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Pesantissime Campagne

la condizione subalterna del mezzadro

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la condizione subalterna del mezzadro

La mezzadria fu, prima ancora che un patto agrario, un sistema sociale che dal Medioevo si protrasse fino alla seconda metà del XX secolo, quando con le leggi 756/1964 e 203/1982 ne fu vietato l’esercizio e le persistenze residuali furono convertite nell’affitto. Anche se il fenomeno interessò in modo particolare la Toscana e le regioni dell’Italia Centrale, ciò ebbe nondimeno significativa presenza anche in Veneto e nella Valbelluna. C’erano dunque i possidenti, l’aristocrazia terriera, e i “senzaterra”, braccianti e mezzadri, che, nella scala sociale rurale occupavano rispettivamente ultimo e penultimo posto.

Nella mezzadria il proprietario metteva a disposizione il lóch (il podere) e la famiglia contadina la fatica: il raccolto veniva diviso a metà. Storie di ordinaria ingiustizia. La famiglia del colono che si insediava, come annotava Antonio Maresio Bazolle1, possidente bellunese dell’Ottocento, doveva essere commisurata e funzionale alle caratteristiche del podere. Quest’ultimo, a sua volta, doveva possedere requisiti dimensionali e pedoagronomici tali da ottimizzarne lo sfruttamento: non troppo piccolo perché di scarsa resa, non troppo grande perché a rischio di spreco, quindi mezzano, ma, a sua volta, quanto più possibile concentrato attorno alla casa rurale e non spezzettato in particelle diffuse. Inoltre, anche la destinazione del terreno doveva conformarsi a precisi canoni agronomici: a seminativo, a prato, a frutteto, a bosco, in una sorta di gestione autarchica. Era il padrone, direttamente o attraverso il suo fattore, a decidere, per lo più unilateralmente, la pianificazione delle coltivazioni. Insomma, l’attenzione era rivolta principalmente alla valorizzazione economica del fondo; le condizioni di vita del colono, salvo rare eccezioni, venivano dopo.

Quella dei contadini, ove non fossero “baccani”, è sempre stata, a livelli diversi di povertà, una classe subalterna, una classe “oggetto”. 2 La loro situazione socioeconomica, nel corso dell’Ottocento e a inizio Novecento, era infatti, come si evince dall’inchiesta Jacini, assai precaria: lavori usuranti, alimentazione e condizioni igieniche scadenti, abitazioni malsane, morbilità diffuse (pellagra, scrofolosi, tisi ecc.). Nel caso dei mezzadri, i rapporti bilaterali erano regolati da un contratto sui generis che, oltre all’aspetto obbligazionario basato sulla suddivisione paritaria dei raccolti, instaurava di fatto fra padrone e colono un rapporto di tipo gerarchico: un sostanziale vincolo di sottomissione. In virtù di ciò, il padrone poteva pretendere le onoranze (beni in natura e servizi), assoggettare i membri della famiglia colonica a limitazioni e divieti di vario genere e perfino di interferire sulle loro questioni interne.

Ogni trasgressione poteva essere punita molto severamente, arrivando addirittura alla rescissione del contratto con conseguente immediato allontanamento del colono dal podere (“L’albero degli zoccoli” docet). Ma quand’anche non si fossero verificati fatti di particolare gravità, il mezzadro attendeva la fatidica data dell’undici novembre (San Martìn) con una certa apprensione. Il contratto, che per consuetudine aveva durata annuale ed era tacitamente rinnovato salvo imprevisti, scadeva infatti in tale data e poteva non essere confermato dal padrone (a suo insindacabile giudizio) come esservi, più raramente, la rinuncia da parte del colono (in genere per trasferirsi altrove o fare una diversa scelta di vita).

Chi scrive proviene da una famiglia mezzadrile che era insediata in località Villanova, nel territorio censuario di Frontin, allora Frazione del Comune di Trichiana. Padroni erano i Conti Agosti di Belluno,3 che in tale amena posizione possedevano una villa per la villeggiatura estiva (oggi adibita a Casa di Riposo), e vari possedimenti tutt’attorno. Da quanto lo scrivente ha potuto apprendere dagli ascendenti, non conservando ricordi diretti, i rapporti fra il capofamiglia Pietro, che ricopriva anche il ruolo di castaldo, e la famiglia Agosti sono sempre stati aperti e improntati al rispetto e alla fiducia reciproci. La probità del castaldo Pietro era riconosciuta da tutti e la famiglia Agosti risulta aver trattato i suoi coloni con equità e generosità. Altri possidenti di terreni a Frontin e zone limitrofe furono la famiglia Alpago-Novello4, con villa al centro della Frazione, e la famiglia Piloni,5 con villa in località Carfagnoi.

Nella seconda metà del secolo scorso, l’arcaico istituto ebbe a scomparire definitivamente, complice la rinascita post-bellica e il fenomeno dell’industrializzazione che tante braccia avrebbe sottratto all’agricoltura, a sua volta rivoluzionata dalla meccanizzazione. Rimane il ricordo di un periodo controverso, contrassegnato da un sistema di spartizione della terra iniquo, caratterizzato da conflittualità, prevaricazioni e ingiustizie. A soffrirne sono stati principalmente i braccianti e i mezzadri, le classi più povere del mondo rurale, quelle su cui per così lungo tempo è gravato il pesante fardello. Quando la Legge l’ha cancellata, la mezzadria era ormai al crepuscolo.

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