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Nuova vita al monumento ai caduti

La comunità di San Gregorio ha promosso una bella opera di restauro

Nuova vita al monumento ai caduti

La comunità di San Gregorio ha promosso una bella opera di restauro

“Se è giusto lavorare per vivere, non è giusto lavorare per morire…”

È il 1985 e la giunta comunale del sindaco Ermes Vieceli decide di erigere il Monumento ai caduti sul lavoro ed in emigrazione nella piazza del Municipio di San Gregorio nelle Alpi. Questo monumento è costituito da tre formelle in bronzo scolpite da Francesco Triglia e da una targa. Su questa targa sono incisi 114 nomi di altrettanti operai morti a causa del loro lavoro, ad esempio per colpa della silicosi.

Gli operai coinvolti erano quasi tutti ragazzi, giovanissimi, che sono dovuti andare a lavorare anche all’estero, per poter mantenere la loro famiglia, spesso in situazioni critiche per la loro salute.

Alcuni hanno lavorato nelle miniere in Europa, ad esempio in Svizzera, altri in luoghi più vicini, come in una diga in Primiero. In quest’ultimo caso, per costruirla, si è fatto esplodere un blocco di roccia contenente molto silicio perciò alcuni di quelli che hanno lavorato in quel luogo, anche per pochi mesi, si sono ammalati di silicosi.

In memoria di queste persone, che emigravano per lavorare e poi magari morivano, sono stati creati diversi luoghi ed eventi dedicati a San Gregorio: il Viale delle lampade spente, per ricordare i minatori caduti; la Festa dell’emigrante (negli anni Cinquanta) che veniva organizzata a fine febbraio-inizio marzo, perché poi gli operai dovevano tornare a lavorare. Ricordiamo inoltre la mostra dell’emigrante, testimonianza di come la silicosi, l’emigrazione, la morte sul posto di lavoro abbiano riguardato direttamente San Gregorio.

Alcune di queste iniziative furono promosse da Giulio Gazzi, direttamente coinvolto anche in quanto aveva visto alcuni amici morire; ricordiamo inoltre che la silicosi, in quegli anni, non era ancora stata riconosciuta come malattia professionale.

La cerimonia
Il 1° maggio, a San Gregorio, c’è stata la tradizionale cerimonia in ricordo dei caduti sul lavoro ed in emigrazione e, in questa occasione, è anche stata inaugurata la completata restaurazione del Monumento.

L’idea è stata promossa da Sandro Cassol, ma è stata fondamentale la collaborazione di tanti altri mediante l’autofinanziamento: in accordo con l’Amministrazione comunale, è stata tagliata e poi venduta della legna in loco, il cui ricavato è servito per poter pagare il restauro che si è rivelato articolato e complesso.

Grande la soddisfazione dei promotori: un lavoro particolarmente apprezzato dalla comunità, che ha permesso di riportare a nuova vita questo simbolo del territorio.

Un bambino di San Gregorio scrisse: “Se è giusto lavorare per vivere, non è giusto lavorare per morire” e il Monumento ai caduti del lavoro ed in emigrazione serve a ricordare ad ognuno di noi, oltre quelle persone che hanno sacrificato allora la propria vita, anche chi oggi è ancora vittima delle morti sul lavoro.

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