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O BEATA SOLITUDO O SOLA BEATITUDO

Riflessioni in Val Scura

O BEATA SOLITUDO O SOLA BEATITUDO

Riflessioni in Val Scura

“Ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera.” (S. Quasimodo)

È la solita ora: le 3,20 di domenica 30 gennaio 2022, ho dormito anche troppo. Svegliandomi, non so perché ho avuto una visione della Val Scura, come se mi chiamasse: “Dai vieni, così stiamo un po’insieme e ti racconto qualche cosa, mi piace quando ti vedo, e sento i tuoi passi leggeri pestare il muschio che nel frattempo si è formato, tanto qui non viene nessuno, corrono tutti su per le Ere, dai vieni…”. E così mi sono alzato al suono di questa voce amica. Ed ora sono qui davanti alla tastiera del mio fidato compagno al quale dico tutto e mi metto a scrivere.
Ho già parlato della Val Scura ma qui, non so neanche perché, mi metto a nudo. A dire la verità vorrei sta zitto, non dire niente, ma poi è più forte di me, se ami qualche cosa lo devi dividere con qualcuno. Il pezzetto di strada più faticoso (ma se lo prendi tranquillo, senza fretta e neanche più di tanto) è arrivare fino a San Felice, poi è una piacevolissima passeggiata.
Ormai è lì abbandonata, gli alberi cadono, muoiono nessuno se ne cura più; c’è stata un po’ di cura dopo la catastrofe Vaia, ma tutto è finito lì.
Così, tra un tronco ed un altro, il sottobosco ha ripreso la sua vita, a tratti è rigoglioso, a tratti spoglio, sui massi il muschio la fa da padrone, e sempre di più apprezzo questa muraglia costruita chissà quanto tempo fa ormai, ma che mani sapienti, che sapevano quanto è importante un bosco, avevano innalzato con tanta maestria. Il sentiero è sempre in ombra, comodo, raccolto a volte rigoroso, ti invadono le essenze del bosco che salgono dalla parte scoscesa. Il sole filtra tra le foglie, se vai piano puoi sentire il cantico melodioso di qualche uccello, e la percorro tutta fino alla curva che gira a destra, poi si apre e rivedi il cielo ed i massi del torrente.
Di sicuro c’entra lo stato d’animo in cui mi trovo, quei momenti di solitudine che cadono all’improvviso come una maledizione, nel bel mezzo di una giornata, (della nottata in questo caso), quei momenti in cui l’anima non vibra più, che cerchi di scacciare ma loro ti assalgono di nuovo. Forse anche perché (e non è vero, nel mio caso) accade quando pensi di non contare niente per nessuno, ed è una sofferenza atroce.

Ma torniamo alla Val Scura, qui mi sento libero, libero di me stesso, padrone di andare, fermarmi, respirare a pieni polmoni, la senti quest’aria frizzantina che sale dalla valle. A volte, quando mi investe un ricordo piacevole, sono libero di ridere o di parlare da solo come un imbecille; mi è anche capitato una volta che, senza neanche accorgermene, stavo incrociando una signora che venendomi incontro mi ha guardato in maniera strana, forse mi avrà preso per pazzo. In questa solitudine immensa mi immagino di imbattermi in un lupo, solo una volta mi è capitato di incontrare a pochi passi di fronte a me un capriolo che mi osservava e siamo stati così a guardarci negli occhi per pochi secondi, poi, lento, due salti ed è scivolato via, silenzioso. È stato un momento meraviglioso. Ma ce ne sono stati altri.

Ricordo una mattina fredda ci arrivai presto, forse troppo presto, ormai mi ero già addentrato nel sentiero e sono stato testimone di un fatto straordinario, una nebbia, strana, dolce, fredda, dorata, perché i primi raggi del sole non riuscivano a diradarla, mi avvolgeva tutto, tanto da farmi sentire uno gnomo in mezzo ad un bosco.

Non esisteva più niente, ero avvolto in questa coltre, il paesaggio, che comunque so che esiste, era diventato spettrale ed io ne facevo parte. Poi a poco a poco la nebbia si è diradata ed e tornato seppur lieve a splendere il cielo radioso, qui il sole entra tra gli alberi lento, la luce non ha nessun impeto, e il mattino accende ed avvolge tutto lentamente e dolcemente, l’assenza di vento lascia gli alberi tranquilli e nemmeno una foglia si muove; sembra che tutto serva a predisporre la serenità e la tranquillità per il giorno che verrà.
Che momenti indimenticabili e li ho qui tutti racchiusi nel mio cuore. Poi se ascolto attentamente sento, in questo sovrumano silenzio, la lotta continua di piante che cercano di farsi spazio per trovare la luce, i vapori che salgono dalla valle, anche se non c’è rimasto che un rigagnolo che scorre via, ma anche la mia solitudine si fa spazio vivendo da soli.
Non è questione di essere credenti o meno; quando nella vita hai dolori o preoccupazioni, vado, come ora ad occhi bene aperti, per il bosco e da ogni albero, da ogni cespuglio, da ogni fiore e da ogni animale, la potenza di Dio mi verrà incontro dandomi forza e consolazione. Ascolto, aspiro profondamente poi lentamente mi giro e ricomincio il viaggio di ritorno, e scopro cose che prima non avevo notato. Il ritorno, lento, a volte mi è fastidioso, ma ormai lo conosco; c’è il sentiero, percorrerlo non mi incute paura, una volta forse addentrandomi di più avrei potuto anche perdermi ma mi sento protetto ed accolto. Ombre, aria e foglie sono diventati amici, mi dà invece una tristezza indicibile, a me che amo la bellezza dei giardini dei monaci zen giapponesi, vedere questi alberi caduti, sradicati, abbandonati appoggiati ad altri, che nessuno può toccare.

A volte sono meno solo adesso con me stesso, qui con lei, che quando sono in mezzo alla folla; una cosa mi dispiace molto, mi sono accorto che questa situazione capita anche a mia nipote, quante volte anche a tavola l’ho vista assente.

È anche vero che la solitudine volontaria è un momento di pace, però devo stare attento a dove vorrebbe portarmi, che cosa potrebbe essere peggio, non sapere chi sei ed essere felice, o diventare quello che hai sempre voluto essere, e sentirti solo. È sempre lei che fa ritrovare me stesso, perdermi tra le sue braccia, il silenzio mi dà conforto, non c’è nessuna parola inutile. Devo solo stare attento a non guardare fuori dalla porta e pensare che la donna della mia vita, da qualche parte del mondo, esiste senza di me (e questa volta “Bollore” non c’entra).

Ho notato in me anche un altro strano fatto; mentre tutti questi pensieri, osservazioni, ubriacature, mi avvolgono nell’andata, al ritorno penso solamente a cosa farò arrivato a casa, che mi cambierò, che mi farò un tè o un caffe, che mi metterò subito al computer per cercare di scrivere tutto prima di dimenticare le sensazioni che mi ha dato questa valle amica. Ricordo quel detto imparato qui: “In un bosco, chi taja taja sempre, chi no taja no taja mai”, stando a significare: se tu un bosco lo pulisci, togli gli alberi morti, lo curi, fai posto ad altre piante e il bosco vive, ricresce; se lo trascuri, il bosco soffocherà e morirà.
Non vorrei che la Val Scura morisse.

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