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Piazza Maggiore a Feltre

sulle tracce del Segusini

Piazza Maggiore a Feltre

sulle tracce del Segusini

Piazza Maggiore, denominata anche piazza Vittorio Emanuele II e Karl-Platz durante la prima guerra mondiale, si è adeguata all’evolversi della storia. Ma non solo quella recente. Fu prima il Foro Romano e forse il cuore di quel “reticum oppidum” (castelliere retico) del quale parlano gli storici romani (lo scrive Plinio il Vecchio nella sua “Naturalis Historia”).

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Piazza Maggiore a Feltre

Una prova in tal senso è venuta dal ritrovamento nel 2000, a seguito di scavi archeologici davanti alle Fontane Lombardesche, del podio di una basilica civile romana. Il Foro, centro politico, economico e religioso della città, doveva essere imponente perché enfatizzava i rilievi naturali del colle coronandoli di edifici. Nonostante la salita più o meno erta per raggiungerla, i Feltrini mantennero inalterato nei secoli il sito della loro “Platea Major”.

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Piazza Maggiore a Feltre

Anche qui Segusini si impegnò. In una lettera del maggio 1866 scriveva al pittore Lot Bruna: “… Sono venuto alla patria (Feltre) per disporre i lavori relativi ai restauri delle monumentali nostre fontane e a ripristino di questa nostra Piazza Maggiore per cui viene del tuto rimessa e ricostruita anche la parte dinanzi ove ritrovasi ad essere la colonna e lo stendardo e questa oltre ad essere nel massimo deperimento, si ritrova del pari acentrica colle fontane per la qual cosa, nel progetto da me progettato e ad’unanime approvato (a dire il vero ci fu un oppositore, Giovanni Zugni Tauro, ndr), vi si ritrova anche questa modificazione tanto interessante e voluta nel nostro caso. Da questo capirete che il lavoro da farsi non è di buon momento e la collocazione dei tre monumenti mostrerà una volta, che anche Feltre non è fra le ultime città della penisola del bel paese dove il sì suona”.

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Piazza Maggiore a Feltre

Da notare, a proposito della grammatica, che lo stesso Segusini più volte lamentò di non aver potuto accompagnare il proprio talento nel disegno con studi umanistici regolari. La modifica fu di aprire due vie, ai due lati, che la congiungessero a via Mezzaterra, mettendo il centro della piazza in asse con le fontane lombardesche.
Ad Antonio Vecellio (lettera dell’agosto 1865) egli suggeriva che la statua di Panfilo Castaldi, commissionata dai tipografi Milanesi, fosse posizionata proprio in Piazza Maggiore che considerava “magnifico monumento di fontane che può stare e che onorerebbe qualunque città d’Italia”. Sperava che “colla gloria di avere questi due monumenti (Castaldi e Vittorino da Feltre, opere di Costantino Corti, ndr) e il terzo a Dante (mai eseguito, ndr) sia giunta l’ora che si penserà a quanto altro ci lasciò i nostri maggiori”; e concludeva auspicando che la voce dei nipoti non si adirasse “contro di noi” per aver tenuto in poco conto fino ad allora quanto di meglio avevano lasciato gli antenati. In altro suo scritto suggeriva opere di manutenzione a tutto l’ambiente circostante la Piazza ed affermava che essa era “la parte più cittadina e nobile che sia di tutta la città”.

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Piazza Maggiore a Feltre
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