800 038 499

Numero Verde gratuito

Email

info@ilveses.com

Parisina Canzan di Libano

l'ultima di una stirpe di fotografi

Parisina Canzan di Libano

l'ultima di una stirpe di fotografi

Detta Maria Calvani, figlia di Domenico e sorella di Ugo, nacque in località Le Lade sopra Barp di Sedico nel 1911. Fin da piccola, quando già conobbe la paura e la sofferenza, cominciò ad aiutare in casa la madre, assai impegnata coi numerosi figli.. Ricordava la fame patita durante l’invasione tedesca (autunno 1917 – autunno 1918) e la condizione di profuga quando gli austriaci (che avevano costruito trincee e piazzato cannoni sulle alture vicine) costrinsero la sua famiglia a rifugiarsi a Tisoi. Ricordava pure (con riconoscenza) l’ufficiale medico austriaco che la salvò dalla pleurite. All’età di 7 anni la sua vita fu sconvolta da un evento traumatico: una bomba la ferì gravemente. Raccolto quello che sembrava un sacchetto e apertolo, si rivelò essere un ordigno esplosivo che scoppiò con un colpo fortissimo e un lampo accecante. Fu portata all’ospedale di Belluno su un carretto che ad ogni sobbalzo le procurava dolori lancinanti. Rimase per giorni tra la vita e la morte, ma alla fine si salvò. Due anni dopo si recò a Venezia dalla commissione militare medica che ascoltò commossa e in silenzio il suo racconto. Fu riconosciuta (una fra le più giovani) invalida di guerra, percependo la relativa pensione per tutta la vita. Aveva riportato lesioni permanenti a una gamba, a un piede e a un orecchio (con perdita dell’udito).

Sarta e fotografa
Nonostante quelle menomazioni, non si perse mai d’animo e, fin da piccola, cominciò a interessarsi dell’arte fotografica bazzicando nello studio del padre che le insegnò i primi rudimenti. Nel 1926, all’età di 15 anni, cominciò ad andare a Gresàl di Sedico, nella sartoria di Onorina Antole, per imparare a fare la sarta, venendo alloggiata a Prapavei da un lontano parente. Verso il 1929-30, ritornata a Bolago, aprì una sartoria in casa accogliendo anche delle ragazze alle quali insegnava il taglio e il cucito. Nel contempo riprese ad aiutare il padre che ormai si avviava verso i 60 anni. Nel 1930 fu in grado di comperarsi la prima macchina da cucire nuova, dopo averne adoperate per anni di usate talvolta anche in prestito da conoscenti. Nel 1934 si sposò con Attilio Candeago e andò ad abitare a Orzes dove rimase solo per un breve periodo in quanto, essendosi allontanata da Libano, aveva perso molte clienti.

Fotografa professionista
Nel 1943, richiamato alle armi il fratello Ugo (che aveva continuato l’attività del padre Domenico), fu Parisina a subentrargli facendo sia la sarta che la fotografa. Era un periodo difficile e pieno di paure, con i figli piccoli, con i tedeschi che controllavano la sua attività e i partigiani che di notte venivano a farsi ritrarre per le foto da applicare sui documenti falsi. Sempre di notte poi riduceva in tanti pezzettini i negativi dei partigiani, all’epoca su lastre di vetro. Rischiava grosso, ma non aveva alternative. Finita la guerra e conosciuta la tragica fine del fratello, decise di fare la fotografa di professione senza però ancora tralasciare il suo lavoro di sarta. Mentre per i ritratti eseguiti in studio si serviva ancora della macchina artigianale del padre (con negativi in lastre di vetro), per le riprese esterne adoperò l’apparecchio usato dal fratello (con rullini di pellicola). Le famiglie del luogo e quelle dei paesi vicini venivano a farsi ritrarre in studio il sabato e la domenica, giornate quindi molto impegnative per Parisina.

Coi nuovi apparecchi fotografici
Dal 1945 un compaesano le prestò una vecchia Rolleicord professionale che utilizzava rullini per i negativi del formato 6×6, consentendole un netto miglioramento delle foto, sempre in bianco e nero. Così poteva fissare sulla pellicola, con esito apprezzabile, funerali, matrimoni, battesimi, cresime, ecc. Nel 1958 Parisina, che ormai si era fatta un nome e una clientela, si fece acquistare in Germania da un compaesano emigrante una Rolleiflex, l’ultimo modello professionale della Braun, munito di flash e batterie. Quando il marito si ammalò, oltre ad assisterlo all’ospedale di giorno, doveva lavorare di notte sia a sviluppare i negativi sia a fare la sarta. Rimasta vedova nel 1960, continuò per necessità a esercitare entrambe le professioni. Col passare del tempo si attrezzò sempre meglio arrivando negli ultimi anni di attività ad usare il colore. Si specializzò nelle istantanee: quelle dei vari mestieri sono autentici quadretti. Molto intelligente, dal carattere forte, mai paga dei risultati raggiunti, sempre desiderosa di apprendere, acquistava dei manuali che leggeva e rileggeva per ore. Visse fino a 105 anni di età, sempre lucida e disponibile a raccontare la sua vita e la sua arte.

Galleria Immagini

Acegli l’area tematica che più ti interessa oppure clicca sulla casa per ritornare alla Pagina Principale del sito.