Gli antichi laghi della Valbelluna

come si sono formati

Con lo scioglimento dei ghiacciai alpini iniziato circa 17000 anni fa anche il ghiacciaio del Piave si ritirò dall’anfiteatro morenico di Quero, dove si verificarono due grandi frane: la frana di Marziai – località a circa 6 km a Sud del lago di Busche- e quella, tra Anzù e Villapaiera di Feltre, denominata dei Collesei, di dimensioni tali da causare un drastico cambio nella morfologia e nell’idrografia.

Al ritiro definitivo della lingua glaciale dal Canale di Quero, profondamente sovraescavato (ovvero con una profonda conca chiusa in contropendenza), si depositò un potente pacco di sedimenti da far pensare all’esistenza di un lago esteso verso nord per circa 20 km.
Gli studi dell’Università di Padova quantificarono in oltre 100 m i depositi locali delle argille lacustri, ricoperte poi da 10-60 m di coltre alluvionale.
Il profilo longitudinale della Valle del Piave da Busche a Sanzan -a circa 8 km Sud del lago di Busche- mette in evidenza come l’andamento del fondo roccioso presenti una depressione sia nella conca di Busche-Cellarda che in quella posta a monte di Sanzan; l’accumulo della grande frana di Marziai regola le quote dei limi lacustri posti a monte e a valle dello sbarramento.
Dopo il ritiro definitivo dei ghiacciai pleistocenici si formò un lago distinto in due bacini uno a monte della grande frana di Marziai (Lago di Mezzo) ed uno a valle (Lago di Quero o Inferiore) sbarrato dai depositi presenti a Quero. Il Lago di Mezzo si estese rapidamente verso monte e verso Villapaiera-Anzù; il Lago Inferiore raggiunse i dintorni di Marziai.
Successive ricerche condotte nella piana di Sedico-S. Giustina evidenziarono, sotto un primo pacco di depositi ghiaioso-sabbiosi, la presenza di due strati molto spessi di argille lacustri (uno con limite superiore a 217 m ed e l’altro a 274 m) separati da uno staterello di torba, un carbone di età recente originato da piante erbacee che può contenere fino al 90% di acqua. Se il primo valore corrisponde all’ altezza della superficie del Lago di Mezzo, il secondo permise di attribuire la genesi della grande piana alluvionale al conoide del torrente Veses: materiale che, depositato dalle acque nel Vallone Bellunese, diede origine ad un terzo lago chiamato Lago Superiore.
Questo si estendeva verso monte sia nella valle del Piave che in quella del Cordevole ricevendo, nella fase finale dell’ultima glaciazione würmiana, le acque provenienti dal ghiacciaio del Cordevole, con fronte situata nei pressi del Mas.

IL LAGHETTO DEL CANALET
effimero stagno a Pedavena

In Comune di Pedavana, nei dintorni di Facen e Travagola, in località Canalet, esiste un laghetto effimero che compare in situazioni di piogge abbondanti e scompare poi quando le acque riescono a defluire nel terreno. Chiamarlo lago è improprio, anche se le immagini possono essere suggestive in particolari situazioni. Soprattutto in passato, quando il clima era più freddo, i più giovani si divertivano a pattinare sulle acque ghiacciate del Canalet. C’è ancora chi ricorda che “da bocie se andea via pal Canalet con la morosa a smorosar” senza farsi intimorire dalla diceria di misteriosi “incappucciati” che qualcuno raccontava aggirarsi intorno al laghetto…

Il lago di Vedana

le sue origini

Verso la fine della glaciazione il reticolo idrografico non era uguale a quello attuale: il Cordevole non scorreva nella zona del Ponte Mas, ma a ridosso del Piz Vedana, fra il fianco della montagna e i colli di Gron, fino a congiungersi con il Mis.

Con lo scioglimento del ghiaccio, il corso del Cordevole si è spostato sempre più in basso. In contemporanea sono iniziate le frane al Peron che, cadute sul ghiacciaio, venivano trasportate e poi deposte a ovest di Torbe. Lo scioglimento completo del ghiacciaio lasciò alle Torbe un’area depressa nella quale si riversò il Cordevole. Le acque persero la loro capacità di trasporto e in breve tempo riempirono l’area con detriti fini creando un primo lago che ebbe però una vita breve. Il passaggio del Cordevole avveniva attraverso la valle attualmente percorsa dal Rio Ramon, una valle molto grande rispetto all’esile ruscello che attualmente vi scorre.
Proprio lungo la direttrice di questa valle si è formato poi il laghetto morenico di Vedana oggi alimentato da vene sotterrane. Queste ed altre notizie, fornite da vari studiosi (Giordano, Toffolet…), si possono approfondire nell’interessante libro “L’Oro di Cornia”.

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