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Pescare nelle Dolomiti

i bacini, le specie e il turismo ittico

Pescare nelle Dolomiti

i bacini, le specie e il turismo ittico

Nel territorio bellunese esiste una disciplina di nicchia, preziosa e tutelata da 12 diversi bacini: la pesca sportiva. A svelare alcuni dettagli è Gino Pizzico, presidente del Bacino 8.

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Pescare nelle Dolomiti

Come sono nati i bacini di pesca?
Ero presente anch’io quando 30 anni fa, l’assessore di allora, Sergio Reolon, decise di lanciare una nuova proposta riguardante la tutela della pesca nel bellunese. Nei primi anni novanta Reolon avanzò la proposta di suddividere il bellunese in 12 bacini di pesca e di lasciarne la tutela ai pescatori presenti nelle diverse aree. A quei tempi la pesca non aveva regole, non si pensava a quello che era presente in acqua, si portava a casa il pesce e basta. Per questo motivo l’assessore Reolon, contro la titubanza e il disaccordo iniziali della regione, riuscì nell’impresa, facendo sì che fossero i pescatori di ogni bacino i gestori della propria passione. Dal 2012 sono il presidente del Bacino 8, un’area che comprende 4 comuni: Ponte nelle Alpi, Belluno, Limana e buona parte del territorio di Trichiana. Ogni bacino deve avere la sua associazione di pesca sportiva dilettantistica A.P.S.D. con un relativo consiglio composto da una dozzina di soci eletti in assemblea e un presidente. Il compito dell’associazione è di legiferare tutto ciò che riguarda il settore della pesca nell’area del bacino.

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Pescare nelle Dolomiti

Quali specie ittiche troviamo nel tratto gestito dal bacino?
Nonostante i danni subito dalla tempesta Vaia del 2018, ad oggi il bacino dispone di diverse specie ittiche autoctone e protette tra cui marmorate, temoli, barbi, ibridi. Grazie a Sergio Reolon ho avuto la gestione dell’incubatoio di Bolzano Bellunese in cooperazione con altri pescatori. Per vent’anni ho avuto la possibilità di allevare diverse specie ittiche e proprio in quel periodo siamo riusciti a far nascere le prime marmorate riprodotte.

Quali sono le iniziative portate avanti dal bacino e quali sono le future?
Dal 2012 tuteliamo alcune specie come le marmorata, l’ibrido, il temolo e il barbo italico, grazie alla conversione di diverse zone in “catch and release” e ”no-kill”. Inoltre abbiamo una scuola di pesca per i bambini, dove ogni anno dedichiamo una giornata di insegnamento e di approccio alla pesca sportiva.
Siamo inseriti anche nel settore scolastico e durante l’anno riusciamo a fare una quindicina di lezioni dove trasmettiamo ogni conoscenza e sapere riguardanti i pesci che vivono nel nostro Piave e la loro importanza per il mantenimento degli ecosistemi.
Per quanto riguarda le iniziative future, auspico che un giorno i bacini possano unirsi tra di loro, passando da 12 a 5/6, per permettere al turista di godere pienamente delle diverse aree, senza dover pagare ogni volta un’ingente quantità di permessi. In questi trent’anni di bacini, ho capito che il territorio di Belluno è estremamente frammentato e questo scoraggia la pesca-turismo.

Turismo ittico: cosa ne pensi?
Circa il 70% degli associati al Bacino 8 viene da tutta Italia. Il turismo ittico può diventare una risorsa per il territorio bellunese, per questo ci stiamo impegnando con la D.M.O. per far conoscere la pesca nel bellunese. Fino a qualche anno fa i pescatori provenienti da fuori regione erano circa 80 mila. Direi che sono numeri incoraggianti per i bacini e per le strutture ricettive del territorio. A volte mi capita di parlare con qualche pescatore che ha fatto tanta strada per pescare qui, ma che purtroppo non ha ottenuto ciò che voleva. D’altronde il pesce mangia quando vuole, la pesca è così. Tuttavia chiedo sempre: «Ti sei fatto un giro intorno? Hai alzato lo sguardo?». Abbiamo un territorio meraviglioso, le Dolomiti Bellunesi, a cui non manca niente.

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