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Quale futuro per il Rifugio Dal Piaz?

Storie di solidarietà dopo il maltempo

Quale futuro per il Rifugio Dal Piaz?

Storie di solidarietà dopo il maltempo
Rifugio Dal Piaz - alcuni dei volontari che hanno aiutato a ripristinare il sentiero

Erika e Mirco dal 2013 gestiscono il Rifugio Dal Piaz. La speranza e l’intento di questi due giovani è quello di far provare le stesse sensazioni che provano loro quando si affacciano alla forcella e guardano la busa delle vette, la fioritura, gli animali. Se l’ospite vive appieno tutto questo, allora gli sforzi sono ripagati.

Le difficoltà sono tante: si cambia lo stile di vita, le iniziative sono sempre molte, l’elettricità e l’acqua indispensabili. Più che una professione è un modo diverso di vivere e gestire le risorse che la natura offre. Tante ne hanno passate ma quello che è accaduto con il recente maltempo li ha scossi e non poco. In rifugio non ci sono stati problemi; purtroppo però molti ne sono stati segnalati sul sentiero 801 (quello che sale da Croce D’Aune) ma soprattutto sulla strada, indispensabile per il rifornimento di merci. Per danni intendiamo centinaia di piante cadute a causa del vento che, rovesciandosi, con le radici si sono “mangiate” la strada in più punti. Il problema quindi non è solo la rimozione degli alberi ma il fondo stradale completamente inesistente in molti tratti, per non parlare di tutte quelle piante a monte della strada che, una volta sistemata, la renderebbero comunque pericolosa negli anni.

Nei giorni successivi all’evento Erika e Mirco, resisi conto dell’entità del problema, hanno contattato Stefano Zannini, responsabile della sentieristica del CAI di Feltre e loro amico: l’urgenza era quella di liberare il sentiero in modo da poter riaprire il rifugio nei weekend. L’intervento di Zannini è stato immediato, prima tirando su di morale i due gestori e poi organizzando nel fine settimana l’intervento. I volontari all’opera dovevano essere 15 ma il sabato mattina si sono presentate 28 persone tra cui volontari del Cai e clienti del rifugio diventati amici negli anni; in una giornata di lavoro il sentiero era libero!

Sono state poi informate le istituzioni del problema alla viabilità: il CAI, il Comune di Sovramonte (il sindaco Federico Dalla Torre in tempi brevissimi si è reso disponibile), il Parco e il comandante dell’UTB (Ufficio Territoriale per la Biodiversità). I gestori hanno proposto una deviazione al tracciato esistente in modo da non sprecare energie per la sistemazione della strada vecchia: forse la soluzione più veloce e meno costosa e che risolverebbe diversi problemi (il Soccorso alpino ad oggi non riesce ad arrivare in rifugio se non a piedi o con l’elicottero). Il Comandante ha proposto la rimozione degli alberi dalla strada attuale chiedendo la collaborazione di Erika e Mirco.

“La solidarietà non è mai mancata, la riceviamo da quando abbiamo aperto” ci spiega Erika “attraverso le persone che ci frequentano, in sei anni ne abbiamo fidelizzate davvero molte. Ci aiutano nel portare in rifugio le merci necessarie mettendole nello zaino. Lasciamo un’auto alla partenza con le merci e ognuno carica quello che riesce e, quando rientra, aiuta nel portare a valle le immondizie. Io credo che questi siano dei gesti di grande aiuto per noi, altrimenti da soli sarebbe dura”.

Le frasi che si sentono in questi giorni in rifugio sono: “Non mollate”, “Noi veniamo qui perché ci siete voi”; sono soddisfazioni, ma i gestori ci confessano che è dura salire a piedi con lo zaino carico, magari sotto la pioggia, e poi lavorare tutto il giorno. La passione è evidente “altrimenti non saremmo qui da sei anni ma credo che si arrivi ad un punto in cui sei al limite. Sicuramente queste persone l’hanno capito e stanno cercando di starci vicino il più possibile ma il futuro non è così roseo”.

Per il prossimo anno non si sa se ci sarà una strada o meno,si sta andando incontro al periodo invernale e gli interventi con la neve non si possono fare a causa delle basse temperature e delle difficoltà nel raggiungere le zone; inoltre è un lavoro dispendioso: c’è il gasolio per il gruppo elettrogeno e il costo dei mezzi che in quel tracciato hanno un’usura superiore alla media. Il consiglio è stato quello di chiamare l’elicottero per rifornire il rifugio del necessario ma i costi sono elevati e mancano spazi così ampi per stoccare la merce.

Insomma, gestire un rifugio non è così semplice, ci vuole passione, costanza, allenamento fisico e mentale e tanto amore per la montagna. Confidiamo nel prosieguo, magari con degli aiuti esterni. Buon Natale, ragazzi!

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