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Proteggere la Salute

L’impegno delle Acat rispetto ai problemi alcol correlati

Proteggere la Salute

L’impegno delle Acat rispetto ai problemi alcol correlati

Operare per promuovere una cultura della protezione della salute delle persone, delle famiglie e della comunità rispetto alla prevenzione di problemi alcol correlati. Questo l’obiettivo delle Acat (Associazioni Club alcologici territoriali), attraverso il lavoro dei loro rispettivi Club.

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Proteggere la Salute

«L’approccio è quello ecologico sociale del professor Hudolin, fondatore dei Cat», spiegano i promotori. Il primo Cat (Club alcologico territoriale) bellunese è stato aperto nel 1982 a Tai di Cadore, per poi prendere piede in tutta la provincia, arrivando anche a sessanta club. «Attualmente i Cat sono una ventina, sparsi sul territorio provinciale. Le famiglie dei Cat si incontrano una volta alla settimana per un’ora e mezza circa, per condividere le proprie esperienze, le problematiche, ma anche le gioie della vita di ognuno.
È importante coinvolgere anche le famiglie, in quanto spesso il disagio deriva da stili di vita e dinamiche relazionali che interessano l’intero nucleo famigliare, compresi i minori».

Fondamentale è il servitore insegnante, figura preparata e pronta a seguire chi decide di rivolgersi al Cat. «Chi fa parte del Club ha uno scopo: cambiare il proprio stile di vita, recuperando il senso della responsabilità personale e diventando più consapevole delle proprie risorse» spiegano i referenti.

Il contesto
«Nella nostra cultura – secondo i promotori – il bere bevande alcoliche è considerato normale, se non addirittura salutare e occasione di festeggiamento. Molte persone non hanno predisposizione genetica, né problemi fisici o psicologici particolari, come spesso si crede. Semplicemente, ad un certo punto, bere è diventato il perno della loro vita o hanno iniziato ad avere problemi fisici e/o relazionali. Sono persone che non avevano mai pensato potesse capitare a loro.

Spesso si interviene quando la situazione è diventata particolarmente grave e, per uscirne, non esistono cure mediche o psichiatriche davvero efficaci, non si può puntare sulla “predica”, né tanto meno sperare nella disintossicazione (nel caso dell’alcol unica soluzione è smettere di farne uso). Non esiste guarigione semplicemente perché non è una malattia, ma un comportamento, e si può sempre ritornare sui propri passi (la cosiddetta ricaduta)».

Gli incontri
I Cat sono la soluzione più efficace per affrontare queste situazioni. Ma cosa si fa negli incontri? In un clima non giudicante si parla del problema, se ne prende coscienza ascoltando le esperienze degli altri e si inizia a cambiare i propri comportamenti. «Questo non sempre è facile dato che l’alcol, come le droghe più “pesanti”, annienta la volontà e offusca la capacità di comprendere. In più, è difficile accettare cambiamenti che coinvolgono magari gli amici, il coniuge o i figli. All’uso di alcol, inoltre, sono spesso accompagnati altri comportamenti non salutari, quali legami con droghe, fumo, gioco d’azzardo. La miglior prevenzione, dunque, è parlare della situazione per esserne consapevoli, e l’obiettivo è creare le condizioni per fare un percorso di vera sobrietà». Spesso la problematica interessa non solo chi fa uso di alcol in quantità importante, ma anche chi ne consuma poco e con difficoltà se ne rende conto, avendo conseguenze talvolta poco visibili sul piano fisico e relazionale. In questo senso è importante agire per tempo, tramite una corretta prevenzione e un metodo efficace sono proprio gli incontri; l’ultimo in ordine di tempo è stato l’Interclub provinciale, tenutosi a Santa Giustina il 21 settembre scorso, dal titolo “Io sono libero, ora posso dirlo. E tu?”.

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