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Paolo Cavinato

Una pittura in bilico tra l’etica e l’estetica

Paolo Cavinato

Una pittura in bilico tra l’etica e l’estetica

Paolo Cavinato (Belluno, 1911-1992), dopo gli studi all’Iti Segato, entra nell’esercito come ufficiale degli Alpini e partecipa alla campagna di Etiopia, combatte sul fronte greco-albanese e su quello occidentale. Dopo una malattia viene inviato a Bolzano e qui, dopo l’8 settembre 1943, si trova ad essere un nemico e viene condotto in Polonia in un campo di concentramento e successivamente in un altro nella Germania del Nord. Autodidatta, dipinge per passione e per trovare un momento di serenità. Quando Belluno é annessa alla Germania rifiuta di entrare nell’esercito e, internato a Nordhorn, è mandato a lavorare in una fabbrica tessile. Rientra a Belluno dopo aver percorso a piedi tutto il cammino dalla Germania a casa e decide di diventare insegnante di disegno tecnico all’Iti, dove lavorerà sino al pensionamento. La passione per la pittura non lo abbandonerà mai, anche se era restio a partecipare alle mostre.

Una visione personale dell’essere umano
Paolo Cavinato ha consapevolmente deciso di percorrere una strada in salita, lontana da quelle battute dalla maggior parte dei colleghi pittori, coerente sino in fondo con una scelta di vita tutta legata all’interiorizzazione della realtà. La sua ricerca è contrassegnata da grande capacità tecnica e da una continua indagine sui mezzi espressivi che gli permettono di approfondire i temi prediletti (donne, artisti circensi, frati) e lo fa con ironia per ricercare l’interiorità, esprimere il suo Io, dapprima guardando dentro di sé, auto-ironizzando su se stesso e poi proiettando all’esterno situazioni, motivi, aspettative. Possiamo quindi affermare che Cavinato dipingeva per dare concretezza alla propria visione beffarda dell’essere umano, un punto di vista che nasce dalle esperienze personali anche drammatiche.

Un mondo misurato
Le donne, i musicisti, i gruppi di figure, i frati, elementi costanti raffigurati in infinite varianti, vengono inseriti in un paesaggio naturale perfettamente riconoscibile per alcune caratteristiche, ma comunque un paesaggio mentale, in cui lo spazio ed il tempo sembrano diventati assoluti. I personaggi raffigurati, siano essi musicisti o danzatrici, artisti circensi o pittori con la modella, fanno parte di un mondo misurato nei modi che si propone con compostezza di tratti e di toni.
Sembra che il tempo sia rallentato per darci modo di cogliere con chiarezza la morbidezza delle forme, la grazia dei gesti, la delicatezza degli accostamenti, cosicché la sensazione globale è di amplificata armoniosità. Il paesaggio è quasi uno spettacolo, non vive di vita propria, ha un significato simbolico, è uno scenario entro cui si snodano gli eventi. Eppure i personaggi non comunicano tra di loro, sembrano isolati, chiusi, concentrati su di sé, ognuno con la propria gestualità e la propria tensione interiore, proiettati in una dimensione simbolica. Le figure dei musicisti o degli artisti del circo rappresentano una malinconica realtà, in cui prendono il sopravvento aspirazioni e sogni, inconsci desideri, stranianti atmosfere. Forse le esperienze della vita lo avevano portato a guardare la realtà con distacco, senza partecipazione emotiva, senza condivisione di emozioni.

Un’umanità silente
Così, anche quando il pittore rappresenta se stesso mentre è intento al cavalletto a materializzare la modella, oppure è assieme a un gruppo familiare, si percepisce la stessa difficoltà di rapporti umani, perché gli sguardi non si incrociano, non trovano un punto di contatto. Le donne in effetti rappresentano un momento di riflessione importante per l’artista, caratterizzate da una sensualità sottolineata dalle labbra rosse e carnose, ma anche qui troviamo una distaccata analisi formale che vuole identificare il genere femminile come un simbolo di contraddizioni. Un discorso a parte meritano i frati, emblematiche presenze, raffigurati in un tempo sospeso, attraverso un misto di corrosiva irriverenza e di simbolico legame con la solitudine e la meditazione. Ci troviamo di fronte ad una pittura in bilico tra l’etica e l’estetica, tra la meditazione e la contemplazione, tra realtà ed illusione, il tutto filtrato attraverso l’interiorità dell’artista che fa diventare i suoi personaggi gli emblemi di un’umanità silente che cerca di superare le contraddizioni dell’esistenza prendendo coscienza di sé.

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