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Numismatica romana

Il piccolo tesoretto di Trichiana

Numismatica romana

Il piccolo tesoretto di Trichiana

L’Italia è piena di tesori. Alcuni particolarmente significativi sono proprio sotto i nostri occhi, altri più piccoli e indiscreti sono ancora protetti dal mantello del passato. Non di rado il ritrovamento di piccoli oggetti come suppellettili o monete è governato dal caso e desta una buona dose di stupore nel trovatore, che molto spesso non ha coscienza dell’importanza del ritrovamento fatto.
È il caso delle 42 monete romane ritrovate casualmente a Sud Est del centro di Trichiana, verso la campagna di Morgan, nel 1967 durante l’aratura di un campo. Un vero e proprio tesoretto affiorato insieme ad un’unica zolla di terra. Oggi il ritrovamento rappresenta un’importante testimonianza di romanità nella numismatica della zona del Bellunese e in particolare dell’area di Borgo Valbelluna.

Il territorio di Borgo Valbelluna aveva restituito già altri tre ripostigli di età imperiale: in località Gat (Mel), nella zona di Pagogna (Mel) e a Pialdier (Trichiana). Desta meraviglia che siano venuti alla luce così tanti complessi in Provincia di Belluno laddove veniva espressa una economia povera rurale. Possiamo però pensare ad alcune forme di risparmio di soldati.

Ma perché il Tesoretto di Trichiana è il più significativo di questi ritrovamenti? Si tratta dell’unico ritrovamento che sia arrivato fino a noi e la cui provenienza sia accertata. Qui abbiamo materiali e scavi documentati. Certo non sappiamo chi abbia interrato il gruzzolo, ma sicuramente non si tratta di un risparmio di famiglia, anzi queste monete potrebbero provenire da nuclei di risparmio diversi, alimentati in momenti diversi.

Cosa ci raccontano? I 42 denari ci parlano di potere, mito e storia romana. Il tesoretto, infatti, è composto da una serie di Cesari e da una serie di Auguste. I primi sono molto simili tra loro e rappresentano sul fronte uomini dal classico profilo con corona di alloro (Domiziano, Traiano, Antonino Pio etc.), le seconde invece possono considerarsi più diversificate nei profili grazie alla rappresentazione delle varie acconciature dell’epoca (un esempio è la Giulia Domna dell’immagine).

Analizzato il fronte di queste monete, la narrazione più interessante appartiene al retro, dove si susseguono miti, divinità, politica ed edilizia. La maggior parte dei rovesci raffigura divinità ben riconoscibili: Venere, dea dell’eros e della bellezza, Giunone, protettrice della maternità, Iustitia, personificazione della giustizia e Cerere, dea dell’agricoltura. Alcune monete, invece, parlano di politica: in una sono visibili due ostaggi delle guerre contro i Parti, un’altra raffigura la Colonna Traiana, evidenza che la politica si riconoscesse anche tramite monumenti ed edifici. E a proposito di monumenti, in un’altra troviamo la raffigurazione di un ustrino imperiale, ovvero quella costruzione che prendeva forma nel luogo dove era stata fatta la pira dell’imperatore.

Interessante poi scoprire come le monete fossero anche vettori di iconografia: su un retro vediamo l’immagine di una statua raffigurante Marte che va in guerra. Marte gradivo doveva essere noto all’epoca tramite una scultura che a noi non è mai arrivata. Capiamo quindi come un ritrovamento come quello di Trichiana sia importante per una serie di fattori: la particolarità del contesto, il riferimento ai documenti di scavo, la riconducibilità ad un intero gruzzolo di monete oltre alla non meno importante testimonianza della numismatica di età romana.

È stato possibile apprezzare i dettagli del Tesoretto sabato 12 febbraio al palazzo delle Contesse di Mel nell’ambito della mostra “Tra Preistoria e Medioevo. Ritrovamenti archeologici dal territorio di Mel, Trichiana e Lentiai” grazie all’intervento dell’esperto di numismatica Jacopo Marcer e all’ausilio delle immagini realizzate dal fotografo Dario Tonet. Presenti all’incontro anche sindaco e vicesindaco di Borgo Valbelluna, Stefano Cesa e Monica Frapporti, e la studiosa dell’età romana Luisa Alpago-Novello.

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