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Pietro Buzzi

Una vita in RSA con un passato da attore

Pietro Buzzi

Una vita in RSA con un passato da attore

Per “Piero” vivere per un lunghissimo tempo in una RSA non è stato, e non lo è tuttora, un problema o un disagio; è stato la sua salvezza fisica e sociale. Classe 1942, Pietro è un uomo solo senza più famiglia, con diversi problemi di salute; a soli 39 anni ha dovuto lasciare il lavoro in Zanussi prematuramente. Lavori di fatica che il suo corpo non riusciva a reggere, se avesse continuato sarebbe stata la sua fine.

Il cognome Buzzi non è certamente bellunese, infatti Piero si proclama un “PiemontLombardo” essendo nato a Milano, ma la sua famiglia paterna era di Novara; è discendente per ramo materno della nobile famiglia Palpella di Mel.

Piero ha una sola chance per sopravvivere ed essere seguito: entrare in casa di riposo. Cede le sue proprietà immobiliari al Comune di Mel in permuta del sostentamento che in parte paga anche con la sua pensione. Entra nella RSA “Piergiorgio Sbardella” quale primo ospite assoluto il 4 novembre 1981.

«Questo è il mio capo, nonché vicepresidente onorario», esordisce Fabio che da oltre 30 anni lo visita periodicamente presso la struttura zumellese. In gioventù, quando la famiglia abitava a Follo di Mel, dal suo papà Pietro imparò a lavorare con i vimini realizzando heste, dérle, hestéi, vant. Aveva una sfrenata passione di andare a funghi “oci de bò”, a gambri di fiume e bisate (anguille) ovviamente di sfrodo!
Nonostante i problemi cardiaci, allora non riscontrati, ha fatto l’alpino nella Brigata Julia a Tolmezzo. Poi iniziò a lavorare come casaro a Malga Mont a confine con la Trevigiana, di questo primo impiego pubblichiamo il “Libretto di Lavoro” a lui intestato del 1964.Successivamente fu assunto da un’impresa che faceva lavori ferroviari nella zona di Longarone, giusto nel periodo in cui nel 1965 in Cadore si stavano girando le riprese cinematografiche del famoso film “Von Ryan’s Express” con Frank Sinatra, Trevor Howard e Raffaella Carrà. Pietro fa da comparsa in alcune scene del film lungo la via ferroviaria. «Ma Piero, setu gnest forà sul film?». «Sì, pochet, ma me ere ben petenà! Ah ah ah!».
Socialmente ha sempre coltivato rapporti con le associazioni del paese, gli Alpini e i cacciatori che lo invitano puntualmente alle loro feste, con la Confraternita del formaggio Piave Dop di cui è socio onorario; medaglia d’argento come donatore di sangue, si è reso civilmente solidale e utile agli altri. La vita in casa di riposo era per lui molto attiva.

Si era assunto un ruolo tutto particolare di fattorino con relazioni esterne. Una sorta di impiegato aggiunto. Era lui che andava in Comune per portare o ritirare documenti, in posta a ritirare la corrispondenza e altre commissioni di routine, in farmacia, dai dottori a ritirare le ricette. Ma ha contribuito anche come aiutante del pittore Walter Bernardi nella realizzazione del grande affresco che campeggia all’entrata. «Piero ghe iuteitu a Walter a cener su al pignàt del color?». «No, no! mi pituree mi! Elo chi che ha fat le foie?». «Ma alora, Piero, ti l’è na setimana che te se qua, alora!».

La risposta pronta di Piero non tarda a venire: «’Na setimana abondante» pronunciata con una sganasciata genarle di tutti. «Quaranta do ani che son qua!». «Alora, Piero, fra an s-ciant te ciapa anca la pension de eser entro qua» …. e giù a ridere!

Forte Piero: nel fisico e soprattutto nello spirito. «Continua così e parècete che festeggion le “Nozze d’Oro” della to permanenza qua entro»!

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