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Presepi che non si dimenticano

l’opera di Riccardo Castellan negli anni 70

Presepi che non si dimenticano

l’opera di Riccardo Castellan negli anni 70

La Sacra Famiglia dietro un cancello chiuso con il lucchetto o alla ricerca di un alloggio presso una casa con il caminetto spento: sono presepi che non vogliono soltanto rappresentare la Natività ma anche essere spunto di riflessione sui temi della famiglia e della fede nel tempo presente. Le creazioni che Riccardo Castellan ha realizzato nella chiesa di Sospirolo tra il 1968 e il 1980 sono stati infatti, soprattutto negli ultimi anni di attività, dei presepi “rivoluzionari”. A rendere unici questi allestimenti non era solo la maestria tecnica delle sceneggiature e il cambiamento della prospettiva, ispirati a scenografie teatrali, ma la loro capacità di stimolare riflessioni. Proprio per questo loro carattere non tradizionale, questi presepi suscitarono scalpore e curiosità, tanto da attirare anche visitatori da altre parti della provincia.

La preparazione, racconta Castellan, lo impegnava ogni anno dal mese di agosto fino alla notte di Natale quando, al termine della celebrazione, il parroco apriva la cappella laterale dove i parrocchiani potevano ammirare la Natività. Non solo le scenografie, realizzate in polistirolo, compensato e gesso e ispirate alla prospettiva teatrale, con l’occhio dello spettatore allo stesso livello di quello delle statue, ma anche le statue stesse erano realizzate da Castellan, queste ultime con l’anima in fil di ferro e visi e mani in creta.

Così per più di dieci anni la chiesa di Sospirolo ha ospitato nella sacrestia laterale queste creazioni, realizzate con la collaborazione di Flavio Paniz e Giorgio Naldo, che grazie all’inventiva e alla creatività del loro autore hanno saputo proporre ogni anno spunti e sguardi moderni. Ad appoggiare questa iniziativa è stato anche il parroco don Giuseppe De Toffol che ha sempre spronato Castellan a proseguire la sua attività nonostante le critiche che gli erano state sollevate in alcuni casi.

Grazie alle foto realizzate da Dino De Cian possiamo ripercorrere alcuni dei presepi, che ancora oggi ci invitano a riflettere sul significato della religione e della famiglia. Un insieme di creatività, riflessione e arte di cui è esempio il presepe con sullo sfondo Porta Oria, che si ispira a un’incisione di metà Ottocento di Marco Moro.

Secondo Castellan un presepe può essere un riflesso del tempo presente e dell’evoluzione dell’atteggiamento delle persone nei confronti del Natale. In alcuni presepi, ad esempio, la Sacra Famiglia occupa uno spazio quasi marginale nell’intera composizione, dove un’abbondanza di personaggi distrae l’attenzione dalla Natività: un segno, afferma, della marginalità della dimensione religiosa nelle celebrazioni del Natale.

L’auspicio è che tale impegno riprenda, con persone volontarie, giovani e meno giovani, per donare di nuovo alla comunità un’opera artistica, capace di suscitare emozioni come un tempo.

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