Con l’avvicinarsi delle Olimpiadi Invernali, il territorio bellunese si trova di fronte a un passaggio storico che richiama inevitabilmente la memoria del 1956, quando Cortina, allora piccolo centro alpino, accolse per la prima volta i Giochi. Oggi il contesto è profondamente mutato e la portata dell’evento solleva interrogativi centrali: quale sarà la reale ricaduta degli investimenti sullo sviluppo delle Terre Alte e dell’intera provincia? La sfida non è solo sportiva, ma culturale, economica e identitaria, e chiama il territorio a interrogarsi sulla propria capacità di affrontarla in modo consapevole e unitario.
Una vetrina globale da saper giocare
Le Olimpiadi rappresentano indubbiamente un’occasione strategica per valorizzare la montagna veneta e bellunese e rafforzarne il racconto verso l’esterno. Come ha sottolineato Maria Lorraine Berton, presidente di Confindustria Belluno Dolomiti, «è il momento di giocare le carte migliori», mantenendo alta la concentrazione e cogliendo ogni opportunità utile a mostrare al mondo il valore del territorio. Una visione condivisa anche dall’ex presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, che in un’intervista al Gazzettino ha rivendicato l’intuizione di aver colto le potenzialità di un evento internazionale capace di generare un impatto economico stimato in 5,3 miliardi di Pil e 1,8 miliardi di euro di opere infrastrutturali destinate a restare in eredità. All’uscita dai Giochi, il Veneto si presenterà al mondo con un’identità rinnovata, legata indissolubilmente al brand olimpico. Ma la portata globale dell’evento chiama il territorio a un salto di qualità.
Turismo e indotto: opportunità da trasformare in sistema
La visibilità globale – stimata in circa 3,5 miliardi di spettatori – rappresenta un potenziale straordinario, ma non automatico. Paolo Doglioni, presidente di Confcommercio Belluno-Dolomiti, avverte che per trasformare l’interesse olimpico in un volano duraturo «è necessario fare sistema», lavorando in particolare sulla destagionalizzazione e sulla capacità di attrarre flussi anche nei periodi meno affollati. «È necessario lavorare in sinergia per costruire un’offerta di eccellenza, capace di mettere al centro le bellezze del territorio e la qualità dei prodotti che ne esprimono l’identità più autentica», spiega Doglioni, sottolineando anche l’importanza di superare le barriere linguistiche per intercettare un pubblico internazionale. Il turista contemporaneo, osserva, «non è più quello dell’Ottocento: è un viaggiatore che si ferma pochi giorni e vuole vedere molto in poco tempo». In questo senso, il potenziamento della viabilità e un’apertura più decisa verso nord diventano leve strategiche per rendere il territorio davvero accessibile.
Anche per gli operatori dell’ospitalità le Olimpiadi sono un potente catalizzatore di marketing territoriale. Walter De Cassan, presidente di Federalberghi Belluno, ricorda come il brand olimpico, tra i più riconosciuti al mondo, continui a esercitare un richiamo fortissimo: il legame tra Cortina e i Giochi del 1956 è ancora oggi vivo nell’immaginario collettivo. Per De Cassan, l’appuntamento del 2026 rappresenta «forse l’ultima grande occasione per l’intera provincia», grazie alla visibilità internazionale, al contributo di professionalità di alto livello nella narrazione del territorio e all’indotto generato dall’accoglienza di staff, delegazioni e accompagnatori.
Flussi turistici e fragilità della montagna
Accanto all’entusiasmo emergono anche voci critiche. Mario Fiorentini, presidente dell’associazione Gestori Rifugi Alpini del Veneto, esprime perplessità sulla reale preparazione della provincia ad affrontare un aumento significativo delle presenze. «Manca una visione di lungo periodo per la gestione dei flussi», osserva, mettendo in guardia dal rischio che l’overtourism «finisca per allontanare i veri amanti della montagna».
Le criticità riguardano sia la viabilità – con le opere ancora incompiute, in primis la variante di Longarone (la conclusione è prevista nel 2029) – sia la coerenza tra promozione e capacità ricettiva. «Si crea spesso un’aspettativa che spesso non è possibile soddisfare», spiega Fiorentini, citando itinerari molto pubblicizzati ma privi di un’adeguata rete di accoglienza, come l’Alta Via 1, o la promozione del turismo autunnale legato al foliage senza «strutture realmente aperte e in grado di garantire un’adeguata accoglienza in quella stagione».
«Dal punto di vista della sostenibilità, l’impatto ambientale rappresenta un ulteriore elemento di preoccupazione. Le aree montane – ricorda Fiorentini – sono caratterizzate da una fragilità intrinseca che si concilia difficilmente con un’affluenza massiccia e non regolata di visitatori. Un tema sul quale l’associazione Gestori Rifugi Alpini del Veneto ha avanzato proposte concrete a livello regionale, rimaste però finora senza riscontro».
Inclusione, Paralimpiadi e valore simbolico
Uno degli elementi più condivisi è il valore delle Paralimpiadi, lette come parte integrante dell’eredità olimpica. Paolo Doglioni sottolinea come «gli atleti e i loro accompagnatori dovranno poter apprezzare una capacità di accoglienza senza barriere in tutto il territorio», affinché la montagna bellunese diventi nel mondo simbolo di turismo inclusivo, visione condivisa anche da De Cassan.
Luigi Borgo, presidente del Collegio dei Maestri di sci, colloca i Giochi in una dimensione più ampia e simbolica. «Il percorso di avvicinamento ai Giochi è letto come uno sforzo collettivo del territorio che richiama la fatica dell’atleta nel cammino verso il risultato, fatto di sacrificio e desiderio di crescita», spiega Borgo, che afferma come «durante i Giochi, l’attività dei maestri di sci subirà alcune limitazioni, ma l’attenzione globale sulle montagne rappresenterà un’eredità preziosa».
Le Paralimpiadi, in particolare, «arricchiscono l’evento con il valore dell’inclusione, trasformando la montagna in uno spazio accogliente dove ogni atleta può esprimere eccellenza. Così Cortina, spesso percepita come elitaria, può rivelarsi al mondo come simbolo autentico di inclusività».
Oltre il 2026
Resta infine una riflessione che va oltre l’evento. Come ricorda il presidente De Cassan citando Mario Rigoni Stern, «quando in montagna la gente smetterà di vivere, crescerà l’erba in Piazza San Marco». Il futuro del turismo e dell’economia bellunese è inscindibile dalla vitalità sociale del territorio. Le Olimpiadi sono una lente d’ingrandimento potente: amplificano opportunità e fragilità, ma non sostituiscono le scelte. Quelle, come sempre, restano nelle mani della montagna e chi la abita.