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Nominato il nuovo patrono di Borgo Valbelluna

è San Tiziano da Oderzo

Nominato il nuovo patrono di Borgo Valbelluna

è San Tiziano da Oderzo
San Tiziano da Oderzo - patrono di Borgo Valbelluna

Comune nuovo, patrono nuovo! I cittadini di Borgo Valbelluna hanno festeggiato per la prima volta il nuovo patrono di San Tiziano, il 16 gennaio scorso. In seguito al risultato positivo del referendum sulla fusione tra Lentiai, Mel e Trichiana, è stato scelto il nuovo santo patrono dai parroci del territorio, ossia don Egidio Dal Magro sacerdote di Trichiana e S. Antonio Tortal, don Massimiliano Zago parroco di Mel e Carve, don Giuseppe De Nardo parroco di Villa di Villa ed infine dal rappresentante della forania don Luca Martorel di Lentiai.

«Il territorio del nuovo comune coincide con la Forania Zumellese, espressione ecclesiale in terra bellunese della Diocesi di Vittorio Veneto, da qui la scelta del nuovo patrono», commenta don Luca. Per l’occasione sono state organizzate tre cerimonie durante le quali il sindaco Stefano Cesa ha partecipato ad una messa in una delle parrocchie della forania (ogni anno sarà svolta in una chiesa diversa a rotazione).

Molto interessante l’incontro organizzato nell’ex chiesa di San Pietro a Mel dove si è tenuta la conferenza di don Claudio Centa sul tema dell’origine della diocesi di Ceneda e San Tiziano. «È stata una bellissima occasione per riscoprire la storia e i motivi che hanno fatto sì che il nostro territorio appartenga alla diocesi di Vittorio Veneto», afferma don Luca Martorel.

Si è parlato anche della vita di San Tiziano vescovo di Oderzo nel 600 dopo Cristo. Infine, l’ultimo appuntamento si è tenuto domenica 18 gennaio con una messa speciale celebrata dal cardinale Beniamino Stella nella cattedrale di Vittorio Veneto dove i cittadini di Borgo Valbelluna sono stati gli ospiti più attesi. «Per l’occasione abbiamo organizzato una corriera per tutta la forania e il sindaco Cesa al termine della messa è sceso nella cripta dove si trova la reliquia di San Tiziano ed ha offerto una lampada votiva in onore del patrono di Borgo Valbelluna».

LA STORIA DEL SANTO
Tiziano nacque attorno al 555 ad Eraclea da una famiglia facoltosa. Eraclea apparteneva al territorio opitergino (tra Piave e Livenza) attorno all’antichissima città di Opitergium (l’attuale Oderzo), già “Municipium” romano e sede vescovile dalla fine del IV sec. d.C. Fu istruito dal vescovo di Oderzo san Floriano e sentì maturare la vocazione al sacerdozio. Quando il vescovo rinunciò all’episcopato per farsi missionario tra i pagani, clero e popolo trovarono in Tiziano il presbitero più degno a succedergli. Secondo tradizione, egli fu vescovo di Oderzo tra il 610 e il 632.

La vita cristiana della popolazione, nei secoli VII e VIII, era insidiata da due gravissimi errori: la dottrina di Ario, che negava la divinità di Cristo, e lo scisma con Roma, detto dei Tre Capitoli, da parte di alcuni vescovi, per divergenze teologiche, disciplinari e anche politiche. Contro questi errori san Tiziano lottò strenuamente, tanto che la Diocesi di Oderzo rimase sempre fedele al papa. Morì il 16 gennaio 632; fu sepolto a Oderzo e il popolo accorse subito a venerarlo come santo, riconoscendone i grandi meriti e testimoniando i molti miracoli ottenuti per sua intercessione.

Concittadini venuti da Eraclea col pretesto di visitarne il sepolcro, trafugarono il suo corpo, lo misero in una barca sul fiume Monticano e cercarono di fuggire per raggiungere il fiume Livenza. Gli opitergini li inseguirono e li raggiunsero nelle vicinanze del castello di Motta. Qui la storia si fa leggenda. Sulle sponde del Livenza, opitergini ed eracleani si trovarono gli uni contro gli altri. Comparve un vecchio misterioso che li esortò a non ricorrere alla violenza, ma a lasciare il corpo del santo nella barca e a pregare Dio affinché indicasse dove voleva che fosse portato. La barca, con meraviglia di tutti, cominciò a risalire il Livenza fino a un punto dove il fiume era poco navigabile. Allora il corpo fu caricato su un carro trainato da buoi lasciati liberi. Fra lo stupore e le preghiere, il santo si diresse verso le colline di Ceneda (attuale Vittorio Veneto).

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