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Nonna Pasquetta, balia perfetta

Da Vignui all’Egitto, l’avventura oltreoceano

Nonna Pasquetta, balia perfetta

Da Vignui all’Egitto, l’avventura oltreoceano

Il Bellunese è sempre stato terra di emigranti: famiglie numerose, terreni insufficienti per pasturare il bestiame durante l’inverno, ambienti economicamente poveri con una stagione produttiva limitata, tutte negatività che spingevano le persone, soprattutto gli uomini, talvolta famiglie intere e borghi, ad emigrare. C’erano tragitti “facili”, verso la Svizzera, la Francia, il Belgio, per lavori, spesso stagionali. Poi c’erano i percorsi più lunghi, difficili, talvolta senza ritorno, come quelli per “Le Americhe”. “Merica, Merica…” cantavano le donne di quel tempo. Senza poi parlare dei viaggi scomodi, pericolosi, dei soprusi e delle violenze civili e sociali di cui tanti sono stati vittime.

EMIGRANTI DI LUSSO
Una categoria a parte, in questo contesto di “spostamenti forzati” dalla povertà, sono le balie. Donne che avevano partorito da poco o alle quali era morto un neonato e che venivano ricercate e assunte dalle famiglie nobili e/o ricche per allevare, accudire, nutrire con il loro latte, i nobili e ricchi pargoletti, almeno per il primo anno di vita, ma spesso anche oltre. La richiesta di balie bellunesi era alta. Sorvoliamo sui sentimenti e sul dolore che accompagnavano la loro lontananza da casa, dalla famiglia, dai figlioletti; sorvoliamo anche sulla mancanza di affetto materno di cui hanno sofferto i piccoli rimasti praticamente orfani in tenera età. Le famiglie bellunesi, con questi sacrifici, sopravvissero, allevarono i numerosi figli, mantennero la casa e il podere, e tutto questo non era poca cosa, a quei tempi, vista anche la difficoltà di “combinare il pranzo con la cena”. Non c’era spazio per il sentimentalismo, la protesta o il risentimento, si poteva solo affrontare la realtà o sperare che mamma, moglie, figlia tornassero presto e con un buon gruzzolo, semplicemente per sopravvivere. Forse non abbiamo mai pensato abbastanza al sacrificio di queste donne, alla loro silenziosa accettazione della lontananza dagli affetti più cari.

PASQUETTA BALIA PERFETTA
Pasqua Furlin nacque in quel di “Fondaso” il 16 aprile 1906 e, come diceva lei, all’ombra del campanile. La sua casa natia, infatti, con aia, orto e stalla, era vicinissima all’altissimo campanile del paese. Visse l’infanzia e la giovinezza con i fratelli, i compagni di classe, le amiche del cuore. Era molto timida e super controllata dalla mamma e dal papà, essendo l’unica femmina della famiglia, a quei tempi, si usava così, in vista soprattutto di un buon matrimonio, per il quale era indispensabile la “purezza”. Il suo primo “moroso” emigrò presto in America, come molti “fondasini”, ma promise alla Pasquetta che avrebbe preparato la dimora per loro e la futura famiglia. Sbagliò i conti o aspettò troppo: la giovincella, graziosa e bella, con i suoi deliziosi riccioli biondi, attirò l’attenzione del giovane Angelo De Boni, mio nonno che, per caso o per lavoro, passava di là con cavallo e calesse, paragonabile ora ad una fuoriserie. In breve si trovò sposata e inserita in una grande famiglia. Invece che sotto il cielo degli Stati Uniti, la sua nuova casa era a Vignui, sorvegliata dalle Vette Feltrine.

Le apparenze nascondevano una meno felice realtà, la giovane coppia dovette affrontare subito il duro lavoro legato alla campagna. Il suocero, anche se benestante, doveva pensare ai tanti figli e, in breve, il portafoglio della famiglia si ridusse. La nonna allora fece quello che molte altre donne avevano sperimentato e imboccò la strada del baliatico. Secondo i suoi racconti, che da bimba erano la mia televisione, partì per almeno due volte, ma forse furono di più. Sicuramente l’avventura più grande la portò a Pisa e poi da lì in Egitto. Come avvennero questi contatti non ho potuto ricostruirlo, ma quell’Egitto rimase impresso nella mia mente di bimba e divenne il luogo magico da toccare, da scoprire, da vivere… Lei non vide le piramidi, non entrò nei musei, ma visse un periodo molto felice, viaggiò con il piroscafo, passeggiò sotto il cielo dei faraoni, respirò un’atmosfera signorile inconfondibile. Amò molto il “suo” bimbo e fu amata e stimata dalla famiglia.

L’IMPORTANZA DEI DOCUMENTI
Fino a poco tempo fa, secondo le ricerche compiute dalla dottoressa Daniela Perco, nota studiosa del settore e direttrice del museo etnografico di Seravella, risultava che una sola balia bellunese fosse approdata in terra egiziana. Durante una visita al museo, ho raccontato la storia di nonna, purtroppo non avevo documenti ufficiali per avvalorare quanto detto. Pazienza… a me bastava sapere che la mia storia era vera.

LA SCOPERTA
Durante la pandemia, pensai con mio marito di sgomberare la soffitta. In un vecchio cartone di detersivo Dash uscirono fogli strani… era l’Egitto di nonna Pasquetta. Mi mancò il fiato, perché erano proprio i documenti legali che avvaloravano la sua storia.
Il primo è una lettera originale, scritta a scuola, da mio papà alla mamma lontana, su fogli di quaderno a righe di seconda elementare, probabilmente era un compito in classe. Porta la data 17 giugno 1934, vigilia degli esami di 2° elementare, in uso al tempo. Ai bordi, attorno ai fogli, la maestra presenta, simpaticamente e con affetto, sia il buon comportamento del piccolo sia l’ottimo rendimento scolastico, con promozione sicura (Angelo di nome e di fatto). Inoltre firma il tutto la maestra Gina Vanzo. Singolare il ringraziamento per il burro ricevuto in regalo dalla famiglia (omaggi talora in uso). Nella lettera papà è riuscito a presentare con parole semplici e ingenue la situazione della famiglia, la riconoscenza per l’insegnante, i lavori di casa, le aspettative future e la nostalgia di mamma. Singolare è l’osservazione che fa, stupito, che in Egitto l’uva matura due volte.
Secondo documento è l’attestato del Consolato Generale d’Italia in Alessandria D’Egitto , redatto in data 14 gennaio 1936, che certifica la consegna allo stesso, da parte della Pasquetta, della “grossa” fede nuziale, richiesta allora, dalle manifestazioni nazionali organizzate dal regime fascista, come “oro alla patria” per alimentare le campagne militari e difendersi dalle sanzioni delle Nazioni Unite.

La Pasquetta, rispettosa delle leggi e delle autorità preposte, anche se all’estero, offrì spontaneamente e senza esitazione la sua grossa fede, come sottolinea il documento. Avrebbe dovuto ricevere in cambio una vera in ferro che portava la dicitura “oro alla patria – 18 Nov XIV”, ma io non l’ho mai vista. Lo stesso documento riporta nome e luogo di residenza della famiglia, presso la quale nonna offriva la sua specialità: il latte. Con questi documenti è ora dimostrato che sono state due le balie bellunesi in Egitto e una era la mia cara nonna.

TRE DESIDERI TRADITI
Pasquetta aveva tre grandi sogni: andare in America, per trovare ed abbracciare tutti i suoi fratelli, nipoti e pronipoti, ma soprattutto per vedere “’sta Merica” che l’aveva privata di tante persone care: amici, fratelli e moroso. E non successe. Il secondo era rivedere i suoi figli di latte, fattisi grandi, come più volte promesso dalle famiglie, ma neanche questo accadde.

Infine, il desiderio più importante era ottenere il suo piccolo pezzo di eredità familiare, “la so part”, non perché avesse problemi finanziari, ma perché era un diritto, come segno della sua appartenenza alla famiglia, del suo ruolo in essa e della sua origine “fondasina”. Nessun desiderio fu esaudito, si sentì tradita, dimenticata e offesa nella sua dignità di donna, lavoratrice e parente affettuosa.

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