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Quel distributore a Meano…

e le anime belle di Silvio e Cesira

Quel distributore a Meano…

e le anime belle di Silvio e Cesira

Eccovi un’altra pagina di storia di Meano, a dimostrazione che una volta non mancava quasi niente. L’unica attività che non c’era, ma che abbiamo oggi, è la farmacia; delle altre però rimane ben poco.

Sulla presenza di un distributore di carburanti in pieno centro c’è tutta una storia da raccontare e che vede protagonisti in primis Cesira e Silvio, due belle persone che, con la loro imprenditorialità commerciale, hanno contribuito alla vita quotidiana di Meano e frazioni. Il percorso della loro vita è stato pieno di ostacoli in gioventù, ma in seguito ha riservato loro anche soddisfazioni, determinandone e forgiandone la personalità.

Non mi sottraggo dal tracciare alcuni tratti, nel rispetto comunque della riservatezza dovuta, iniziando con Cesira, che come molte altre giovani del paese, emigra verso le grandi città per trovare un lavoro atto a garantire una vita dignitosa. Questo avviene nel periodo a cavallo del secondo conflitto mondiale e a Milano Cesira si accasa presso una delle famiglie benestanti in veste di governante. Lei segue quella famiglia ovunque, anche nel periodo delle vacanze, che spesso si svolgono a Bolzano. In una di queste occasioni incontra quello che al momento è l’amore della vita, un giovane che svolge il servizio militare come carabiniere. I due decidono, in pochi mesi senza esitazione, di sposarsi e vanno a vivere a Pinerolo in Piemonte (lui è di Torre Pellice).

Ma il destino cambia improvvisamente direzione; infatti il marito viene mandato in missione di nuovo a Bolzano (nel culmine della guerra), poi in un presidio all’estero e purtroppo da lì non farà più ritorno come molti altri suoi commilitoni. Cesira in quel momento si trova sola a Bolzano e non le resta che tornare a Pinerolo dove nel frattempo trova lavoro presso una fabbrica di cuscinetti, ma scopre di essere in attesa di Valdino (collaboratore della nostra associazione). Con un bimbo così piccolo le difficoltà aumentano, ma viene aiutata da dei vicini che custodiscono Valdino durante l’orario di lavoro. Anche Silvio è coinvolto dalla guerra: lui è arruolato nell’Aviazione con il compito di motorista, la sua passione.
Con il suo reparto si trova dislocato nel Corno d’Africa, uno dei teatri del conflitto mondiale. Non sempre rimane negli hangar a riparare e revisionare motori, a volte deve partecipare alle missioni e in una di queste il suo aereo viene abbattuto. I passeggeri si salvano ma vengono catturati dagli inglesi e inviati in campo di prigionia nel vicino Kenya.

Dopo due anni e terminata la guerra, ritorna a casa e nel ’47 si mette in società con il fratello Dino per l’attività di autotrasporti conto terzi. Dal ’48 emigra con il padre Giovanni e il fratello Corrado in Arabia Saudita e lì vi rimane fino al ’51, anno in cui rientra e decide di aprire un’officina per riparazioni auto e moto, la sua primordiale passione. Questo è anche l’anno che il destino incrocia le strade di Cesira e Silvio. S’incontrano in occasione di un rientro a Meano di lei, che fa visita ai parenti. La scintilla scocca e Silvio prende l’iniziativa recandosi in un secondo momento a Pinerolo e là si dichiara invitandola a tornare a Meano con lui e a sposarsi. Detto fatto la famigliola si ritrova ad iniziare un nuovo percorso con Valdino, che già grandicello (8 anni) accetta di buon grado la nuova situazione e adotta senza esitazioni il nuovo papà. Nel ’54 Silvio (forse per la mancanza di lavoro) sospende la sua attività ed emigra di nuovo in cerca di miglior fortuna. Questo dura però solo fino a fine ’57: la nostalgia della famiglia lo fa rientrare, riapre l’officina e vi affianca anche un distributore di carburanti della Caltex. Le cose ora sembrano decisamente migliori, tanto che anche Cesira apre un negozio nel ’61 di cartoleria, giocattoli e bigiotteria, aggiungendo nel ’65 anche riviste e giornali, rilevando la licenza da Mioranza Scolastica che ha un negozio di frutta e verdura in via S. Bartolomeo. Ma noi ragazzotti sapevamo che nel negozio potevamo trovare i ghiaccioli (Arcobaleno della Eldorado), i finti gelati (cono di cialda sormontato da una composizione colorata di meringa), le famose stecche di liquirizia (dura) che duravano ore, le prime gomme (americane) da masticare e anche un’ampia scelta di caramelle. Ma la cosa più interessante per noi erano le famose sviére, biglie di vetro di varie dimensioni con un’anima colorata e che in piazza e nei cortili portavano a disputare accese ed infinite partite. Non possiamo dimenticare le figurine dei calciatori della Panini, pacchi di bustine con roventi trattative di scambi per arrivare ad avere quelle più rare. Fra le riviste più gettonate per noi giovani, ricordo Il Monello, L’Intrepido, Tex, Zagor, Guerra Eroica, Topolino, Diabolik, ecc. Molti ricorderanno la classica frase di Cesira, quando uno di noi entrava nel negozio: “Otu che pò ti minìn?”. A volte capitava che Silvio la sostituisse e che, in uno scambio di battute tra cui quelle sul tempo, dicesse: “Al temp l’é l’unico restà da maridàr parché cossì al fa quel che al ‘ol”.

Silvio emigrò ancora nel ’63 dando la conduzione del distributor dapprima a Luigi Casot, poi a Floriano Alpagotti e infine a Gemma Da Lan, che rimarrà nel settore con il marito Bruno Dalle Grave rilevando l’impianto a fianco dell’Automeccanica di Bribano. Nel frattempo Silvio aveva anche dismesso l’officina e con l’aprile del ’75 raggiunge la sospirata pensione.

Il distributore viene chiuso perché nel frattempo viene aperta la nuova circonvallazione di Meano che riduce di molto il transito veicolare in centro e anche le vendite calano di conseguenza. Cesira curerà la propria attività fino all’82 per passarla alla nuora Vitty (indimenticata)che la gestisce per due periodi distinti, il primo dall’83 fino all’85 e l’altro dall’88 al ’97. Dal ’86 all’88 la gestione è di Mara Fiorot, dal ’97 al 2009 di Enrica Zaetta, l’ultima ancora in essere è di Daniela Loat. Davvero due belle anime, Cesira e Silvio, con una sensibilità straordinaria e di una riservatezza unica, appassionati del loro lavoro dove trasferivano queste qualità abbinandole alla competenza.

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