Belluno, 70 anni dopo: il sogno del nonno rivive
Settant’anni possono sembrare un’eternità, ma a volte bastano pochi passi con una fiaccola in mano per accorciare il tempo. Quando Cristiano Zangrando, classe 1993 di Belluno, è stato scelto per fare il tedoforo, sapeva che sarebbe stato un bellissimo modo per omaggiare e ricordare il nonno, a sua volta tedoforo ai Giochi olimpici invernali di Cortina D’Ampezzo nel 1956.
Chi era Aldo De Toffol, tedoforo nel 1956
Aldo De Toffol, mancato una quindicina d’anni fa, ha infatti sempre riportato in vita in modo orgoglioso il privilegio di aver vissuto questa esperienza a venticinque anni. Nato nel 1931 e conosciuto localmente come alpinista, maestro di sci e membro del soccorso alpino, ha coltivato negli anni l’amore per la montagna e lo sport, diventando anche compagno di cordata del noto alpinista Roberto Sorgato, recentemente venuto a mancare.
Una passione ed un legame con il territorio che ha fatto sì che venisse scelto per portare la fiamma olimpica nel ’56 nella tratta che passava per Ponte nelle Alpi. All’epoca infatti, la gestione fu affidata al Comitato organizzatore di Cortina, al Coni e alle autorità locali che privilegiarono profili di atleti italiani, alpini e militari, guide alpine e sciatori locali delle Dolomiti. I tedofori venivano spesso designati su segnalazione di federazioni sportive o amministrazioni locali senza nessuna candidatura pubblica, poiché dovevano rappresentare l’ideale della comunità sportiva, scelto per merito, disciplina e valore simbolico.
La candidatura per Milano Cortina 2026
Per i Giochi olimpici invernali Milano Cortina 2026 le cose sono andate diversamente. La candidatura è stata ufficialmente aperta al pubblico a febbraio 2025, annunciata da Carolina Kostner durante il Festival di Sanremo. Occasione colta immediatamente da Cristiano per inviare la domanda, che è stata accettata dalla giuria del Cog (Comitato organizzatore dei giochi).
«Mio nonno mi ha sempre parlato di questa esperienza come qualcosa di unico e si dispiaceva che io e mia mamma non avessimo potuto vivere questo evento in prima persona. Perciò ho sempre pensato che valesse la pena inseguire il suo sogno, che poi in realtà è anche mio», spiega Cristiano.
Il passaggio di testimone a Dobbiaco: l’emozione di Cristiano
Il 27 gennaio 2026 la fiamma olimpica è passata per Dobbiaco, tra le mani di Cristiano che con orgoglio ha fatto di nuovo brillare la luce del nonno. «Avevo in testa più immagini che parole in quel momento: mio nonno, mia mamma e le persone a cui voglio bene che erano lì per me, le montagne e la consapevolezza che certi gesti, anche se durano pochi minuti, restano per tutta la vita. In fondo, fare il tedoforo significa assumersi una responsabilità simbolica: non correre per se stessi, ma per ciò che si rappresenta. È un gesto semplice, ma carico di storia, valori e continuità, ed è proprio questo a renderlo così potente. La fiamma olimpica, più che illuminare chi la porta, attraversa le persone e le unisce. Mi piace pensare a quella corsa come a un passaggio di testimone invisibile. Mio nonno l’ha vissuta in un’Italia completamente diversa, ma il senso profondo è lo stesso: essere parte di qualcosa che resta anche quando il singolo passo si è concluso».