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Nuovo affresco a Giaon di Limana

NETA BOTEGHETA RACCONTATA nell'AFFRESCO DI LAURA BALLIS

Nuovo affresco a Giaon di Limana

NETA BOTEGHETA RACCONTATA nell'AFFRESCO DI LAURA BALLIS

Un nuovo affresco buzzatiano impreziosisce le vie di Giaon. Sulla spinta del locale comitato frazionale, in occasione del 50° anniversario della morte del celebre autore, alle opere eseguite tra 2006 e 2008 da Dunio Piccolin, Vico Calabrò e Marta Farina, se n’è aggiunta lo scorso 22 maggio una quarta, realizzata dall’artista alleghese Laura Ballis. Come i precedenti, si tratta di un ex voto ispirato a “I miracoli di Val Morel”, la rappresentazione di una grazia immaginaria ricevuta da Santa Rita da Cascia, la santa dei casi impossibili. In questo caso, la storia raffigurata – dipinta sul muro della casa del signor Adriano Lasta, all’inizio del sentiero che da Giaon sale verso Valmorel – è quella di Anna Trevisson, per tutti “Neta Botegheta”.

Nata a Giaon nel 1889, ottava di dieci fratelli, ad appena 6 anni fu costretta al lavoro nei campi, non potendo così frequentare la scuola. All’età di 24 anni sposò Giuseppe Reolon, dal quale ebbe quattro figli. Poi lui partì emigrante in Germania come minatore; toccò ad Anna crescere i piccoli, occuparsi della casa e della campagna. Non sapendo lei leggere e scrivere, nella corrispondenza con il marito si faceva aiutare da una vicina. Cacciati di casa per il presunto furto di un salame, i coniugi trovarono alla fine una casa in affitto. Giuseppe prese parte alla Prima guerra mondiale, per poi tornare in Germania, dove morì nel 1922 ad appena 32 anni. Rimasta sola con 4 figli, “Neta” non si perse d’animo: mandò a scuola Umberto e Adele, accudì i piccoli Lilia e Mario, continuò il suo lavoro da contadina. Non si abbatté nemmeno di fronte alle dolorose perdite di Mario e Adele.

Nel 1927 corse voce che la famiglia Rossa non volesse più gestire la rivendita di sali e tabacchi di Giaon. Anna volle concorrere al bando. C’era però un grosso problema: era necessario saper leggere, scrivere e far di conto; ma lei era analfabeta. Allora, con straordinaria perseveranza, grazie alle lezioni di un’amica e all’aiuto dei due figli, in qualche tempo imparò quanto necessario al fine di avere in concessione dal Monopolio di Stato la struttura. Divenne, da quel momento, “Neta Botegheta”.

L’affresco riprende proprio questo episodio. Nell’opera, “Neta Botegheta” è rappresentata mentre Santa Rita le fa il miracolo di imparare, in una sola notte, a leggere, scrivere e far di conto. Accanto a lei ci sono due dei quattro figli: si vede Anna spazzolare i capelli a Lilia, mentre Umberto tiene in mano l’insegna della rivendita n° 4. Il dipinto, in pieno stile buzzatiano, è un misto di fantastico e concreto. La parte alta, con una Santa Rita eterea e fantasiosa, rappresenta il mistero. Nella parte bassa, terrena e reale, si può leggere la forza di questa donna nel reagire alle avversità della vita.

Per raffigurare tale scena, Laura Ballis ha trasposto in arte quanto ascoltato da Orazio De Toffol. Che a sua volta ha raccolto la memoria storica della nipote Meri Reolon, che della nonna, vissuta 89 anni, ricorda i racconti e la dedizione alla vita di campagna, il rimboccarsi le maniche e il non abbattersi di fronte alla morte del marito Giuseppe e di due figli in tenera età, il fare la spola con il suo carrettino tra Limana e Belluno per acquistare tabacchi e vestiti da rivendere in paese.

Ora la storia di “Neta Botegheta” campeggia in un dipinto, come esempio di forza, resilienza, coraggio, determinazione, ma anche ilarità e gioia.

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31/08/2022

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