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Portar i torzh

una tradizione scomparsa

Portar i torzh

una tradizione scomparsa

Festa grande, le campane suonano gioiose, la gente si affretta per andare in chiesa a partecipare a questa solenne santa messa. Uno stuolo di chierichetti vestiti con tonaca e veste, i cantori che fanno le prove per fare “bella figura” durante la celebrazione. Poi le campane finiscono di suonare, gli ultimi ritardatari si muovono dal sagrato per entrare in chiesa e dalla sagrestia esce il celebrante con tutti i chierichetti in fila, ordinati, pronti ognuno a svolgere il proprio compito.

La celebrazione procede: il Confiteor Deo Omnipotenti, l’Oremus, il Kyrie, poi il Gloria, l’Epistola, il Vangelo ed il Credo; ancora, quando inizia l’offertorio, il sacrestano si alza e va verso la sacrestia, ne scosta la tenda ed ecco uscire due, quattro, sei, otto giovanotti che portano i “torzh” e si sistemano all’interno delle balalustre con questi oggetti: dei grossi ceri pesanti con una corona di ottone alla sommità dove risalta la fiammella accesa. Il coro intona solennemente il canto del Sanctus e tutti questi giovani alzano in maniera ordinata i “torzh”, badando che siano in perfetto allineamento di altezza, fermi, immobili come delle statue fino al termine del Sanctus, poi ad un cenno del sacrestano rientrano in sacrestia.

Quello di portare i “torzh” era un servizio che quasi sempre si sono riservati di fare i giovanotti di Fumach: i fratelli Canal, i Slonghi, i Gris ed i Lucca. Per loro era non solo un dovere, ma un piacere il fare questo servizio per dare maggiore solennità alla celebrazione, e poi anche per il ritrovarsi, dopo la santa messa, sulla piazza, o meglio al bar.
Qui avveniva la discussione fra di loro sul chi aveva tenuto il “torzh” piu basso e non allineato perché su di quest’ultimo ricadeva l’onere di pagare da bere a tutti gli altri, cosa che poi generalmente veniva fatta dal sacrestano a riconoscenza del servizio prestato.

Questi “torzh” erano dei grossi ceri, fatti proprio completamente di cera, di un diametro di circa 12/13 cm, lunghi sui due metri, pesanti una ventina di chili, con una bella corona di ottone finemente lavorata alla sommità. Successivamente sono stati sostituiti con oggetti differenti, che altro non erano che dei grossi tubi di plastica con all’interno un congegno portante una candela, la quale veniva spinta verso l’alto da una molla man mano che essa si consumava. Poi, vuoi per il fatto che non vi era più nessuno disposto a portare questi ceri, vuoi perché i tempi sono cambiati, anche questa usanza è stata dismessa.

La santa messa è rimasta ancora la stessa, con lo stesso valore liturgico, ma questa usanza che dava maggiore sollenità alla celebrazione manca e forse, se a qualche giovane o meno giovane venisse la nostalgia di questa tradizione, non è detto che non la si potrebbe ripristinare.

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