C’è una parola che torna continuamente, parlando con gli abitanti di Navasa: tranquillità. Ma non è il silenzio a definire questa frazione (non consideriamo qui Coi) di 100-150 persone dove «più o meno ci si conosce tutti». È piuttosto il modo in cui una comunità discreta, poco incline a mettersi in mostra, è pronta ad aprirsi con sincerità al prossimo e a rimboccarsi le maniche per custodire i luoghi che ne raccontano storia e identità.
Ad aprirci le porte di Navasa è Patrizia Bogo, referente della frazione. Accompagnandoci tra i luoghi che ne conservano la memoria e le persone che ancora oggi ne rappresentano l’anima. Tra i primi, poco distanti da chiesetta e bar, «la villa settecentesca oggi sede del Ceis, e un’antica fontana, un patrimonio che meriterebbe di essere recuperato». Tra i secondi, «gli anziani che abitano qui da sempre, le famiglie storiche con figli e nipoti, chi ha raccolto testimonianze storico-culturali in una brochure fatta in casa».
Rispetto ad altre frazioni, spiega ancora Patrizia, Navasa ha conosciuto meno trasformazioni: specie in via Navasa centro «le nuove costruzioni sono poche, molte case appartengono ancora alle famiglie storiche, e il paesaggio resta prevalentemente verde, agricolo, fatto di prati, cortivi e abitazioni recuperate da antiche stalle. È proprio questa qualità della vita che continua ad attirare anche chi decide di trasferirsi». Così come accaduto a chi decenni fa ha scelto di costruire qui la propria casa, in «un posto bellissimo, il migliore di Limana».
La chiesetta di San Martino, gioiello restaurato
Una delle custodi ci fa entrare nella chiesetta di San Martino, documentata fin dall’inizio del Quattrocento. Restaurata da qualche anno con un importante intervento che ha recuperato il pavimento in pietra, gli affreschi e altri particolari alterati nel tempo, continua ad essere vissuta, specie dagli anziani, per la festa patronale dell’11 novembre, le messe in suffragio dei defunti, il rosario e il fioretto mariano.
La vecchia scuola: ricordi di comunità
Ci spostiamo nella corte dove sorgeva la vecchia scuola elementare, attiva fino a fine anni 60, di cui oggi rimane il muro con la porta d’ingresso. La nostra interlocutrice ne ha ricordi ancora vividi: «In inverno una cinquantina di alunni portavano da casa un ciocco di legna per alimentare la stufa. La maestra era Maddalena Fabris: faceva scuola a tre classi al colpo, e diceva sempre “mi raccomando, la lettura”. Qui si facevano prima, seconda e terza; poi quarta e quinta a Col del Sole».
Bar Alimentari Trevisson Coppe: un presidio prezioso
La vera anima di Navasa si coglie però nella quotidianità. Emblema di questo spirito è il Bar Alimentari Trevisson Coppe. In tempi in cui molti negozi di frazione hanno abbassato la serranda, una presenza non scontata e un presidio prezioso. L’attività, giunta alla quarta generazione, fu avviata da Faustino e Vigilante Sommacal come osteria con sala da ballo, ampliata da Bruno e Ada Tormen con l’attuale bottega, oggi gestita da Fausto e Lionella De Min, mentre le figlie Silvia e Chiara hanno preso in mano il bar. Anche ammodernandone spazi e arredi, mantenendone però la vocazione originaria. E fino a qualche tempo fa c’era pure un campo da balinet. «Non è solo un bar o un negozio», racconta Lionella, «ma anche un momento per scambiare due parole, chiedere informazioni, dare una mano». Per gli anziani vengono ancora consegnati la spesa e il pane a domicilio, segno di un servizio che va ben oltre quello commerciale.
Oggi Navasa non ha più un comitato frazionale, ma continua a poter contare su un affiatato gruppo di volontari che si impegna per tenere curato e vivo il borgo e collabora anche alle attività della Pro loco. Forse è proprio questo il significato più autentico della tranquillità di cui parlano i suoi abitanti. Non soltanto il silenzio o il verde; ma la certezza che, come dice Lionella, «quando uno chiama, gli altri rispondono».