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Per antichi sentieri

la testimonianza delle due monete romane

Per antichi sentieri

la testimonianza delle due monete romane

Ed è un continuo privilegio il poter passeggiare in Valbelluna dove i segni della storia a saper ben guardare sono, diventano, infiniti. La divisione del territorio in centuriazioni ha di frequente conservato toponimi, quali Centore, in cui a regolari distanze sono collocati canali di bonifica, sentieri, capitelli, importanti costruzioni o interi borghi. È il caso della splendida “Villa La Pergola” sul bordo del torrente Limana e la “Villa Alpago-Novello” sulla piana di Frontin. Attualmente distinte in luoghi diversi, in realtà a ben guardare ed a intervistar abitanti locali con le loro dettagliate testimonianze, unite da antiche storiche vie che i moderni percorsi con ponti, circonvallazioni, anche recentissimi, han completamente cancellato.

Se non fosse che la curiosità di ricercare luoghi storici, come nel caso del rinvenimento il secolo scorso di due preziose monete d’epoca romana, ci portò ad attraversare il torrente e ricercare direzioni possibili tra le boscaglia. La fortuna a volte aiuta, un’affaticata carriola risaliva una china erbosa. «Su questa riva, – ci precisa il nostro stupito interlocutore – verso il capitello sacro e la fontanella c’era la più vecchia strada locale, risaliva dall’argine, dal guado e si dirigeva dritta verso tramontana.» Facile, no? Quella volta infatti su quel percorso, un dipendente comunale setacciando ghiaie rinvenne le due monetine che, perfettamente conservate lo stupirono non poco, tanto da portarle gelosamente a casa. Casa? Caso volle che la figlia, apprezzata governante alle vacanze estive degli Alpago-Novello, conoscesse bene la cultura e la competenza dell’architetto Alberto, tanto da immediatamente e maliziosamente mostrargliele.

La moneta d’oro rivestì tale curiosità ed interesse tanto da conservar ancor oggi il piccolo segno di un dente, si periziava così a quei tempi la duttilità del metallo, identificando una bella moneta di Cartagine. Nel III-II secolo a.C. queste monete ebbero un notevole sviluppo e si distinsero per uno “stile punico”. Rappresenta una bellissima riproduzione della Dea Tanit, Dea della fertilità, dell’amore e del piacere, associata alla buona fortuna, alla luna, alle messi, protettrice della città punica di Cartagine e sul retro un magnifico cavallo. A proposito dell’elettro (lega naturale d’oro e argento) di Cartagine, Livio racconta che questa nel 199 a.C. avesse tentato di pagare in elettro la contribuzione di guerra, ma i questori, fatto esaminare il metallo, constatarono che la lega rappresentava oltre un quarto di peso. Ciò che fece mandare a monte ogni trattativa.

La seconda, d’argento, è un denaro del 108-107 a.C., moneta repubblicana che rappresenta una raffinata testa femminile Pietas e la vicenda della fuga dall’eruzione dell’Etna dei Gemelli Anapia ed Anfinomo. Quella volta per salvare dalla furia del vulcano gli anziani genitori con coraggio stoico se li caricarono in spalla. Una vicenda storica importante che ebbe tale impatto su Virgilio da caratterizzare il suo personaggio Enea che fugge da Troia con il padre Anchise sulle spalle. E in una prima lettura della moneta poteva sembrare questa la corretta interpretazione, senonché a ben guardar la figura trasportata sotto uno sventolante mantello non riesce a dissimulare un busto femminile. La vicenda la ritroviamo completa in un bell’affresco rinascimentale.

Arte e storia, dicevamo strettamente legate alla creatività, mi portarono a realizzare una grande opera, su richiesta di un illuminato collezionista, riproduzione su opportuno fondo rosso come il valore dei beni culturali di cui possiamo disporre ovunque nel nostro bel territorio.

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