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Quadri e cerchi…oni

l'arte di Isidoro Busana, prima in sella, poi tra i colori

Quadri e cerchi…oni

l'arte di Isidoro Busana, prima in sella, poi tra i colori
Isidoro Busana - Seregno (MB)-1966 finale nazionale e sordienti

Chi è nato pressappoco nello stesso periodo storico della scrivente e risiede nella sinistra Piave, quasi sicuramente si sarà trovato ad appoggiare le scarpe sui pedali di un mezzo uscito dalla piccola bottega di via Palman a Trichiana. Quel piccolo negozio, con la vetrina affacciata sulla strada è ancora lì, immutato in tutto tranne che nel contenuto: ora le uniche biciclette che vi si trovano sono quelle del proprietario che ancora, varcata da poco la soglia dei settant’anni, non disdegna di macinare chilometri sulle strade del bellunese.

Nell’amore di Isidoro Busana per la bicicletta, galeotto fu un giro d’Italia dei primi anni ’60 nel quale una tappa transitava per Mel, suo paese natale. «Veder passare quegli uomini chini sul manubrio con le gambe che mulinavano veloci, sentire il rumore dei copertoni sull’asfalto e le urla della gente a bordo strada mi mise addosso un’eccitazione che mai avevo provato, nemmeno per il calcio che allora praticavo nella squadra del paese messa in piedi da Silvio Rui»

Il sedicenne Isidoro dopo varie insistenze ottenne dalla madre l’iscrizione all’Enal Belluno nella categoria Esordienti, trovandosi al traguardo della prima gara, a San Daniele del Friuli, sul gradino più alto del podio. Fu solo il primo di una lunga serie di successi: portò a casa dieci vittorie il primo anno, dodici il secondo con una finale nazionale. Nel 68 gli fu proposto da Marino Basso di passare tra i professionisti con la Mainetti, ma dopo qualche riflessione, Busana declinò l’invito sentendo che quel mondo non gli apparteneva.

Decise di ritirarsi dalle competizioni nel 1971, dopo 70 vittorie e un ulteriore invito ad entrare nel ciclismo “che conta”, al quale anche stavolta Isidoro rispose negativamente. Rimase nel circuito delle due ruote partecipando alle gare per amatori e continuando nell’attività, rilevata da De Pellegrin qualche anno prima a Trichiana, di riparazione e costruzione di biciclette. Aggiustare e vendere biciclette fu quello che fece fino al giorno della pensione, per poi dedicarsi anima e corpo all’altra sua grande passione: la pittura.

Isidoro Busana è un autodidatta: comincia alla fine degli anni 80, dipingendo piccoli quadri la sera, in casa, basandosi su quello che gli ha trasmesso il padre, autodidatta pure lui, venuto a mancare nel 1987. Gli inizi ricalcano il più classico impressionismo, ma ben presto Busana sente il bisogno di sperimentare nuove tecniche e si mette a “giocare” con trasparenze e sovrapposizioni, con lo spatolato, arrivando ben presto allo stile che lo contraddistingue.
Già nel 1990 arrivano i primi riconoscimenti. Galvanizzato dai giudizi positivi della critica e dai risultati, l’artista amplia ben presto il suo raggio d’azione anche al di fuori della provincia e della regione, collezionando una lunga serie di premi molti dei quali in concorsi di alto prestigio – Burano (Venezia), Coseano (Udine), Cesena (Forlì-Cesena), Perugia, Cordignano (Treviso) per citarne solo alcuni – arrivando addirittura a precedere in classifica nomi celebri e conosciuti. Alcune sue opere sono così entrate a far parte di collezioni pubbliche e private.

Nelle rassegne ex- tempore, dove il tempo per dipingere è limitato, sono i paesaggi a farla da padrone. Ma negli altri concorsi, Isidoro può esibire i frutti delle sue sperimentazioni, perché lui è alla perenne ricerca di qualcosa di nuovo, di personale, di mai visto. E anche con queste opere riesce a mietere successi e consensi, talvolta surclassando centinaia di concorrenti
C’è una tecnica che più di tutte lo entusiasma, sulla quale tiene a mantenere un alone di mistero: «Quando dipingo questo tipo di quadri ci metto tutto l’impeto che mettevo nell’andare in biciletta. Dentro di me sento il bisogno di trasferire sulla tela tutte le emozioni che quel mondo mi dava e l’energia che non ho potuto sfogare sulle strade.»

Ambirebbe di poter organizzare un’ex tempore nel suo paese natio, per farlo così conoscere agli amici pittori che nel corso del tempo sono diventati quasi una seconda famiglia e magari anche una mostra. Tenendo fede al detto che “nessuno è profeta in patria”, non sono molte in provincia le persone che conoscono il lato artistico di Isidoro Busana, ma chissà che dopo aver letto queste righe qualcuno si faccia incuriosire e lo vada a trovare in via Palman, per lasciarsi rapire dai colori, dalle forme e dalle storie delle sue opere.

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