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Pietro “Parigin” Dal Pont

Personaggio vero, autentico quanto scomodo

Pietro “Parigin” Dal Pont

Personaggio vero, autentico quanto scomodo

Una persona come Pietro Dal Pont detto “Parigin” «è il riassunto, la personificazione del Novecento: le grandi lotte, i grandi sentimenti, le novità che avanzano, tutto molto assoluto, senza compromessi. Il collegamento tra il Fascismo e il Comunismo è, in Piero, la parte sociale, la promessa di riscatto delle classi subalterne che è la base della sua vita, sempre dalla parte dei puarét, “Sacramentando i siori de sta tera”. Questa poi era la stessa idea che era alla radice della sua adesione al fascismo, l’idea che ci fossero i puarét contro le plutocrazie occidentali come l’Inghilterra, mentre noi – Italia – eravamo la grande proletaria. La base è la stessa, il riscatto di qualcuno che vorrebbe un mondo migliore. Questa idea per lui e per tanti è stata tradita, Pietro l’ha cercata e ritrovata, senza più abbandonarla, nel Comunismo.»

Così sintetizza la figura del nonno il nipote Matteo Dal Pont.

Nasce a Castion il 14 luglio del 1915, neanche dopo due mesi dell’entrata in guerra dell’Italia. Nell’anno della sua morte, avvenuta nel 2005 all’invidiabile età di 90 anni, i figli hanno iniziato a radunare i tanti documenti che il papà aveva conservato con scrupolosa attenzione, per realizzare un libro dal titolo “Nato il 24 luglio” che nel 2007 è stato collezionato e scritto dal celebre giornalista Dino Bridda, affinché la memoria di questa straordinaria persona, oltre a non andare persa, fosse davvero ricordata come un esempio.

FUORI DAGLI SCHEMI
Pietro era un uomo “fuori dagli schemi”, intraprendente, coraggioso, che amava anche l’avventura. È interessante comprendere la Storia di quest’uomo, paracadutista militare, patriota, atleta, vigile del fuoco, marito, padre, benefattore e l’ambiente castionese in cui ha vissuto da civile. Castion nei primi decenni del Novecento era una comunità prevalentemente agricola, per gran parte a servizio di famiglie nobili, fermamente cattolica, poco avvezza a seguire le influenze storico politiche dei tempi, lasciate piuttosto ai cittadini del centro città, perché c’era piuttosto da lavorare duro curvando la schiena. Ebbene, Pietro è la classica eccezione di persona attenta e che vuole essere protagonista dei cambiamenti, tant’è che, spinto sempre dal suo ardimento e trascinato da ideali importanti, partecipa come volontario alla guerra di Spagna nel 1938.

OLIMPIONICO MANCATO
Dinamico come pochi, si dedica allo sport praticando calcio, ma è la corsa la sua passione. È tesserato Fidal e si prepara per le Olimpiadi di Tokio del 1940 nel mezzofondo. Ma le attese per quell’evento sportivo sono deluse: la Guerra nel 1940 si estende e coinvolge ormai l’intero mondo. L’Italia dichiara guerra prima alla Francia e poi alla Grecia. Pietro lo fanno correre sì, ma verso l’Albania e Grecia. Nel 1941, giunto ad Atene, è adocchiato dagli alleati tedeschi e con questi si allena nel mitico stadio Olimpico Panathinaiko. Una piccola soddisfazione per il “Parigìn”, non grande quanto una partecipazione alle Olimpiadi Nipponiche che non furono mai disputate.

PIETRO PARACADUTISTA
Fare il paracadutista era un altro sogno nel cassetto di Pietro. Aveva provato ad entraci anche nel 1940, ma non riuscì per motivi burocratici. Durante l’esperienza balcanica fa domanda di ammissione ai reparti paracadutisti. Essendosi distinto, ottiene anche il supporto del suo comandante di battaglione che lo dichiara“Elemento dotato di intelligenza e iniziativa, coraggio, lo ritengo idoneo”. Così nel 1942, terminata la campagna di Grecia, viene integrato nella Divisone Paracadutisti di Viterbo. Nel luglio del 1942 lo troviamo in Africa componente dei “Cacciatori d’Africa” che qui prese poi la denominazione di “Folgore”. Non partecipò alla cruenta battaglia di El Alamein, perché ammalato e, curato dal dottor Bellati di Feltre, rientrò in patria malconcio, tanto che all’ospedale di Pozzuoli ricevette pure l’Estrema Unzione.

NEL CORPO ITALIANO DI LIBERAZIONE
Sarà, come volontario, nei parà della “Nembo” in Sardegna; dopo l’8 settembre del 1943 il Reggimento Paracadutisti della “Nembo” è mobilitato dal governo Badoglio a fianco degli Alleati. Al seguito della famosa 8a Armata inglese, la “Nembo” si distingue nella liberazione di diversi paesi e città nella regione delle Marche. Al termine della guerra, Pietro arriva a casa molti mesi dopo, mezzo claudicante a causa di un incidente capitatogli subito dopo i giorni della Liberazione.

EL “PARIGIN”
Pietro sposa nel 1946 Anna Maria Savaris con cui avrà tre figli: Oris, Daniele e Franco. Di professione farà il postino, ma come cittadino è spinto a continuare nei suoi ideali a favore della gente che ne ha bisogno. Sempre mosso dalla virtuosa voglia di aiutare “gli ultimi”, gli sfruttati, i meno abbienti, prosegue la sua battaglia contro le ingiustizie, ma “da quel’altra parte”.

La sua Storia di militare l’aveva portato a toccare con mano la disastrosa situazione con cui l’esercito italiano s’era mosso nello scacchiere bellico. Il confronto prima con i tedeschi, che ad Atene lo alimentavano per poter correre, il degrado e l’abbandono durante il periodo passato con la “Nembo” in Sardegna, il confronto con l’organizzazione e i mezzi messi a disposizione degli Alleati per la Liberazione poi, deluso dagli ideali del fascismo che in gioventù l’avevano fatto partire per la Spagna, fece suoi gli ideali del Comunismo sempre messi a disposizione del Bene Comune.

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