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Paesaggio vegetale a Montagne

è visibile l'amore di chi ci vive

Paesaggio vegetale a Montagne

è visibile l'amore di chi ci vive

Come la maggior parte dei paesi collocati nella fascia pedemontana prealpina, anche Montagne ha visto una progressiva riduzione delle aree aperte prative e una lenta, ma costante, avanzata del bosco. Agli inizi del secolo scorso il paese aveva uno sviluppo molto maggiore dell’attuale, estendendosi anche in alto, verso il monte Grave, seguendo un articolato intreccio di strade e sentieri che dall’attuale centro salivano in direzione “I pasquai”, raggiungendo numerose case abitate o “maiolère”, oggi ridotte a ruderi ma ben visibili nelle carte topografiche. I prati, quasi senza continuità, si spingevano fino alla “casera al Poss” e più su, fino al “Pian d’Arson”, rinomata meta di fioriture di narcisi o di raccolta delle nocciole sul finire dell’estate.

I prati rappresentano un aspetto importante per la sopravvivenza di un paese, non tanto in termini produttivi, quanto per la salubrità delle case e delle persone che vi risiedono. Sembra che a Montagne, dopo decenni di abbandono, questo equilibrio sia stato almeno in parte raggiunto, grazie alla tenacia dei suoli abitanti. Stupisce, ed è bello vedere ancora qualche ballatoio riempito di fieno, segno che un po’ di agricoltura, quella vera, non solo la manutenzione del verde, è ancora viva e mantiene un filo conduttore tra passato e presente.

Di tutto questo ne beneficia sicuramente la natura, poiché i prati rappresentano un tassello importante per la biodiversità di un territorio. A Montagne, a seconda della profondità del suolo, della pendenza e dell’esposizione, si alternano prati magri (denominati tecnicamente brometi) e prati pingui, più fertili, chiamati invece arrenatereti. I primi sono ben identificabili, oltre che dalla graminacea dominante che gli dà il nome (Forasacco eretto – Bromus erectus), anche da molte altre specie tipiche di prati magri, aridi e poco produttivi. Tra queste si possono citare il Timo (Thymus pulegioides), dal profumo aromatico, la Poligala chiomata (Polygala comosa), l’Asteroide salicina (Buphthalmum salicifolium), con i bei capolini gialli, e lo Sferracavallo comune (Hippocrepis comosa). La scarsa fertilità di questi prati rende meno competitive le graminacee dominanti, favorendo molte specie anche di piccola taglia.
Una così elevata ricchezza nella flora non può che comportare un’altrettanta diversità nella fauna, soprattutto di insetti e, tra questi, in particolare di farfalle. I prati pingui corrispondono invece alle zone con suoli più fertili che in passato venivano concimate.

Altro elemento che caratterizza il paesaggio di Montagne è la diffusa presenza di piante di Noce, specie ben presente in tutta la pedemontana, che in generale, rispetto al fondovalle, è più protetta dal rischio di gelate tardive a cui questo albero è molto sensibile. Anche il Castagno era una pianta molto diffusa in passato, spesso proprio nei prati, o al loro margine. Oggi si vede ancora qualche grosso albero ma l’avanzata del bosco, con la riduzione della luce e il temibile cancro del castagno, sono state le cause principali del suo declino.

Un accenno va infine riservato al bosco che negli ultimi anni, come si è visto, è diventato il vero protagonista del paesaggio vegetale qui, come in molti altri piccoli borghi di montagna. Si tratta di boschi di latifoglie, le conifere sono sporadiche e presenti per lo più come rimboschimenti artificiali, con predominanza di Carpino nero o Carpino bianco, a seconda della profondità del suolo, a cui si accompagnano molte altre specie arboree e arbustive. Nelle aree un tempo prative, in presenza di suoli profondi e fertili, si osserva invece la diffusa presenza di boschi di Acero di monte e di Frassino maggiore, osservabili ad esempio lungo la strada che dalla piazza porta verso la Val di Canzoi.

Si tratta quindi di un territorio ricco in termini naturalistici, ma che per conservarsi richiede consapevolezza delle risorse e tanta buona volontà. Preservare e mantenere quindi non solo le bellissime case, tra gli esempi più belli di architettura rurale feltrina, ma anche l’ambiente che le circonda di cui noi tutti, non solo gli abitanti, ne godiamo. E di questo non possiamo che dire grazie a chi vi abita e lo mantiene in ordine.

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