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Palazzo di Villiago

Il primo impianto

Palazzo di Villiago

Il primo impianto

Paolo Novello, il costruttore
Grazie alle notizie pubblicate nel volume Famiglie nobili di Belluno di Miriam Curti e Dina Vignaga, sappiamo che fu probabilmente il nobile Paolo Novello a realizzare il primo impianto (è la parte rientrante e più verso San Fermo) del grande palazzo a Villiago. Nella Descritione delli cittadini di Cividal di Bellun d’ogni sorte eccetto li infimi contenuta negli atti del notaio Delaito (fatta nel 1546), Paolo Novello risultava abitare nella contrada del Marchà (mercato), essere forestiero (era di Bassano ma dimorava in città da oltre 40 anni), non far parte del Consiglio dei Nobili (pur appartenendo a una eminente famiglia). Nato nel 1518, figlio della bellunese Elena Costantini e di Gaspare giudice in varie città della Serenissima, entrò nel Consiglio dei Nobili di Belluno nel 1547. Ricchissimo, aveva vaste proprietà nel territorio di Sedico e una fornase di quarelli et coppi (fornace di mattoni e coppi) a Longano. Nel 1563, dalla stima dei suoi beni, era fra quelli che dovevano pagare più tasse. Erano ancora anni in cui il territorio di Sedico era scarsamente popolato: nel 1564 infatti qui c’erano 289 uomini, 244 donne, 616 putti (bambini), 107 vecchi (per l’epoca) e 2 preti.

Una dimora signorile
Un atto del notaio Delaito Delaito ci fa conoscere com’era strutturato il fabbricato, primo impianto di quello che diverrà un palazzo, tuttora esistente sia pur con modifiche tali da averlo completamente cambiato. Questa dimora a Villiago, voluta da Paolo Novello e che secondo taluni inglobò una preesistente casa-torre medievale, ci viene descritta in una stima di lavori, datata 30 ottobre 1558, fatta in accordo tra il mastro carpentiere Pietro da Conegliano e il committente. Questi sono i lavori in legno: “Un sofità in do pezi et una porta al pe (piede) de la prima scala, uno sofità in cima de la prima scala, in la prima camera tutte le reme (forse le pareti divisorie e i solai), una letiera, telari 4 da vieri, uno sofità al pe de la seconda scalla, in una camera in alto da drio tutte le reme et le porte di necessari (gabinetti) et de ditta camera, in ditta camera una finestra de vieri, in una camera in alto da nanci (davanti) tutte le reme e tutte le caselle, armari et uno cason (cassone) posto sopra la scalla, finestroni n° 3 da vieri, porte tre in collà in la salla in alto, una porta in sofita mezada, scuri n° 11 soazadi (incorniciati) in la fazada (facciata) da nanzi”. Come si può capire, dalle finestre coi vetri, ai gabinetti, a tutti gli arredi, era una dimora (con tre piani e la soffitta) provvista di comodità e finiture.

La divisione dei beni
Morto Paolo Novello, i suoi figli don Flaminio, monsignore canonico (prete) della Cattedrale di Belluno, Zuanetto, Novello, Zuanbattista (di anni 24) e Fermo (di anni 23) fecero stendere dal notaio Agostino Grino il 7 novembre 1584 l’atto di divisione dei beni di Villiago dopo aver stabilito che la loro madre Camilla Grini, come da sua richiesta, avrebbe abitato con don Flaminio e che ognuno di essi avrebbe versato la propria parte per il suo mantenimento. Si divisero i vari possedimenti con tutti gli animali e i fabbricati in essi esistenti, lavorati uno da Tuoni Baron, l’altro da un certo Ferigo e il terzo dai coloni Bressa. Quanto alla dimora signorile e alle sue pertinenze, sembra di capire che sia stato tutto diviso a metà. Dopo aver parlato delle possessioni, così continua l’atto notarile: “… la parte della casa grande a Villiago et la mitade verso sera della tramerera (tramezza) dalla caneva (cantina) dove stanno li polastri insino al colono de detta casa come tutto il cortivo verso sera dala casa in giù cum la mitade della caneva della stala et il granaro et tutta la caneva de li brenti (i tini), dovendo però haver l’intrada (entrata) verso setentrion et verso sera così della casa come del resto de detta parte, dovendosi fare le tramerere in detta casa, siano fatte per mitade et le tramerere che si fanno nel cortivo, overo per le posession, chi le vorano (vorranno) le possia fare et fatte che saranno, s’intendino comuni et il simile delle parti che si stroperano (chiuderanno)”.

Interessanti queste altre notizie: nel 1603 la fornace a Longano era di Fermo Novello mentre nello stesso anno Novello Novelli era proprietario del mulino sul Gresal a Maieran. I Novello, come tutti i nobili, giravano armati, talora accompagnati dai bravi. Tra le famiglie, divise in fazioni, serpeggiavano odi profondi. Ne fu vittima anche Zuanetto Novello ucciso nel 1602 mentre andava a passeggio. Il fratello Zuanbattista lo vendicò uccidendo il fratello sedicenne dell’assassino, ma fu ammazzato a sua volta due anni dopo.

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