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Premio San Vittore a Ferruccio De Bortoli

Premio San Vittore a Ferruccio De Bortoli

Fedele alle radici feltrine dell’educazione familiare, ha fatto dell’amore per il territorio e per la comunità locali uno stile di servizio a beneficio della nostra vallata.

Così il presidente della Famiglia Feltrina, l’avvocato Enrico Gaz, ha motivato l’assegnazione dell’ambito riconoscimento “Santi Martiri Vittore e Corona” a Ferruccio De Bortoli. Il giornalista, commosso, durante la cerimonia dello scorso 4 ottobre, ha dedicato il premio al padre Giovanni e a tutti coloro che sono emigrati da questa terra con queste parole: «Sono molto onorato di ricevere questo premio che mi emoziona perché è un premio della mia terra che dedico a mio padre.
È il premio della Famiglia Feltrina che rappresenta la comunità di questa terra, che è una comunità solidale, una comunità che ha dei valori che conserva e che cerca di migliorare negli anni. Mi auguro che questa comunità abbia un futuro di crescita, di prosperità di condivisione nella fratellanza».

Il sindaco di Feltre, Paolo Perenzin, nel suo saluto ha voluto sottolineare la virtù della rettitudine del giornalista, ricordando la figura del giudice Fabbri – che si era occupato della vicenda del Vajont senza mai piegare la schiena e il capo alle pressioni delle forze politiche e della Magistratura – o ancora la riconoscenza di “Giusto fra le genti” di don Giulio Gaio per il rischio corso nel nascondere degli ebrei a San Vittore. Paragoni per sottolineare come l’illustre giornalista sia di questa “pasta”, pagando di persona le conseguenze derivanti dal non aver avuto paura di dire apertamente ciò che si deve dire ai potenti di turno.

Il sindaco di Cesiomaggiore Carlo Zanella lo ha ringraziato inoltre per essere attento alla comunità cesiolina ed in particolare all’associazione “il Tasso”.

FERRUCCIO, UNO DI NOI
Ferruccio De Boroli, molto vicino all’Associazione Culturale Veses, ha chiesto che a curare la presentazione fosse proprio il nostro presidente Luciano Dal Molin.

Ecco alcuni passaggi: «Presentare il giornalista De Bortoli sembra a primo impatto estremamente complicato, ma in effetti non lo è. È facile, perché è un feltrino. È figlio di questa terra bellunese: contadina ed emigrante, fatta di lavoro duro e di tante sofferenze, ma di grande dignità. È uno di noi!». Dal Molin, ha oscillato tra il “Ferruccio nazionale” e il “Ferruccio feltrino” attento alla sua terra d’origine.

«Parto dagli incontri che ti abbiamo chiesto e ci hai gentilmente concesso. Pur essendo qui in vacanza per rilassarti, non ti sei negato di prendere un caffè per ascoltare i progetti che, noi volontari operatori della rivista “il Veses – Finestre sulla Valbelluna”, stavamo affrontando. ”Il Veses” lo conosci eccome, e – dopo averci ascoltati con attenzione – ci hai dato dei consigli, hai suggerito come sviluppare alcuni argomenti, fare attenzione a talune sensibilità e affrontare alcune priorità urgenti. Consigli di cui abbiamo fatto tesoro e ovviamente messo in pratica. Il bello di quei momenti era che ci hai parlato con lo spirito di un amico, non da direttore di importanti testate a livello nazionale. Ti sei rivolto a noi come se ci conoscessi da sempre, in maniera spontanea, affabile, esattamente come quella di un fratello maggiore».

E poi, riferendosi al giorno in cui a Menin si inaugurò nell’ottobre 2018 la nuova piazza, ha continuato. «Quel giorno hai chiesto, al presidente della locale associazione “il Tasso” Walter Zanella, di poter indossare come tutti la maglietta viola della’associazione perché tu eri e sei uno di loro. Dimostrando così un evidente segno di “appartenenza”».

E, infine, dall’introduzione al libro fotografico di Titta Rossi del 2005, riprende questa sua asserzione dedicata ai feltrini. «E per una volta il riserbo orgoglioso di queste vallate può lasciare lo spazio a una originale celebrazione. Senza esagerare. Sennò che feltrini saremmo?»

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