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Ricardo Sartor

Una storia di emigrazione in Brasile nel XIX secolo

Ricardo Sartor

Una storia di emigrazione in Brasile nel XIX secolo

Ho cercato questa storia dopo aver conosciuto Ricardo Sartor, discendente della mia famiglia materna. È un racconto di vita, intessuto con la speranza, la determinazione e la resilienza di persone vissute tanti anni fa, ma anche dei legami cercati e ritrovati, dopo generazioni in luoghi lontanissimi. Parla di ricerca di una italianità, di una cultura e di una identità, che ci rendono paese desiderato e sospirato, anche da chi non è mai vissuto in Italia, ma si è nutrito con i racconti trasmessi di padre in figlio. Condivido con “il Veses” questo racconto; in questo caso la rivista è uno strumento in più per unire e per creare legami.

«Mi chiamo Ricardo Sartor, ho 39 anni e sono sposato con Luciana, abbiamo un figlio meraviglioso, Felipe; amiamo girare la regione in bicicletta, a contatto con la natura. Ho una laurea in pubblicità e amministrazione aziendale, un master in economia aziendale, lavoro come professore di educazione tecnica e istruzione superiore. Il mio hobby è la fotografia e la musica (suono il violino nel coro della chiesa).

Oltre alle attività accademiche, io e mio fratello Juliano abbiamo un’azienda dedicata alla creazione di materiali di comunicazione (marchi, cataloghi, packaging, ecc.) per altre aziende. Vi racconterò un po’ la storia della mia famiglia nata a Lentiai.

Nel 1898 Daniele Sartor con la moglie Cândida Bevi e i figli Onorato e Carolina si imbarcarono nel porto di Genova, sul piroscafo Minas, verso il Brasile. Arrivati in Brasile nel settembre di quell’anno a San Paolo, scoprirono la destinazione che li avrebbe portati a “fare l’America”.

La stragrande maggioranza degli immigrati italiani arrivati qui ha lavorato nelle piantagioni di caffè dello stato e anche Daniele e sua moglie furono mandati a lavorare, iniziando la nuova vita. Ebbero altri cinque figli in Brasile che seguirono i genitori nelle piantagioni di caffè nella regione della città di São Carlos; in seguito si trasferirono a Jurupema, un distretto di Taquaritinga. Uno dei figli di Daniele era il mio bisnonno, João Sartor che ebbe quattro figli: Oswaldo (mio nonno), Elvira, Antônio e Ivo. Mio nonno lavorava in ferrovia e nel tempo libero riparava radio e televisori. Ora ha 93 anni ed è ancora disposto a lavorare ogni giorno.

Mio padre, José Carlos, è cresciuto tra i treni e i dispositivi elettronici, che lo affascinavano. Da qui è nato il desiderio di studiare ingegneria elettrica, fino a diventare professore all’Università di São Paulo (USP), nello stesso corso di laurea che lo aveva formato. È sempre stato appassionato di storia, paesaggi e cultura italiana e quella passione mi è stata trasmessa. Sono cresciuto ascoltando le storie dei bisnonni provenienti dall’Italia, i loro costumi, sempre con il sottofondo delle canzoni di Gianni Morandi, Sergio Endrigo e tanti altri.

Ad ogni bambino piacciono le storie e a me questi racconti hanno affinato l’immaginazione e il desiderio di scoprire la terra dei miei antenati. In aggiunta a ciò, la città (Taquaritinga) dove sono nato, cresciuto e ancora vivo, intorno all’anno 2000, aveva un circolo italiano attivo che offriva corsi di lingua italiana. Il suono della lingua mi piacque e così iniziai a studiare.

Il contatto con la cultura italiana mi ha spinto a cercare di scoprire se qualcuno della famiglia fosse rimasto in Italia. Nel 2015/2016 ho iniziato a cercare nei dintorni di Lentiai possibili parenti con lo stesso cognome sui social network, ma non ho avuto molto successo. Ho scoperto in un sito l’elenco telefonico e gli indirizzi delle città italiane. Ho pensato di scrivere ai Sartor una lettera, in cui esprimevo il mio desiderio di trovare i discendenti della famiglia.

Con mia sorpresa, nell’aprile 2016, ho ricevuto un messaggio da Marta Gesiot, nipote della signora Nilda Sartor, che aveva ricevuto la mia lettera. Confesso che ero felice, perché c’era speranza. Nel maggio dello stesso anno ricevetti un’altra mail da Maria Cristina Colle che mi informava di aver scoperto negli atti della parrocchia di Lentiai che tra di noi esisteva davvero un legame di parentela. Il mio trisavolo Daniele Sartor era fratello di Pietro Sartor, bisnonno di Maria Cristina. Questo mi ha riempito di gioia! Quel legame, rotto tanti anni fa con la partenza di Daniele da Lentiai, si stava ricostruendo.

Intendo un giorno visitare la terra dei miei avi e stupire i miei occhi e la mia immaginazione con gli splendidi paesaggi italiani, che ora ho l’opportunità di vedere attraverso “il Veses”. Colgo l’occasione per ringraziare l’invito e l’opportunità di condividere con l’Italia un po’ della mia storia».

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