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Polentes

il gelato, la chiesetta, la comunità

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il gelato, la chiesetta, la comunità

Il suono allegro di un clacson si fa sentire in lontananza e si avvicina lentamente: è Luca, figlio di Fiorindo, storico gelataio di Polentes. Colgo l’occasione per farmi raccontare la storia del padre: «Tutto iniziò nel lontano 1956, quando Fiorindo, poco più che sedicenne, partì da Limana per cercare fortuna a Milano. Trovò impiego presso la gelateria Sartori e dopo aver conosciuto e sposato Elda nel 1958, gestì con lei, nel periodo invernale, un chiosco di caldarroste e dolciumi alla Stazione Centrale. Solo nel 1969 tornarono a Limana e presero in gestione il bar di Polentes. Fiorindo decise di portare la sua competenza di gelataio in paese, e, per rendere più redditizia l’attività, acquistò un motocarro Ape con il quale cominciò a proporre il suo gelato in giro per la provincia. Dal 2001 siamo subentrati io e mio fratello Paolo: oggi disponiamo di due furgoni e serviamo tutta la Valbelluna. Con i nostri clienti si è ormai instaurato un rapporto familiare e aspettano con gioia l’appuntamento con il nostro gelato».

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Si avvicina Enzo Gasperin che, sentendomi chiedere informazioni sulla storia della frazione, mi dice orgoglioso: «Ma lo sai che il Polentes calcio è stata una delle squadre più forti della nostra zona? Il torneo dedicato alla memoria di Ugo Gasperin è andato avanti per ben dieci anni. Negli anni Settanta abbiamo avuto per un paio d’anni un campo attrezzato, poi si andava a giocare altrove. Abbiamo vinto molte partite, ma più di tutto era l’occasione per trovarci insieme».

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Di fronte al bar da Fiorindo, ora chiuso, sul muro di una casa privata è posta una lapide di pietra che ricorda uno scontro tra truppe italiane e tedesche. In tale combattimento si distinse il tenente Ilario Pavan che riuscì a catturare un intero battaglione. Polentes fu coinvolta direttamente negli eventi della Prima guerra mondiale, soprattutto nell’ultima fase del conflitto dopo la disfatta di Caporetto (ottobre 1917) quando il fronte si attestò lungo il Piave e nella Valbelluna.

Decido di percorrere il sentiero che conduce alla chiesetta di San Zenone, arroccata su uno sperone roccioso a strapiombo sopra Polentes. Durante il Medioevo era una meta di pellegrinaggio piuttosto frequentata; ad essa sono legate alcune leggende interessanti: si dice che i massi preparati dagli abitanti per la costruzione della chiesa, lasciati nel fondovalle, durante la notte venissero misteriosamente trasportati sulla cima della roccia dove oggi sorge il santuario. Un’altra leggenda racconta che san Zenone, vescovo di Verona nel VI sec., si sarebbe fermato a riposare in quel luogo; per ricordare il suo passaggio gli abitanti avrebbero edificato una chiesa in suo onore. «Ero capofrazione – mi racconta Luca – quando abbiamo deciso di restaurare il santuario. Il primo grosso lavoro è stato il disboscamento e la pulizia dell’area circostante. Dopo il restauro dell’edificio si trattava di addobbarlo con qualche oggetto sacro e fortunatamente abbiamo ricevuto in dono diversi arredi che sono stati consacrati dal Vescovo il giorno dell’inaugurazione della chiesetta restaurata. Hanno contribuito diversi volontari nelle diverse fasi del lavoro, non solo di Polentes. Un bel momento in cui la comunità si è unita per un obiettivo comune».

Il caffè lo bevo da Elda, 86 anni, che mi racconta la sua vita fatta di lavoro, di sacrifici e rinunce, ma anche di soddisfazioni. «Ero ancora una ragazzina quando sono andata a lavorare in un albergo del Bellunese: a volte mi dovevo alzare alle quattro del mattino per preparare la colazione ai clienti diretti alla stazione e poi trascorrevo l’intera giornata occupandomi di ogni genere di mansione, che svolgevo per puro senso del dovere. Con mio marito ho lavorato più anni a Milano, ma lui mi aveva promesso che saremmo tornati a Polentes non appena fosse nato il primo figlio, e ha mantenuto la parola! Qui abbiamo aperto prima l’osteria e poi la gelateria che adesso viene portata avanti dai figli. È stata una vita dura, ma ben spesa».

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