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Pian dei Bof

la fondazione “Valdiseren onlus” per il rilancio della mezza montagna

Pian dei Bof

la fondazione “Valdiseren onlus” per il rilancio della mezza montagna

Ammettiamolo. Non conosciamo profondamente la nostra terra. Ci sono tantissimi luoghi magari un po’ fuori dalle direttrici più frequentate, che nulla hanno da invidiare per bellezza, fascino e originalità a tanti decantati borghi toscani, mete di “turismo rigenerativo”.
Uno dei luoghi d’incanto è Pian dei Bof in Val di Seren, giusto sopra località Pian de la Cesa. Un borgo incantevole che ha mantenuto le caratteristiche architettoniche d’un tempo, un balcone con vista privilegiata sull’Ossario del Monte Grappa. Un posto agreste vissuto per secoli dall’uomo che di questi spazi faceva risorsa e sostentamento. Drasticamente abbandonato, perché scomodo, oggi ha le chances per riappropriarsi di una seconda vita da protagonista.

LA FONDAZIONE
«Stiamo parlando di “ri-generazione Valdiseren Onlus” – ci racconta la presidente Enrica De Paulis, dirigente del Comune di Feltre e abitante stabile a Pian dei Bof – che è subentrata alla prima gestione grazie all’interessamento del “Cantiere della Provvidenza”; ora la realtà è presieduta da me, Angelo Paganin e Andrea Bona. La Fondazione, nata per volontà dell’altoatesino Oskar Unterfrauner, era partita per contribuire allo sviluppo di questa valle, stimolarlo e sostenerlo. Uno sviluppo integrato e sostenibile, attento al sociale, capace di generare occupazione inclusiva. Un sogno dopo tanti anni bui, arenatosi per la difficoltà da parte del fondatore di relazionarsi con il territorio».

RI-GENERAZIONE
«Oggi abbiamo voltato pagina. Gli obiettivi sono rimasti quelli, ma dobbiamo procedere a piccoli passi, ricucire la relazione con il territorio, dopo la delusione amara della popolazione verso questa Fondazione. Ripartire con cose concrete, come il vigneto sperimentale piantato qui per lo sviluppo della valle, trainato da un modello di agricoltura sociale, impiegando dipendenti appartenenti a categorie svantaggiate come extracomunitari che non hanno trovato accoglienza in altri luoghi. Poi abbiamo questo borgo che è un po’ il gioiellino della valle. Quando sono arrivata io negli anni 2000 per comprare casa – era completamente abbandonato, un mucchio di pietre. Io ho creduto in questo posto e mi sono messa a ristrutturare, tanto quanto ci aveva creduto il precedente fondatore, che investì molti soldi. Il borgo ora è molto cambiato. Tanto significa che io sia qui tutti i giorni: vigilo, controllo, verifico, ma tanto è importante la presenza fissa di un dipendente che lavora riassesta, ripara, coltiva. A Shabbaz Ahmad, pachistano, si sono uniti altri due concittadini, Amran Ali e Nadeem Abbas, tutti rifugiati politici che stanno dando una spinta notevole al ripristino del borgo».

PROGETTI PER LA RINASCITA
«Un altro progetto partito quest’anno è il campo di erbe officinali e una coltivazione di fichi e kiwi in spazi liberati dai rovi; così facendo abbiamo restituito alla comunità, ai turisti ai visitatori la dignità di questo luogo. Con Angelo stiamo lavorando a un piano ambizioso per riportare in questi borghi un nuovo senso di vita attraverso agricoltura e architettura rurale. Programmi di inclusione sfruttando la struttura della fondazione per fare accoglienza, dando possibilità a chi passa per di qua, dal ciclista, al giovane che arriva per lavoro, di fermarsi. Troverà una biblioteca di testi, di luoghi della memoria, di libri locali di Dante Rech, di Claudio Fasolo un veneziano che ha abitato qui recentemente e che ha collezionato una quantità di libri sulla montagna e sulla architettura rurale. O di padre Leonardo Boff, brasiliano originario di Pian dei Bof, esponente della Teologia della Liberazione, che ha scritto molto su questi temi di equilibrio dell’uomo con la natura.

Sogno di acquisire due ruderi, ristrutturarli in forma creativa, realizzando una terrazza panoramica, un orto pensile, un giardino d’inverno per colazioni e lettura con una vista bellissima. Poi un progetto di ripristino dell’agricoltura per la valorizzazione del paesaggio: liberare dal bosco i terrazzamenti, i prati, i percorsi che prima qui insistevano, per creare spazi e dedicarli all’agricoltura.

Il cuore della Fondazione è l’agricoltura sociale, con un modello di vita che riscopra i valori della socialità: una comunità solidale con attenzione alla biodiversità, in armonia con la natura in un ambiente non contaminato. Tante idee e tanti progetti; intanto stiamo vivendo di un minimo di autosufficienza con l’orto, galline, capre».

TURISMO DELLE RADICI
Vorremmo promuovere un “co-founding” con le famiglie che sono in Brasile per raccogliere una donazione per restaurare la casa, da cui tutta la loro genia è partita, in cambio di una vacanza gratis nella terra dei loro avi qui in Pian dei Bof. Io sono in contatto su WhatsApp con i discendenti Boff in Brasile, gruppo che conta 1.200 adepti, poi c’è il gruppo degli Scariot di 1.500 e, se ci aggiungiamo i Rech che sono i più diffusi, con un solo messaggio raggiungiamo 5-6.000 persone! Se fosse anche solo un euro potremmo ristrutturare il bagno. Con i piccoli passi e la concretezza riusciremo a cambiare il volto di Pian dei Bof».

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Aut. del Trib. di Belluno n. 17 del 24.11.2000. Direttore Responsabile: Federico Brancaleone. Sede Legale: via Pulliere, 19 – 32035 Santa Giustina (BL) – Redazione: via degli Emigranti, 61 – 32037 Sospirolo (BL).

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