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Profughi del tempo e del desiderio

Stiamo accanto ai giovani, ascoltiamoli

Profughi del tempo e del desiderio

Stiamo accanto ai giovani, ascoltiamoli

Abbiamo ripreso a vivere impegnandoci e dedicandoci agli affetti, alle passioni, ai progetti desiderosi di dimenticare e abbandonare pensieri, smarrimenti, ricordi, emozioni che il virus ha depositato e continua a lasciare tra noi condizionando la vita economica, sociale, culturale e relazionale. Tutti gli studi svolti in questi due ultimi anni, sia in ambito sanitario che psico-socioeducativo, concordano su quanto sia tuttora difficile per bambini, adolescenti e giovani rielaborare il periodo pandemico.

Le statistiche nazionali propongono dati inquietanti e allarmanti rispetto al disagio di bambini e ragazzi confermando le parole della presidente della Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Antonella Costantino, che sottolinea come «la pandemia e le strategie per il suo contenimento, non solo hanno aumentato lo stress e il sovraccarico su bambini e ragazzi e sulle loro famiglie, in particolare sulle situazioni più vulnerabili, ma hanno reso non più praticabili le strategie di tamponamento che venivano messe in atto in precedenza, sia dai singoli che dalla collettività».

Il mal di vivere sta minacciando sempre più i ragazzi e gli adolescenti portandoli alla rinuncia di sé e della vita, come scrivono le cronache di tante città, compresa la nostra. Aumenta sempre più il numero dei giovani che lasciano la scuola superiore, che usano droghe, che si dedicano al cyberbullismo, che usano il corpo per esprimere il malessere attraverso l’autolesionismo, la bulimia e l’anoressia.

Cos’è significato essere bambini, adolescenti giovani ai tempi del Coronavirus, cosa continua ad accadere dentro le loro vite e noi adulti cosa possiamo e dobbiamo fare per loro, ricordando che le nostre speranze di rinascita e ripartenza passano proprio dalla capacità che avremo di rimettere i giovani al centro dei nostri progetti e della nostra società?

Loro non si sono arrabbiati di fronte alle prospettive fosche a cui la pandemia li ha obbligati costringendoli a rinunciare all’esperienza più importante che è la socialità e il contatto con i gruppi amicali. Si sono adattati, sono rimasti in silenzio, identificandosi con le fragilità degli adulti. Non hanno reagito quando Internet, prima attaccato dagli adulti perché non andava bene e perché creava dipendenza, è poi diventato indispensabile e la mancata accensione della telecamera è stata considerata assenza dalla scuola. Non sono stati trasgressivi, si sono responsabilizzati di fronte ad adulti che, confusi e spersi, hanno comunque provato ogni giorno a voler loro bene. Hanno trasferito dentro il proprio corpo il disagio, facendolo diventare cassa di risonanza e megafono delle proprie paure, delle solitudini e dell’isolamento. Lo hanno attaccato perché è la pelle attraverso la quale parlano di sé e con sé, la sede in cui si esprime un dolore che non riesce a trovare parola.

Per crescere e diventare capaci di riconoscere sé stessi nella propria identità e unicità, bambini e adolescenti hanno bisogno di tradurre i fatti della vita e le emozioni – paura, sofferenza, rabbia, gioia – in parola e, se non trovano adulti che li aiutino a elaborarle, è probabile che agiscano contro se stessi.

Ora tocca a noi adulti: Famiglia, Scuola, Servizi Educativi e Sociali, Amministratori. Interroghiamoci sui valori e sui significati che attribuiamo alle aspettative di futuro per i giovani perché, a differenza di noi, loro stanno facendo esperienza di quanto sia complicato avere ideali troppo elevati in un mondo così frammentato e incerto. Reinvestiamo sui legami e sulle relazioni piuttosto che sulle performance, frantumiamo quelle parti personali, professionali e sociali stereotipate, offriamoci di stare al loro fianco, guardandoli, riconoscendoli, ascoltandoli, accompagnandoli e curandoli. Andando noi incontro loro che si sono visti la vita, appena iniziata, rubata.

L’isolamento ha contribuito ad aumentare soprattutto i reati commessi online e gli episodi di adescamento in rete. Nel prossimo numero approfondiremo il tema con l’avvocato Giulia Piazza.

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