800 038 499

Numero Verde gratuito

Email

info@ilveses.com

Piccole realtà di paese

il mondo di Gianni a Madeago

Piccole realtà di paese

il mondo di Gianni a Madeago

Spesa. Parcheggio nell’immenso piazzale. Entro nel super mercato (o iper mercato, non so bene): filodiffusione e una vocetta rassicurante che mi informa sull’imperdibile offerta del giorno. All’entrata c’è il sontuoso banco frutta e verdura: conto 6 qualità di mele, 3 d’uva, 4 di capuz e svariate qualità di banane. Arrivo al banco del pane: c’è praticamente tutto quello che puoi desiderare, cereali mai sentiti e lavorazioni esotiche. Banco dei salumi: sterminata distesa di prosciutti, mortadelle, coppe e pancette. Coda, tutti intenti al bigliettino, sia mai che il pensionato accanto ti freghi il posto. Arranco faticosamente cercando poche cose tra le corsie piene di gente e di bottigliette, scatolette, flaconi, sacchetti, tubetti, scatole. Coda alle casse, parcheggio, sospiro di sollievo. Avrò certo dimenticato qualcosa. Arrivo finalmente a Castion, stasera ceno con mamma. Di secondo mi porge una fetta di salame. Deliziosa, faccio il bis e il tris nonostante l’urlo di vendetta del girovita e del colesterolo. Ma dove l’hai preso sto salame così buono? Sorride, mamma, e come fosse la cosa più naturale del mondo mi dice: «L’ho preso da Gianni, è arrivato oggi». Gianni è Gianni Serbatti, dal 1956 la sua famiglia gestisce il piccolo negozio alla fermata dell’autobus in piazza a Madeago.

Spiegami, Gianni: come si fa nel 2023 a vivere di un negozietto così piccolo e così decentrato? Senza parcheggio, senza aperture non stop, senza quaranta varietà di tutto? «Si vive semplicemente come sarebbe normale: senza fretta, facendo due parole, aspettando con calma il proprio turno, chiedendo quello che ti serve e non quello di cui hai sentito parlare. Qui la gente viene a piedi da Faverga, da Pittanzelle, o in macchina da Caleipo, Sossai, dalle Valli, da Cet, Castoi, Visome. Viene perché trova appunto quello che serve. Sanno che qui ci sono prodotti locali, due varietà di salumi e di ortaggi, ma di qualità. Gli operai parcheggiano il camion qui fuori e vengono a farsi fare il panino, i bambini chiedono la merenda prima di andare a scuola».

Bambini da soli? Soli soli che attraversano il paese a piedi e vengono a fare la spesa? «Ma certo che sì, non lo si è sempre fatto? Le mamme si fidano, siamo una piccola realtà felice, e ci sono ancora bambini che amano mangiare il panino al salame per ricreazione. E vengono a farselo fare mentre vanno a scuola a Badilet».

Dalla finestra della cucina di mia mamma vedo i nonni che passano giù col trolley, deduco che hai una clientela abituale o, come si dice oggi, fidelizzata. «I miei clienti sono soprattutto anziani, per i quali la spesa non è una formalità da fare in fretta ma un rito sociale. Non comprano sessanta prodotti e poi non li vedi più, ma poco due tre volte la settimana. Ma in quel poco ci sta la chiacchierata, il fermarsi lungo strada con il vicino, le due parole sul tempo e i dolori, sorrisi gratis e un po’ d’aria. Spesso i miei clienti hanno i figli che fanno la “spesona” al super per loro, ma continuano a venire. Non tutti ci riescono, allora mi telefonano e io passo a portare la spesa a casa, saluto e faccio un po’ di compagnia».

Ma non hai nessuno che ti aiuta? Tra la gestione del negozio e la spesa a domicilio devi essere molto indaffarato! «Direi che sono proprio indaffarato: vendo e consegno anche le bombole del gas e vado dai fornitori a prendermi la frutta e la verdura e la merce che manca. Ormai so cosa mi chiedono i miei clienti e cerco di essere sempre pronto. Questione di organizzazione, alla fine. Le chiusure e la vicinanza a casa mia mi aiutano ad ottimizzare i tempi».

Ah già, perché tu chiudi come una volta, quel mistico tempo ormai lontano quando il mercoledì pomeriggio e la domenica anche se ti mancava sempre qualcosa i negozi erano chiusi. Punto. «Anche questo è un falso problema: si sopravvive un giorno e mezzo senza negozi, non siamo pronto soccorsi! (Ride) I miei clienti non hanno nessuna crisi di panico: vengono il giorno prima o il giorno dopo e pace. Però nei cinque giorni l’anno che chiudo per ferie c’è sempre qualcuno che mi dice: “E noi come facciamo senza di te?”. Credo che manchi il punto di riferimento, più che il prosciutto!».

C’è da crederci: qui si può trovare veramente di tutto. Ci sono anche i Tabacchi, con tanto di insegna bianca e nera. «Nonostante i social ci sono ancora persone che scrivono cartoline e auguri di Natale: vengono a comprarli (ho le buste e i biglietti), mettono il francobollo e li spediscono nella buchetta rossa qui fuori. Un rito semplice, antico anche se a rischio di estinzione. Così come mi chiedono i cioccolatini per fare un regalo. Li scelgono e io li incarto: un bel modo di farsi presenti».

Il negozio è proprio lo stesso della mia infanzia: colorato, un po’ disordinato, pieno di cose. Ci sono lumini da cimitero sotto il Cucirino per la merceria, il necessario per il pronto soccorso accanto alle zirele (oggi, mi dice Gianni, solo i più vecchi chiamano così le mentine bianche), detersivi e pasta, colle e quaderni e legna da ardere. In più ci sono le bottigliette di liquori da collezione, una vera rarità. E un’idea di accoglienza, di normalità che ti racconta di una dimensione lavorativa in cui la tua umanità fa spazio a quella degli altri.

Galleria Immagini

Acegli l’area tematica che più ti interessa oppure clicca sulla casa per ritornare alla Pagina Principale del sito.