, per vedersi riconosciuta una vita decente devono proseguire il loro percorso formativo e lavorativo all’estero.